Autore:
Paolo Sardi

DUBBIO LEGITTIMO Il Suv compatto esiste. Così recita la pubblicità della Skoda Yeti, con il suo rap meneghino diventato ormai una specie di tormentone. Ma siamo sicuri che quella di “Suv compatto” sia l’etichetta più giusta per la piccola tuttofare della Repubblica Ceca? A me il dubbio è venuto dopo aver usato la macchina per qualche tempo nella sua versione d’ingresso, la 1.200 TSI da 105 cv, in allestimento però top, Experience, e nobilitata anche dalla presenza di qualche accessorio di pregio, come il navigatore satellitare.

JOLLY A conti fatti, quella di Suv compatto è una definizione che calza stretta alla Skoda Yeti. Il suo ruolo è più quello del jolly, della macchina tuttofare, buona un po’ per tutte le occasioni. Come dire che magari non sarà la prima della classe in qualche materia specifica ma nella sua pagella non c’è nemmeno un’insufficienza.

VIAGGIO NELLO SPAZIO Anzi, a ben vedere, qualcosa in cui la Skoda Yeti sfiora l’eccellenza c’è ed è l’abitabilità. Non bisogna infatti dimenticare che la piattaforma su cui è confezionata la Yeti è in pratica la stessa della Roomster, da cui arrivano anche soluzioni molto furbe. Quella più evidente sono i sedili posteriori singoli, regolabili, reclinabili e all’occorrenza anche asportabili, cosa che permette di disporre di un volume utile di 1.760 litri, valore che fa impallidire molte grosse wagon e degno quasi di un furgoncino. Anche con cinque posti disponibili, comunque, ci sono dai 416 ai 510 litri per i bagagli, davvero tanti per una macchina lunga solo 422 cm. Anche i passeggeri godono di un’ottima sistemazione, con centimetri in abbondanza in ogni direzione.

EX CENERENTOLA Un altro pezzo forte della Skoda Yeti è la qualità delle finiture. Da tempo, lo abbiamo già detto anche in alte occasioni, la Casa ceca ha smesso i panni di Cenerentola e propone macchine che per fattura sono all’altezza dell’aristocrazia del Vecchio Continente. La Yeti conferma in pieno questa tendenza: la qualità percepita è ottima e al suo interno si riconoscono pulsanti, leve e manopole presenti anche su modelli di grido del Gruppo Volkswagen.

ERCOLINO Dalla stessa banca organi vengono anche i motori diesel e benzina, tra cui il 1.200 TSI da 105 cv della prova che rappresenta anche, listino alla mano, la motorizzazione d’accesso. Da qui a soffrire di complessi d’inferiorità, però ce ne passa. Il downsizing messo in atto questo motore è di quelli che funzionano: cilindrata contenuta e un piccolo turbo a dare coppia sin dai regimi più bassi (175 Nm dai 1.500 giri). A conti fatti non fa rimpiangere le unità di maggior cubatura nemmeno in ripresa, quando si viaggia nelle marce più lunghe.

NON FA UNA PIEGA Il piccolo 1.200 non fa una piega, neppure quando gli si chiede di macinare chilometri da casello a casello. Dentro la sesta e via, a regimi tutto sommato tranquilli, a vantaggio della silenziosità (molto buona nonostante la sezione frontale importante) e dei consumi. Nell’uso senza tanti riguardi ci si assesta attorno ai 12 km/litro mentre guidando con piede felpato si riesce a fare molto meglio. Questo motore non può essere abbinato alla trazione integrale, mentre volendo lo si può ordinare con l’ottimo cambio robotizzato a doppia frizione DSG.

BEN PIANTATA La scheda tecnica parla di un tempo di 11,8 secondi nello 0-100 e di una velocità massima di 175 km/h ma, al di là dei numeri, quel che conta è l’impressione di avere sempre a portata di piede la spinta necessaria a muoversi  con disinvoltura. In questo senso, un ruolo importante lo gioca anche l’assetto, a suo agio sui fondi sconnessi ma capace anche di non far ciondolare la macchina a destra e a sinistra quando si affronta il misto a passo di fanfara. Nonostante il baricentro alto, la Yeti resta infatti ben piantata sull’asfalto e disegna le traiettorie con buona precisione.

TUTTO HA UN PREZZO Questa Skoda non rappresenta quindi affatto una scelta di tipo “vorrei ma non posso” nell’universo delle Suv, tutt’altro. Con la sua versatilità si pone come alternativa più modaiola anche alle station wagon e in fatto d’ingombri regge invece il confronto con le compatte best-seller. Purtroppo il prezzo non è esattamente popolare, se è vero che per la 1.200 manuale bisogna spendere dai 18.830 euro della “base” Active ai 23.380 euro della Experience DSG. Si deve però riconoscere che la sostanza c’è e che la linea ha una spiccata personalità. E di quest’epoca non è poco.


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