Autore:
Francesco Thor Nelson Merlini

OLD SCHOOL C’è chi dice che sia stata solo un’operazione di marketing e chi invece crede che alla base della costruzione della Viper ci sia stato il desiderio di creare l’erede della mitica Shelby Cobra. In effetti il caro vecchio Carol Shelby partecipò per davvero al progetto Viper ma la Cobra alla fine risultò troppo lontana dal DNA Shelby. Lo spirito forse, quello sì, è stato trasmesso alla Viper. Soprattutto nell’ultima evoluzione che perde il nome Dodge per la sigla SRT Viper (divisione Street and Racing Technology). L’ultima vipera morde e può fare molto male. Dritti al sodo: motore V10 da 8.4 litri e 640 cv. Il valore di coppia fa quasi più paura: 815 Nm. Stiamo parlando di un’auto con il motore derivato da quello di un camion, la trazione posteriore e il cambio manuale. Posso chiedere di meglio per girare in pista e dar filo da torcere alla Porsche 911 Turbo e alla Jaguar F-Type R?

LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO Le novità più evidenti di quest’ultima generazione sono tutte in campo tecnologico e strutturale: la carrozzeria è realizzata interamente in materiale composito (il cofanone è in carbonio) ed è il 32% più leggera rispetto alla precedente generazione, la quarta, il telaio è completamente inedito, così come la meccanica e il reparto sospensivo. La Viper, dicono dalla Casa, è ora dotata di tutte le dotazioni elettroniche di sicurezza moderne. Mi rincuora sapere che ora forse c’è speranza di sopravvivere nel tragitto casa ufficio.

BORN IN THE U.S.A…cantava Bruce Springsteen, che magari ne ha una. La Viper è a stelle e strisce c’è poco da fare. Cosa voglio dire? Che per quanto quest’ultima versione, nella quale Fiat ci ha messo lo zampino, sia più tecnologica, sofisticata e sicura, a mio modo di vedere non ha perso troppo dell’indomabilità che la contraddistingueva. E’ un cavallo pazzo da addomesticare. Devo guidarla con la testa sulle spalle per far sì che la testa rimanga sulle mie spalle. Il motore è brutale, cattivo irruento come un puledro selvaggio. Il cofano infinito non mi permette di avere la benché minima percezione di dove arrivi il muso e il parabrezza è così piccolo da sembrare la visiera del casco. Afferro la grossa palla da baseball e butto giù prima seconda, terza, il calcio nella schiena è così forte che il collo si flette all’indietro a ogni cambio marcia. Se la Jaguar F-Type e la Porsche 911 sono micidiali come 007 e… (vi viene in mente un attore tedesco famoso?), la Viper è Chuck Norris, Charles Bronson e Steven Seagal messi insieme. Prendo confidenza un po’ alla volta, giro dopo giro, curva dopo curva. Quando credo di aver capito il gioco lei mi disarciona con un sovrasterzo brutale. Nonostante ciò credo sia la più genuina della tre, con i suoi pregi e i suoi difetti.

EAGLE ONE, FOX TWO I 325 orari sono, anzi sarebbero alla mia portata se solo ci fosse un rettilineo (sul circuito Tazio Nuvolari) abbastanza lungo da contenere l’allungo delle sesta marcia. Di sicuro però posso sperimentare uno 0-100 in meno di 3,5 secondi grazie alla motricità che offrono le gigantesche gomme posteriori da, udite udite, 355 mm. Sapete quanto costa sostituirne una? 1.600 Euro. Per la cronaca, c’è solo Pirelli che le realizza di questa misura, quasi dispiace consumarle. A non cedere invece, per lo meno nella sessione di test, sono stati i freni, firmati dalla bergamasca Brembo, con pinze in alluminio a quattro pistoncini, che ho trovato sempre pronti anche dopo diverse staccate al limite. Se pensate che la Porsche sia troppo scontata e sempre uguale, e la Jaguar bella ma da fighetti, beh forse la Viper è la scelta che fa al caso vostro. Di sicuro al mio. 


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