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Renault Captur

Renault Captur

Un po' Suv, un po' monovolume e un po' berlina: la Renault Captur cerca di prendere il meglio di tre mondi dell'auto e di fonderli sotto un unico tetto. E tanto di guadagnato se è anche di colore diverso rispetto alla carrozzeria!
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Autore:
Paolo Sardi

BABY BOOM Poche storie, i dati di mercato e gli studi di marketing parlano chiaro: il genere che va per la maggiore ultimamente è quello delle crossover e delle Suv di taglia medio piccola. E non è dunque un caso che sia proprio questa la nicchia di mercato che si è andata popolando più velocemente nel recente passato e che vede ancor oggi il maggior fermento di novità. A buttarsi nella mischia sono soprattutto i grandi marchi generalisti, che non vogliono rinunciare a una porzione di quella torta di clientela che si presenta sempre più ampia e variegata. E tra loro c’è anche Renault, che lancia la nuova Captur presentandola come un cocktail di tre generi diversi: Suv, monovolume e berlina compatta.

TRE PER UNO Dalle prime la Renault Captur prende la notevole presenza scenica che le deriva dall’altezza da terra di 200 mm, sottolineata anche dalla presenza di protezioni per la parte bassa della carrozzeria della parte bassa. Il resto lo fanno le carreggiate larghe (151 cm) e il passo importate (260 cm). Dalle monovolume arriva invece la posizione di guida rialzata (+10 cm rispetto alla Clio) e la versatilità: grazie al divano posteriore scorrevole (escursione 160 mm), la capacità di carico base oscilla infatti tra i 377 e i 455 litri (1.235 litri quando si viaggia in due), cui si possono aggiungere altri 27 litri totali, come somma dei vari vani sparsi qua e là per l’abitacolo (11 dei quali del megacassetto Easy Life davanti al passeggero, che ha il solo limite di non essere climatizzato).  Davvero niente male per una macchina lunga proprio come una berlina, appena 412 cm, solo 6 in più rispetto alla Clio.

UNA FACCIA, UNA RAZZA La parentela con quest’ultima apparirebbe evidente anche a Mr Magoo. Anche la Renault Captur sfoggia infatti la grande losanga cromata al centro di un motivo nero che attraversa il muso da parte a parte, guidano lo sguardo verso fari grintosi. Da qui è un attimo spostare gli occhi sulle fiancate, che sembrano tenere la pancia in dentro per fare apparire ancora più muscolosi i parafanghi.

Passando all’abitacolo, si scopre una plancia snella alle estremità e con una parte centrale corpulenta, dominata da un grande schermo touch da 7 pollici.

BADA AL SODO Rispetto alla Clio traspare una maggiore cura del dettaglio e delle finiture in genere, che danno l’idea di una maggior qualità, anche se alcune plastiche economiche restano, non solo sui pannelli delle porte ma anche nella parte alta della plancia. La Renault Caput è sviluppata sulla collaudata piattaforma B, rivista e corretta per l’occasione; ha quindi le sospensioni anteriori psuedo Mac Pherson e posteriori a ruote interconnesse. In vista di un possibile impiego sullo sterrato, la taratura di molle e ammortizzatori è simile a quella della sherpa di famiglia, la Clio Sporter.  

PICCOLO E’ BELLO Quanti ai motori, la Renault Captur fa del downsizing la sua filosofia, adottando tre unità turbo e a iniezione diretta di carburante. Sul fronte a benzina apre le danze il piccolo tre cilindri 900 TCe 90, appunto da 90 cv e 135 Nm, che permette alla francesina tuttofare di scattare da 0 a 100 in 12,9 secondi e di toccare i 171 km/h, accontentandosi di 4,9 litri ogni 100 km. 5,4 litri è invece il consumo dichiarato per la TCe 120, con motore quattro cilindri 1.2 dal tiro robusto a tutti i regimi. La potenza massima di 120 cv è raggiunta a soli 4.900 giri, mentre la coppia di 190 Nm si ha già a 2.000 giri, valori che si traducono in una punta di 192 km/h e in un crono di 10,9 secondi nella prova di accelerazione.

Con simili caratteristiche, è normale che questo 1.200 trovi la sua spalla nel cambio robotizzato a doppia frizione EDC, che a richiesta potrà essere abbinato anche al turbodiesel 1.5 dCi 90. Questo motore, con i suoi 90 cv e 220 Nm di coppia sarà disponibile nella seconda metà dell’anno e annuncia numeri di tutto rispetto con il cambio manuale a cinque marce sul fronte consumi: solo 3,6 l/100 km nel ciclo di omologazione. Quanto alle prestazioni, il tempo nello 0-100 è di 13,1 secondi e la velocità massima è di 171 km/h.

TECHNICOLOR Motori a parte, la gamma della Renault Captur si presenta come una delle più variegate e variopinte del mercato. Al grido di Be Style, la tavolozza dei colori si presenta con nove tinte per la carrozzeria e tre per il tetto, che danno vita a diciotto combinazioni possibili. Queste possono poi essere incrociate con tre diverse finiture per i cerchi, ambienti chiaro o scuro per l’abitacolo e una marea di soluzioni interne, comprese cornicette colorate per casse, bocchette e dettagli vari, oltre che una cover di varie fogge per una porzione di corona del volante. Ultimo ma non meno importante, c’è anche il rivestimento Zip Collection, che, come lascia intuire il nome, prevede la possibilità di staccare la copertura dei sedili tramite una semplice chiusura lampo per lavarla in lavatrice o per sostituirla all’occorrenza con una diversa: ce ne sono varie, per abbinamenti più classici o arditi.

UNA E TRINA Questo tipo di rivestimento è optional sul secondo livello di allestimento, Live, e di serie sul terzo, Energy. Quello base si chiama invece Wawe e prevede di serie, tra le altre cose, il climatizzatore, il cruise control, le luci diurne a Led e lo stereo con Bluetooth e prese Usb  e aux in. Sulla Captur Live diventano standard per esempio i fendinebbia, i cerchi in lega da 16” e la chiave elettronica che può essere lasciata in tasca o in borsa, mentre sulla Energy, oltre alla Zip Collection spiccano i cerchi da 17”, il clima automatico, i fari con funzione cornering, i sensori pioggia e crepuscolare, il sistema di infotaimente R-Link con navigatore e il look bicolore. Quanto ai prezzi, il listino si apre con i 15.950 euro della TCe 90 Wave, mentre il primo prezzo per la Captur a gasolio è di 17.600 euro; per passare al livello intermedio e quindi a quello top bisogna aggiungere ogni volta 1.250 euro. I weekend porte aperte dedicati alla Captur in progamma sono i primi due di maggio.

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BELVEDERE Il fatto di essere seduti 10 cm più in alto che sulla Clio fa una bella differenza. Sulla Renault Captur salire e scendere è agevole per tutti, anche per la suocera sovrappeso, e una volta a bordo si gode di una posizione abbastanza panoramica sul traffico. La forma bombata della carrozzeria richiede un minimo di apprendistato per capire bene quali siano i reali ingombri in manovra ma per muoversi nello stretto è possibile contare su due alleati importanti: la lunghezza contenuta e il diametro di sterzata di soli 10,8 metri tra marciapedi, che permette di invertire la rotta nel proverbiale fazzoletto. In materia di visibilità, piuttosto, creano più problemi i montanti anteriori un po’ troppo in carne. Tornando alla posizione di guida, tutto andrebbe a meraviglia se la corona del volante non fosse così inclinata in avanti, anche se c’è l’attenuante che la Renault Captur non ha ambizioni sportive. Anche i passeggeri posteriori non stanno malaccio: lo spazio disponibile è buono, ben più generoso che sulla Clio.

COMPROMESSO STORICO Una volta su strada, la Captur dimostra di aver trovato un giusto compromesso dal punto di vista dell’assetto e si comporta bene, specie in rapporto alla notevole altezza da terra. Nonostante la distanza da suolo, infatti, il rollio non è eccessivo e la risposta delle sospensioni è omogenea. A livello di sconnesso, molle e ammortizzatori faticano a digerire giusto i colpi più secchi, sui quali ribalza un po’ il posteriore, lo stesso che non è un fulmine a seguire l’avantreno nei cambi di direzione presi alla garibaldina. Se si guida puliti, comunque, la Renault Captur fa la sua onestissima figura anche quando si viaggia allegri, tracciando linee senza sbavature e permettendo di correggere la traiettoria giocando con il gas.

COMODA, LA VITA Queste sono cose però che interessano giusto i papà cui spunta la tuta ignifuga sotto il colletto bianco. Nell’uso quotidiano classico, in mezzo al traffico della città così come incanalati lungo le statali, la Renault Captur coccola i suoi occupanti garantendo loro un notevole comfort. Anche in autostrada fila liscia come l’olio, dimostrandosi molto silenziosa finché non si decide di giocare alla roulette russa con i tutor e gli autovelox.

SEMPREVERDE Dei due motori che ho avuto modo di testare quello che mi è sembrato più in palla è senza dubbio il 1.5 dCi da 90 cv abbinato al cambio manuale a cinque marce. Premesso che sei rapporti avrebbero permesso di sfruttare meglio le sue potenzialità, il piccolo turbodiesel di dimostra ancora una volta generoso, con un buon tiro sin dai bassi e medi corposi. Solo se gli si tira il collo alza un po’ la voce ma si capisce in fretta che la cosa è improduttiva: meglio sotterrare l’ascia di guerra a gustare la sua progressione. In questo modo tra l’altro, si registrano consumi molto contenuti: con inserita la funzione Eco (che rende più dolce la risposta del motore e limita gli assorbimenti di potenza del climatizzatore) il computer di bordo ha mostrato una media di 5,3 l/100 km, lontana come sempre dal dichiarato ma comunque ottima anche perché ottenuta con uno stile di guida normalissimo.

SENZA FRETTA A dispetto della maggior potenza e delle prestazioni dichiarate più brillanti, nemmeno il 1.200 TCe ama che gli si metta tanta fretta una volta su strada. E a ben vedere non è un questione di pigrizia sua: le sue risposte sono anzi vivaci a ogni sollecitazione dell’acceleratore e anche in allungo si difende bene. Il fatto è che quando si francobolla il pedale al pavimento l’intesa con il cambio non è sempre esemplare. Se si usa il piede felpato tutto va a meraviglia, con passaggi di marcia dolci e abbastanza puntuali. Usando modi sbrigativi, invece, l’elettronica penalizza la fluidità di guida con una gestione delle marce a volte un po’ brusca.


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