Autore:
Luca Pezzoni

RITORNELLO Lasciando stare i dettagli e le considerazioni di stile, resta un fatto: anche un lungo viaggio in autostrada a bordo delle piccole moderne non solo non spaventa, ma addirittura si arriva riposati. Come nel caso della Corsa della nostra prova, overgommata e con un diesel economo e dal cuore generoso, si arriva a mettere in discussione i tradizionali ruoli. Serve per forza un'auto grande per muoversi bene? Ma andiamo con ordine.

STILE TEDESCO Lo sanno tutti. La Corsa è figlia dell'unione di fatto, poi tramontata, con Fiat. E condivide pianale, parti comuni e anche motore con la Grande Punto. Base buona quindi. Cosa cambia? Da fuori fin troppo semplice rispondere. Lo stile. Con una lavorazione delle linee forse troppo tedesca, che fa rimpiangere l'affresco di Giugiaro col muso da Maseratina. Il particolare non riguarda gli aspetti pratici del day by day, ma alla fine, un'auto, la si guarda anche da fuori e dice qualcosa di chi l'ha scelta.

ALL ROUNDER Il primo contatto è fuorviante. Vista da dietro, muscolosa e accucciata, con lo spoiler i supercerchi da 17 sembra quasi la versione pepata della solita utilitaria in stile fast and furios. Invece, sia al primo contatto che nel lungo periodo sono sensazioni soft a prevalere. Moderatamente silenziosa, il ticchettio del diesel non supera mai i livello di guardia, il Multijet sembra accordato in modo differente rispetto a quello della Punto, un filo meno cattivo ma anche molto meno puntuto. Preferibile nell'uso quotidiano. Le buche e le giunture dei cavalcavia scorrono via senza disturbare troppo.

INTERNI SOLIDI Anche su qualità e finiture interne si apprezzano le doti della Corsa nel lungo periodo. Stoffe e tessuti solidi, plastiche mistomorbide e mistorigide ma comunque di qualità adeguata. Volante ciccione in pelle e un tono forse fin troppo serioso. Mitigato dagli interruttori degli alzacristalli extralarge retroilluminati di una luce biancastra come le manopole per la climatizzazione. A noi sono sembrate un tocco giovanilistico, cui la Corsa strizza l'occhio anche nell'advertising, e moderatamente originale. Ma qualcuno le ha trovate troppo vistose e con un effetto tipo "fiammella funeraria". Gusti, come sempre.

CLAUSTROFOBIA Quel che non si discute è l'effetto claustrofobico per chi siede dietro. Stiano bene attenti coloro che sceglieranno la tre porte:i passeggeri posteriori non avranno un bel vedere. Basta guardare i finestrini da fuori: regalano un look dinamico e da "Corsa GTC", ma lo stile richiede sacrifici in questo caso. C'è la cinque porte, con una personalità tutta diversa mica per niente. Quello che può sembrare un difetto si chiama segmentazione del target: chi sceglie questa versione vuole immagine e look corsaiolo. Il bagagliaio comunque rimane accogliente più di quanto si direbbe dal portellone bombato. Ci abbiamo fatto stare comodamente tre trolley e la borsa del pc.

SENZA FRONZOLI Per il resto dal primo giorno all'ultimo della convivenza la Grande Corsa si è rivelata serena. Una compatta ben costruita, a proprio agio sia nelle vie anguste e nei saltellamenti tra le varie corsie cittadine, come negli spazi aperti. Dove con rapporti lunghi, sterzo preciso per la categoria e sospensioni ferme ma non rigide sa il fatto suo. Solo dimenticandosi della piccola cilindrata, e forse indotti in errore dalle buone doti stradali, si desidererebbe una maggiore grinta del Multijet agli alti. In realtà va benissimo così.

ECONOMIA FACILE Tenendo anche conto che, al contrario di molte altre auto, si fa fatica a scendere sotto i 15 km al litro. E i 20 sono nel mirino senza troppa fatica, basta non esagerare. La sesta marcia rende la vita piacevole, abbassando i toni, nei lunghi trasferimenti rettilinei e a patto di rinunciare a riprese fulminee. Un'auto che regala confidenza nella guida e non la fa pagare troppo dal benzinaio.

A PROVA DI ERRORE Una buona compatta, solida, con l'aria di essere costruita e rifinita per durare nel tempo. Talmente solida da diventare quasi noiosa. Abbiamo provato a metterla in difficoltà: guidando come potrebbe fare qualche scavezzacollo o qualche neofita cui sfuggono i principi della fisica. E qui, complice un assetto azzeccato, ruotone extralarge e l'ESP di serie la Corsa sembra sempre correre su due binari: trasmette sicurezza e sembra davvero un'auto più grande. Rispetto alla cugina italiana regala sensazioni meno svelte e ancora più solide.

POSTILLA Anche troppo, a dire il vero. Tanto che la mania di overgommare le auto alcuni la vedono come una strategia di marketing o di correzione a posteriori di assetti non particolarmente riusciti. Non crediamo sia il caso della Corsa, la Punto con lo stesso telaio e cerchi più piccoli sta bene in strada comunque. Di certo cerchi e gomme esagerati, in rapporto alle prestazioni, sembrano se non fuori luogo un puro capriccio. Alla prova dei fatti questi soldini in optional si possono pure risparmiare. Curiosità: la Corsa tre porte esce dagli stabilimenti tedeschi di Eisenach, dove prima della caduta del muro....costruivano la Trabant!

LA GUIDA DEL BUON RICORDO Insomma, giudizio positivo: una fidanzata ideale per una storia di quelle lunghe e su cui investire. E allora? Diventa una questione di gusto e, se si guarda all'immagine e allo stile...in questo caso il bel Paese comanda. Ma se si bada alla sostanza la nuova Corsa se la gioca con le migliori e con il bonus dell'ESP di serie da valutare con attenzione. Le utilitarie (alcune più di altre) sono cresciute. Grande Punto, Grande Corsa.


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