Autore:
Luca Cereda

COME IN TRAM Solo 1,50 euro per andare e tornare dall’ufficio, una sessantina abbondante di chilometri al prezzo di un singolo biglietto del tram. Muovendosi in auto, però. A queste condizioni era impossibile non lasciarsi tentare dall’esperienza dell’elettrico. Che, con la Renault Twizy, che fa categoria a sé fra le auto elettriche, diventa ancor più radicale e intrigante.

FUORI PORTA La guardi e ti sembra una golf car venuta dal futuro, la guidi e ricorda un go-kart. Silenzio a parte. Sulle prime pensi a un giocattolo, poi ti ricredi. Almeno per le prestazioni, che consentono effettivamente alla Renault Twizy di evadere dal suo habitat naturale (la città) per migrare in periferia. Per una settimana abbondante dico addio al treno: 80 km di autonomia e altrettanti (orari) di velocità massima mi bastano e avanzano per andare e tornare dal lavoro con un tetto sopra la testa. A patto che tutto fili liscio.

LA ROTTA GIUSTA La durata della batteria della Renault Twizy dipende infatti da diversi fattori. Non ultimi le condizioni atmosferiche (anche il tergicristallo toglie un po’ di energia), lo stile di guida e le caratteristiche del percorso. All’inizio scatta un po’ d’ansia. Studio a tavolino il tragitto ottimale, sapendo già di non poter contare su tangenziali e superstrade (la Twizy è omologata quadriciclo leggero, nella versione 45, o quadriciclo pesante). Scongiuro il più possibile le raffiche di semafori (bella sfida, dovendo raggiungere Milano), benedico ogni tratto in discesa e (metti mai…) per non rischiare includo un passaggio nei pressi di una colonnina di ricarica, ancora oggi rara ma non più come un’oasi nel deserto. Qualcuna si vede in giro e premetto che quando ne ho avuto bisogno ho trovato anche il parcheggio dedicato libero, un bel segno di civiltà. 

PIEDE FELPATO Alla guida, invece, evito di spremere la Renault Twizy come un limone - che non significa necessariamente andare piano. Provo a giocare d’anticipo sui semafori rossi, senza inchiodare, e appena posso sfrutto il freno motore, approfittando del sistema di recupero dell’energia in fase di rilascio. L’occhio, intanto, si palleggia nervosamente tra la strada ed la strumentazione, per tenere sotto controllo l’autonomia; per capire quianta ne resta, con il tempo imparo a fidarmi più delle tacche della pila visualizzata sul cruscottino che dei freddi numeri forniti dal computer di bordo, i cui pronostici si basano principalmente sullo stile di guida tenuto negli ultimi chilometri. E se ho dato due accelerate di troppo…

RESTO MANCIA Dopo il primo andata-e-ritorno (66 km effettivi) compiuto con successo, avanzando pure – dice l’elettronica di bordo – una decina di chilometri di birra, capisco di poter guidare la Twizy un po’ più rilassato. Almeno senza cercare di essere impeccabile nello stile di guida. Quanto al percorso, invece, meglio non esagerare con le divagazioni. Il chilometraggio, sempre un po’ tirato, ammette solo qualche piccola deviazione, anche se, volendo, la Twizy si ricarica quasi ovunque, anche alla presa della scrivania (non solo per modo di dire, come mostra la gallery...).

UNO PIU’ UNO Nei vari viaggi scordatevi i comfort, quelli albergano altrove: la Twizy è un mezzo radicale, non solo perché rinuncia al carburante. Innanzitutto il proverbiale tetto sopra la testa non garantisce l’immunità dalla pioggia, tanto a chi guida quanto, soprattutto, a un eventuale (e scomodo) passeggero posteriore. Ai lati la protezione varia da zero, senza nemmeno le portiere, a poco, con le wing doors, le coperture isolanti inferiori e le chiusure in plastica trasparente nella parte superiore, incernierate con la zip. Tutte da pagare a parte, e nemmeno poco, rispettivamente 600, 133 e 349 euro

ACQUA ALTA E poi niente musica (fa male ai consumi), anche se la predisposizione per la radio c’è.  E la capacità di carico di oggetti è minima. Usando la Twizy per andare al lavoro si sente soprattutto la mancanza si un vano sufficientemente capiente e asciutto per una valigetta da ufficio; se piove forte, non c’è scampo: ci si deve tenere la roba in braccio o infilarla in un sacchetto sperando che tenga. Ma non è solo l’equipaggiamento minimalista a penalizzare la comodità. Anche l’assetto fa la sua parte, con la taratura rigida delle sospensioni e la posizione di guida rasoterra che costringono a incassare tutti i contraccolpi di fondi che non siano lisci come un biliardo.

UN’ALTRA STORIA Quanto alle performance, contate pure sull’agilità e la reattività della Renault Twizy. La coppia immediata di 57 Nm garantisce un buono spunto nello stop&go, accelerazione e velocità di punta sono sufficienti per un utilizzo confinato a strade urbane ed extraurbane.  Ma in coda, e nel traffico, non sperate di godere della stessa libertà di uno scooter o di un tre ruote. Con la Twizy ci si sente automobilisti, non motociclisti, e – limiti fisici a parte - non viene nemmeno tanto spontaneo fare gli slalomisti tra le macchine.

VITA DA STAR Di contro le sue dimensioni ipercompatte (232 cm x 119) tornano preziose in fase di parcheggio (dove fa effetto la mancanza del servosterzo), consci di poter accedere anche ai parcheggi in zone off-limits per le auto tradizionali (ZTL). Immersi nella città, ogni passaggio nei pressi di un bar o di una piazza provoca un’epidemia di torcicollo. I bambini ti guardano come l’eroe dei cartoni a bordo della sua navicella, qualcuno sorride divertito, qualche altro rimane perplesso.

LEI BALLA DA SOLA Comunque sia, non farsi notare con la Twizy è praticamente impossibile: se l’animo ecologista vi spinge verso l’elettrico, a indirizzarvi alla Twizy sarà una sana dose di eccentricità. In città è molto pratica, i costi di esercizio sono bassi (oltre all’elettricità c’è un canone di noleggio della batteria che va da 50 a 88 euro al mese a seconda della durata del contratto e del chilometraggio) e il prezzo d’attacco della versione da 17 cv non è certo inarrivabile (8.100 euro). Ma non sostituisce un’auto e non ha la versatilità di uno scooter ben equipaggiato o di un tre ruote, mezzi con i quali vien più naturale fare un confronto. Il che è giusto solo in parte, perché la Twizy in realtà “balla da sola”. E’ un’opzione che non c’era, richiede coraggio e personalità. 


TAGS: Tutte le prove auto del 2013