Autore:
Paolo Sardi

COM’E’

Non serve andare con la memoria ai modelli degli anni ‘80, quelli con il motore posteriore, da guidare con addosso colbacco di pelo e spigato siberiano. Gli scheletri nell’armadio della Skoda hanno anche i nomi Favorit e Forman. A vedere una di queste parcheggiata vicino alla nuova Octavia è impossibile non sorridere. Il cambiamento è talmente radicale che sembra frutto di un miracoloso passaggio in un autolavaggio di Lourdes

TOCCO INCONFONDIBILE

La seconda generazione della Octavia rispetta le regole di sobrietà che vigono nel Gruppo Volkswagen. Lo stile non è forse personalissimo ma è indiscutibilmente elegante, nel segno della continuità con il family feeling Skoda. Nel frontale si ritrova così l’immancabile mascherina con cornice cromata e listelli verticali, affiancata da fari di disegno pulito e geometrico, che per l’occasione hanno rifatto la punta agli spigoli.

PENSATA IN GRANDE

Particolare è anche il cofano. Il suo è un taglio a V stretta e lascia ai suoi fianchi parafanghi insolitamente estesi, mentre una nervatura al centro porta lo sguardo a cadere proprio sullo stemma della Casa. Tutto nella norma, invece, sul fronte del padiglione che spiove gradualmente verso una coda alta e appena accennata. Simili forme suonano come autentico inno alla classicità e fanno ben poco per mascherare gli ingombri della vettura.

LE MISURE CONTANO

Le misure sono degne di una esponente del segmento D, alla porta del quale la nuova Octavia bussa con giustificata insistenza. La lunghezza è infatti di 4, 57 metri, mentre larghezza e altezza ammontano rispettivamente a 1,77 e 1,43. Ciò significa che la nuova Octavia è cresciuta nell’ordine di 7, 4 e 3 cm rispetto alla serie precedente. Detto così sembra poco, ma dal vivo la differenza si vede, eccome.

IL GUSTO DEL DETTAGLIO

Quasi dimenticavamo… A completare il quadro che emerge da un giro attorno alla vettura, sul blocchetto restano tre noticine. Un piccolo cenno di sportività emerge grazie alla marcata bombatura delle minigonne laterali, il cui tratto orizzontale viene ripreso poco sopra da un abbozzo di spigolo che corre poco sotto i finestrini. Un cenno lo meritano poi le luci posteriori più estese che nella serie precedente e in cui le parti rosse e bianche creano una specie di C.

PUNTA IN ALTO

A legittimare le ambizioni da arrampicatrice sociale della Octavia c’è anche un abitacolo di ottima fattura. I materiali impiegati sono infatti all’altezza della migliore concorrenza e le sbavature sono difficili da trovare. La parentela con altri modelli di Casa Volkswagen, Passat in testa, è piuttosto evidente ma sotto certi aspetti (il riferimento è per esempio alla console centrale e ai pannelli portiera) si può quasi affermare che l’allieva ha superato la maestra.

PRIMA LA BERLINA

La nuova Skoda Octavia arriverà in Italia nel prossimo settembre, inizialmente solo con carrozzeria a cinque porte, con un listino prezzi che dovrebbe partire attorno ai 16.000 euro. A comporre la gamma sono come di prassi tre allestimenti: Classic, Ambiente ed Elegance. La station wagon debutterà invece al Salone di Parigi per giungere nei concessionari entro marzo del 2005. Per la fine del 2004 sono invece attese le versioni a trazione integrale.

MANOVELLE La versione Classic è in verità un po’ scarna, con arredi e rivestimenti austeri che badano al sodo, senza fronzoli. Visto il prezzo annunciato, prima di lamentarsi è bene pensarci due volte… e poi tacere. Qui i passeggeri posteriori devono mulinare sulle manovelle per azionare i vetri ma di serie ci sono pur sempre quattro airbag, Abs e impianto stereo.

AMBIENTE ELEGANCE Sulla stessa lunghezza d’onda è anche la Ambiente. Per lei si parla per ora dell’aggiunta degli specchietti elettrici, del computer di bordo e poco altro. Con la Elegance il salto di qualità è invece evidente. I cerchi in lega da 15", il climatizzatore automatico, il mobiletto centrale con bracciolo vano portaoggetti refrigerato e l’aggiunta di quattro altoparlanti sono solo un esempio di quanto offre in più questa versione. Il resto lo fanno i rivestimenti e i gli abbinamenti di colore, che fanno sembrare l’ambiente più raffinato.

DUE 1600 MOLTO DIVERSI

Le motorizzazione pensate per l’Italia sono quattro, per lo meno nella fase di lancio. Due sono a benzina, entrambe 1.6, ma radicalmente diverse tra loro. Da una parte c’è il collaudato MPI da 102 CV, mentre sul fronte opposto c’è l’FSI a iniezione diretta da 115 CV di ultima generazione. Le differenze in termini di prestazioni dichiarate sono macroscopiche. Le velocità massime sono rispettivamente di 190 e 198 km/h, mentre in accelerazione il vantaggio a favore della FSI ammonta a 1,1 secondi (12,3 e 11,2 i dati comunicati). Tanto di cappello, visto anche che il suo consumo medio è inferiore: 6,6 litri ogni 100 km anziché 7,2.

MANIFESTA SUPERIORITA’

Il reparto delle turbodiesel conta su un’accoppiata di prim’ordine, che impiega una tecnologia simbolo del Gruppo: l’iniettore pompa. L’unità d’accesso è il noto 1.9 TDI da 105 CV mentre la punta di diamante della gamma è il recentissimo 2.0 da 140 CV. Due pianeti diversi, con il secondo che manifesta una superiorità schiacciante: 208 km/h contro 192 e 9,6 secondi contro 11,8. Un consumo solo di poco superiore (5,5 litri al posto di 5 netti sulla solita base di 100 km) lascia poco spazio a ulteriori commenti.

COME VA Per chi conosce la vecchia Octavia e ha una certa familiarità con i modelli degli altri marchi del Gruppo Volkswagen, salire a bordo è come rientrare a casa. La disposizione dei comandi, la loro grafica, la sensazione offerta al tatto dai materiali sono quelle nel complesso gradevoli di sempre.

CM IN AUMENTO

L’incremento delle dimensioni esterne e del passo (salito fino a 258 cm) si traduce in una reale maggiore disponibilità di centimetri in ogni direzione. Su tutte le versioni il sedile e il volante sono regolabili a piacimento e trovare la posizione preferita è questione di un attimo. Non meno fortunati sono i passeggeri posteriori, che possono contare su molto spazio per le gambe.

BERLINA DA SOMA

Pregevole è anche il lavoro fatto sul bagagliaio, la cui capacità di carico sale fino a 560 litri, una cifra stupefacente per una berlina. Al vano si accede tramite un portellone molto ampio e l’unica perplessità riguarda la soglia di carico, un po’ altina da terra. Qualora si avesse intenzione di sfruttare la Octavia per trasporti gravosi è bene meditare sulla scelta del motore.

1.6 FSI

La tecnologia FSI fa il possibile e l’impossibile per assicurare un eccellente compromesso tra potenza erogata e consumi. La cilindrata, però, è quella che è e alla fine la massa rilevante vanifica in parte gli sforzi fatti dagli ingegneri. Non che le prestazioni lascino a desiderare, tutt’altro. Semplicemente per ottenerle occorre darci dentro con cambio e acceleratore, cosa che alla lunga si rischia di pagare dal benzinaio.

1.9 TDI

A pelle, rischia di essere questa la scelta più azzeccata, visto che questo turbodiesel ha carattere e caratteristiche che si sposano a meraviglia con quelle della Octavia. Mai troppo brusco o scorbutico ma non per questo pigro, consente di disporre sempre dello spunto necessario per affrontare ogni situazione. Quando serve, asseconda anche i pruriti sportivi e non accusa mai il fiato corto.

2.0 TDI

Troppa grazia, davvero! Il due litri a gasolio è senza ombra di dubbio una tra le migliori unità nella sua categoria. Attacca a spingere come un forsennato sin dai regimi più bassi e con un crescendo rossiniano spara la lancetta del contagiri ben all’interno della zona rossa. Abbinato a un ottimo cambio a sei marce (oggi solo manuale ma presto anche in versione DSG, con funzioni automatica e manuale robotizzata), induce in tentazione e porta a tenere un passo da bersagliere che non è proprio da family car. Se il 1900 insomma basta, il 2000 avanza.

BEN AMMAESTRATA

In ogni caso, anche quando si sfrutta tutta la prestanza del motore, la nuova Octavia non batte ciglio. Pur se buttata nelle curve senza troppo riguardo, questa Skoda ci pensa su un attimo ma poi abbassa il muso, si appoggia sulle ruote esterne e obbedisce diligente. Il posteriore segue a ruota e, grazie a nuove sospensioni multilink, ha movimenti sempre misurati e gestibili pure da chi la pista l’ha vista sempre e solo in televisione.

SITUAZIONE IN PUGNO

Un po’ di merito va anche al nuovo sterzo con assistenza elettroidraulica che in manovra si lascia girare con un grissino mentre a velocità sostenuta offre la giusta resistenza e non costringe a intervenire troppo spesso per variare la rotta. La presenza di soluzioni tanto raffinate consente di utilizzare un assetto relativamente morbido. Sullo sconnesso e sulle strade pavimentate tipo patchwork non sembra dunque di stare in uno shaker, mantenendo la qualità della vita a bordo su livelli elevati.

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