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Seat Alhambra

Seat Alhambra

Spazio a iosa, ma non solo. La nuova Alhambra si guida a tratti come una berlina, con più gusto se c'è il DSG. Tra qualche mese sarà anche 4x4.
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Autore:
Luca Cereda

GEMELLA DIVERSA Duemila euro sotto la Sharan c’è la Seat Alhambra. Gemella spagnola della monovolume Volkswagen, ne condivide architettura e comparto tecnico, variando però il look. Seat ha deciso di rilanciarla dopo 15 anni di carriera durante i quali non è mai cambiata (salvo un leggero face lift) e certamente non ha fatto strage di cuori, almeno in Italia, ma ha saputo crearsi una piccola nicchia di pubblico molto fedele. Che magari si allargherà dalla prossima estate grazie alla versione 4x4 (anteprima a Ginevra). Intanto, dal lancio di ottobre l’hanno comprata in 500 circa: molti cambiando la vecchia Alhambra, altri scoprendola ex novo. Anche grazie a un incentivo goloso: fino al 31 marzo il cambio DSG (caldamente consigliato) è gratuito.

TRE VOLUMI Ventidue centimetri in più di lunghezza e nove di altezza sul vecchio modello (che fanno 485x190 centimetri) ribadiscono il concetto che qui la volumetria abbonda e l’abitabilità resta il primo, ma non l’unico, vanto della Alhambra. Con i sedili tutti in piedi, compresi i due funghetti della terza fila, avanzano 270 litri di bagagliaio, quasi quello di una Golf per intenderci. Nelle altre configurazioni i litri aumentano a 809 (5 posti) fino a raggiungere un massimo di 2430 (fino al tetto) se a bordo restano solamente il guidatore e il passeggero.

SEDILI IN CAMBUSA Nel salto generazionale dell’Alhambra, dove anche il passo cresce di 8,5 centimetri, l’unica misura col segno meno rimane l’altezza, trascurabile visto che parliamo di poco più di un centimetro. Il risultato comunque cambia poco: il salotto è arioso e confortevole per le lunghe crociere, e i sette posti sinceri fino in fondo, non solo se il carico extra sono gli amichetti dei figli dopo la scuola. Per ottenere un bagagliaio da settimana bianca basta invece far scomparire la terza fila nel pianale sfruttando il meccanismo “Easy Fold” di ripiegamento dei sedili.

TRUCCHI DEL MESTIERE Detto dello spazio, merita menzione anche la versatilità dell’Alhambra, favorita da soluzioni furbe come la portiera scorrevole (meglio se ad apertura elettrica) e da una fila centrale di sedili che può scorrere avanti e indietro parecchio, a beneficio, indifferentemente, dello stretching gambale o di un ampliamento del bagagliaio, ma soprattutto di una salita e discesa veloce dei passeggeri. Partecipano alla ripartizione dello spazio di carico anche gli immancabili vani portaoggetti, che, come in ogni monovolume che si rispetti, abbondano anche sull’Alhambra, dotata di serie di un comodo bracciolino dalla posizione regolabile tra i due sedili anteriori. Nella fila centrale, volendo, c’è anche l’opzione di un sedile apposta per i bambini: costa 200 euro in più.           

PIU’ FILANTE Quanto al look dell’Alhambra, non fa pulsare il sangue ma certamente registra un passo in avanti sul passato, e con qualche accorgimento (nella scelta delle verniciature, ad esempio) risulta perfino elegante. Nella nuova release la monovolume spagnola perde la vecchia forma da ferro da stiro grazie a un cofano meno spiovente, un profilo del tetto più slanciato e dei passaruota muscolosi. Ben riuscito anche il layout della coda, con un lunotto dolcemente profilato, un paraurti rastremato e gruppi ottici generosi. La griglia Seat, rispetto a quella della Sharan, è meno elegante ma un po’ più sportiva. Le cromature attorno ai finestrini e sulle barre stanno bene ma si pagano a parte (495 euro).

ALLESTIMENTI Consigliata blu metallizzata, se piace il classico, o marrone metallizzata, per distinguersi, l’Alhambra è disponibile in due allestimenti: Reference e Style. Di serie ci sono 7 airbag, ESP, indicatori di direzione a LED, volante regolabile in altezza e profondità, clima a 3 zone, stereo con quattro altoparlanti e computer di bordo; con lo Style si guadagnano tra le altre cose due posti in più (sette in totale), cerchi in lega, volante in pelle, uno stereo a otto altoparlanti, USB e AUX-in, sensori pioggia, specchietti richiudibili ecomandi al volante. Navigatore, Park Assist automatizzato (dove l’auto si parcheggia da sola, una volta posizionata 110 cm oltre lo spazio di parcheggio, semplicemente azionando il dispositivo) e apertura/chiusura elettrica di portiere posteriori e portellone sono solo optional. Nove in tutto sono i “pack” tra i quali è possibile scegliere per arricchire l’allestimento dell’Alhambra.

CARPE DIEM I motori sono gli stessi proposti della Sharan. Al 1.4 benzina da 150 cavalli si accede con 28.500 euro (da 31.000 in su l’allestimento Style), potendo scegliere tra un cambio manuale o DSG in abbinamento. La stessa scelta per il cambio è offerta dai due 2.0 diesel, uno da 140 e l’altro da 170 cavalli, con prezzi a partire da 30.500 euro (per l’allestimento superiore servono 1900 euro in più, mentre il diesel più potente attacca a oltre 36.000 euro). Fino al 31 marzo il cambio DSG è gratis per tutte le versioni che offrono la doppia opzione: il che, tradotto in soldi, equivale a uno sconto promozionale di 1900 euro.

COME SARA’ Finita qui? Non proprio. Fresca-fresca è la notizia che, a partire dalla prossima estate, l’Alhambra avrà pure una variante 4x4, inizialmente limitata a 5 posti, equipaggiata con il diesel da 140 cavalli: la vedremo a Ginevra. L’idea di un’Alhambra 4x4 nasce per tentare di giocare di rimessa sui SUV, che con la loro avanzata hanno tolto un bel po’ di mercato alle monovolume. A partire dal prossimo inverno, l’Alhambra 4x4 sarà anche a 6 posti, organizzati secondo lo schema 2-2-2: il  settimo posto verrà sacrificato a causa del maggior ingombro della trazione 4x4.

COME VA Vero che la moda dei Suv ha tolto spicchi di mercato alle monovolume, ma se si cerca tanto spazio in cui sguazzare l’indirizzo è ancora questo. Se poi la monovolume perde anche qualche vizio tipico del suo genere, facendosi apprezzare per virtù di altre categorie, tanto di guadagnato. Sull’Alhambra succede al primo contatto: la posizione di guida è infatti meno verticale del solito, molto più automobilistica, anche grazie al volante regolabile in altezza e profondità (di serie).

BUON ASCOLTO Si hanno così i vantaggi di una posizione di guida rialzata, con un perfetto controllo sulla strada, senza però dover patire le pene di una postura troppo perpendicolare sul volante, che sui lunghi tratti diventa fastidiosa per la schiena. Anche perché per assecondare le lunghe percorrenze la Alhambra ha davvero tutto: detto già dell’organizzazione degli spazi e della disponibilità di piccoli e grandi tasche e cassetti, sottolineiamo anche un’insonorizzazione ben riuscita che tiene al riparo dai fruscii aerodinamici nonostante la mole pachidermica del mezzo.

RELAX AUTOMATICO Nella versione base la plancia è un po’ anonimma, esteticamente parlando, benché fatta di materiali di buona qualità, comunque funzionale grazie a comandi estremamente intuitivi; per abbellirla un pochino con cromature e rivestimenti più pregiati occorre passare all’allestimento superiore, o pescare dalla lista degli optional. Dal punto di vista più pragmatico, invece, particolarmente comoda per chi ha sempre le mani occupate da borse della spesa, borsette, telefonino o ombrelli, è l’apertura automatizzata di portiere scorrevoli e portellone.  Il prezzo da pagare, 940 euro, però non è uno scherzo; un altro gadget prezioso per non stressarsi, il park assist automatizzato, viene invece 600 euro netti.

PRONTO STERZO La nuova Alhambra pesa dai 1648 ai 1728 chili (a seconda della versione), ma portarla in giro non è faticoso. Parte del merito va a uno sterzo decisamente reattivo per una monovolume e un assetto confortevole anche velocità sostenute e su percorsi tortuosi. Basata sul pianale della Passat, l’Alhambra può contare su sospensioni morbide che fanno da materasso ai suoi chili e su una presenza sulla strada che tiene lontani gli eccessi di rollio, percepibili solo se ci si prende qualche “licenza sportiva” a velocità sostenute. Equilibrio e tenuta di strada, però, non sono mai minacciati.

COLPO SICURO Quando si è trattato di scegliere il motore da provare, siamo andati sul sicuro: soprattutto perché il 2.0 da 140 cavalli è stato, finora, quello scelto più o meno da tre clienti su quattro dell’Alhambra. Tanto successo ha i suoi bei perché: il diesel d’accesso è un motore piuttosto silenzioso, non beve granché (nel test i consumi si assestavano, in media, intorno ai 18 km con un litro), e spinge con sorprendente agilità il milleseicento e rotti chili dell’Alhambra, andando in fretta in coppia. La coppia massima (320 Nm) si ottiene poco dopo i 1700 giri, ma buona parte è già disponibile ben più in basso, mentre la potenza massima di 140 cavalli entra in gioco oltre i 4000 giri. Le emissioni di CO2 si fermano invece a quota 143 g/km (149 se c’è il DSG).

MEGLIO AUTOMATICA Potendo scegliere a parità di prezzo il manuale o il DSG, la preferenza cade inevitabilmente sul secondo, che fuori promozione si paga 1900 euro. In città ti evita lo stress di impugnare continuamente la leva del cambio nei continui stop&go, fuori invece gestisce bene da sé la progressione con marce ben rapportate, così come scala puntuale assecondando l’inerzia dell’ “Alhambrotta”. La promozione durerà fino alla fine di marzo, salvo ulteriori proroghe. Ma se l’acquisto è programmato fuori tempo massimo, l’investimento per il DSG è comunque consigliabile.  


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