Autore:
Roberto Tagliabue

FELICE E CURIOSO Quando ho saputo che avrei ritirato la nuova Subaru Forester 2.0D ero felice e curioso. Felice perché le Subaru sono sempre state vicine alla mia idea di autovettura, concrete e sportive, ma curioso di verificare se, anche con la nuova Forester, così com’era successo con l’ultima serie di Legacy e Outback, la Casa giapponese si fosse leggermente allontanata proprio da quell’indole da sportiva di razza che tanto piace ai fedeli estimatori del marchio.

NUOVA GRINTA Avevo già visto molte foto e anche i filmati della nostra prova in anteprima ma una macchina va sempre valutata dal vivo. L’aspetto esteriore non lascia dubbi. La calandra è, finalmente, degna di tale nome, quella precedente non era proprio una rubacuori. Ora dimostra certamente più grinta e carattere e, specialmente in questo allestimento più sportivo, la nuova Subaru Forester 2.0D-S Dynamic sembra voler aggredire la strada. Certo, se non fosse per il grosso stemma delle Pleiadi al centro della mascherina, potrebbe essere confusa con una Toyota, ma si sa, ai critici occhi europei le giapponesi spesso si somigliano un po’ tutte, e le due Case sono molto più vicine ora d’un tempo (vedi il progetto congiunto BRZ-GT86, solo per fare un esempio).

NUOVO LUSSO Gli interni sono una piacevole sorpresa, perché al posto della storica sobrietà, a cui potevo considerarmi affezionato, trovo una cura nei materiali e nei dettagli tutta nuova. Solamente la pelle dei sedili sembra essere più robusta che morbida, ma tutto ciò che entra in contatto con le mani è molto piacevole al tatto. Proprio andandola a cercare, trovo nella parte più bassa della plancia una plastica ragionevolmente meno elegante. A completare l’opera c’è l’ampio tetto apribile vetrato, che lasciando entrare molta luce rende l’abitacolo, in cui domina il colore nero, luminoso e all'apparenza più grande di quanto già non sia realmente.

ANCORA PILOTA Malgrado la posizione di guida sia più rialzata rispetto alle Forester di qualche serie fa, le profonde regolazioni di sedile e volante permettono di assumere una buona posizione di guida, quasi sportiva. Le molteplici informazioni fornite dal cruscotto, ben coadiuvato dal display multifunzione a colori al centro della plancia, fanno sentire ancora un po’ pilota chi sta alla guida della nuova Subaru Forester 2.0D. Il leggero incremento del passo ha regalato un po’ più di spazio tra le due file dei sedili, me ne accorgo subito provando a sedermi anche dietro. Il bagagliaio, quando è vuoto, fa quasi l’eco. Grande, profondo e abbastanza regolare, offre persino la chicca, da vera ammiraglia di lusso, del comando elettrico per l’apertura e la chiusura del portellone, in grado di funzionare perfettamente anche quando la vettura è parcheggiata in forte pendenza.

RUMORI E NOSTALGIE Avviato il motore, occorre attendere che la spia azzurra dell’acqua si spenga perché si plachi il tipico ticchettio dei diesel a freddo. Poco male, perché una volta in temperatura il motore risulta ben insonorizzato, più di quanto non lo sia il rumore del rotolamento delle gomme, amplificato dal fatto che la “mia” Subaru Forester 2.0D monta scarpe invernali, certamente molto più rumorose di quelle estive. E visto che quest’inverno sembra proprio non finire, noto con un po’ di nostalgia che non ci sono più le nordiche resistenze sul parabrezza che riscaldavano le spazzole tergicristallo: era un dettaglio che piaceva tanto a chi vive in montagna, peccato.

MI RIMANGIO TUTTO Arrivano un po’ di curve, la strada si fa sempre più erta e tortuosa, e, finalmente, la Subaru Forester 2.0D può dimostrarmi ciò di cui è realmente capace, facendomi rimangiare in poche curve tutte le perplessità da nostalgico delle Subaru d’un tempo. L’ottimo Boxer Diesel spinge già con vigore da 1.600 giri al minuto, dimostrando una prontezza e una progressione che, certamente, verranno sfruttati ancora meglio quando il motore sarà accoppiato al cambio automatico, se quest’ultimo sarà realmente di tipo sportivo.

IMPREZA-LIKE Il telaio si dimostra ancora più vicino alla sportiva Impreza che non alle americaneggianti Legacy. Malgrado la luce a terra (220 mm) faccia arrossire molte fuoristrada più blasonate, che si fermano almeno due centimetri sotto, il comportamento dinamico, anche in velocità, risulta eccellente. Rollio e beccheggio sono presenti ma ben controllati dalla giusta taratura delle sospensioni, che, senza sacrificare il comfort, reagiscono con buona prontezza anche ai repentini cambi di direzione e carico. Precisa in inserimento curva, consente di affondare sull’acceleratore appena si raggiunge il punto di corda. È la trazione integrale, con giunto viscoso centrale ma con un maggior controllo elettronico rispetto al passato, a consentire di scaricare a terra tutta la coppia in tutta sicurezza. Ciò si traduce in un grande divertimento per chi guida, complici anche i freni, autoventilanti anche al retroreno, che svolgono egregiamente il loro lavoro, senza dimostrare affaticamento pur se strapazzati a lungo.

OFF-ROAD O RALLY? Da appassionato tanto di fuoristrada quanto di rally mi lancio anche in qualche sterrato, dove per divertirmi fino in fondo metto in stand-by l’elettronica, disattivando tutto ciò che ci è consentito. Senza sognare di essere su una STI, m’impegno parecchio a far lavorare la trazione integrale. Il trasferimento di coppia all’avantreno è abbastanza rapido e, anticipando un attimo l’azione sull’acceleratore, riesco a schizzare fuori dalle curve ancora con la vettura in controsterzo, riallineandola attraverso il “tiro” che proviene dalle ruote anteriori. La notevole luce a terra permette di non avere per nulla il classico patema che le altre crossover fanno venire subito, cioè  di toccare sotto con facilità. Dove normalmente sono costretto ad alzare il piede per copiare le asperità del terreno, posso tenere giù con grande soddisfazione. L’ottima coppia del motore a gasolio, già presente a bassi regimi, non fa rimpiangere l’assenza delle “mezze marce”. Quel riduttore sincronizzato, che era fondamentale con il motore a benzina, soprattutto per il regime di coppia massima posizionato piuttosto in alto, con il Boxer Diesel non fa per nulla pesare la sua assenza. In sintesi: molto più adatta delle altre crossover alle digressioni lontane dall'asfalto, ma anche divertente (quasi) come una vettura da rally.

HARMAN/KARDON Da audiofilo resto non del tutto entusiasta del pur ottimo impianto audio Harman/Kardon. Potente e vigoroso, necessiterebbe di una maggior possibilità di personalizzazione delle regolazioni dei toni, e soprattutto del subwoofer, fin troppo “prepotente” per i miei gusti. Ma la versatilità con cui s’interfaccia con molteplici fonti sonore, dall’iPod alle chiavette Usb cariche di musica, fa tollerare anche quello strano saluto che l’impianto emette quando si spegne la vettura con il volume della musica un po’ alto. Un tonfo sordo che, sulle prime, fa temere che qualcosa sia caduto sul tetto.

IN SINTESI Fugate tutte le perplessità inziali lascio con dispiacere ai colleghi la Subaru Forester 2.0D, confessando loro che, a differenza del solito, non ho fatto i mie convenzionali test di consumo, perché mi sono divertito troppo a guidarla con passione e sentimento nelle curve in montagna, trascurando non soltanto i consumi ma persino, qualche volta, anche il buonsenso. La Forester è ancora lei, quel mix di comfort e versatilità da station wagon, sapientemente fuso a quel carattere sportivo piacevolmente ancora un po’ ruvido e genuino. Non è un caso che, con la nuova serie, Subaru riproponga anche la versione a benzina sovralimentata da 240 cavalli, assente nella serie precedente. Più grande, lussuosa ed elegante, ma ancora inconfondibilmente Subaru.


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