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Opel Astra BiTurbo

Opel Astra BiTurbo

La Opel Astra BiTurbo ha 195 cv, 400 Nm di coppia e un look grintoso ma il suo pugno di ferro è in un guanto di velluto. Sarà sulle nostre strade all'inizio del 2013.
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Autore:
Paolo Sardi

SEMPREVERDE Mentre si accinge a debuttare in nuovi segmenti, come quello delle piccole Suv, con la Mokka, e delle cabriolet di taglia medio grande, con la Cascada, la Opel non si dimentica di tenere aggiornata la propria best-seller, l’Astra. Con l’arrivo del model year 2013, la compatta di Rüsselsheim registra così l’ingresso in gamma di molte succulente primizie, capaci di solleticare il palato a molti tipi di clienti.

PIU’ CHE UN TRAPIANTO In particolare, per gli habitué delle autobahn e in generale delle corsie di sorpasso di mezza Europa, spicca l’entrata in listino della Opel Astra BiTurbo, che vede debuttare sotto il cofano il due litri a gasolio CDTI con doppia sovralimentazione, parente stretto di quello che equipaggi la Insignia. Non serve un occhio fino per accorgersi in fretta che questa versione non nasce da un semplice trapianto di cuore; si tratta invece di un allestimento specifico, con soluzioni estetiche specifiche, tanto a livello di carrozzeria, quanto di abitacolo.

SEGNI PARTICOLARI Per sottolineare la sua sportività, la Opel Astra BiTurbo sfoggia un look che fa idealmente da anello di congiunzione tra l’Astra comune e la GTC. A quest’ultima sembra ispirarsi in particolare la mascherina, qui in tinta con la carrozzeria, mentre gli altri segni distintivi sono la cornice cromata che gira attorno ai finestrini, le prese d’aria più voraci in un paraurti dai tratti più decisi e il doppio scarico che fa capolino da un fascione posteriore palestrato. Per quanto riguarda gli arredi, invece, gli occhi sono tutti per i rivestimenti rossoneri e per il volante sportivo, ornato da cuciture in contrasto che qua e là fanno poi - anche fuori di metafora - da fil rouge.

GIOCO DI SQUADRA L’asso di briscola nelle mani della Opel Astra BiTurbo è però il motore, che rappresenta l’ultimo stadio evolutivo del progetto nato anni fa, all’epoca del matrimonio con Fiat, anche se di quel turbodiesel, a furia di affinamenti, ormai rimane pochino. I tecnici gonfiano il petto sottolineando come questo 2.0 CDTI abbia numeri davvero interessanti, grazie alla tecnologia BiTurbo sequenziale e al doppio intercooler, con lo scambiatore di calore piccolo che lavora con la turbina piccola e quello grande con la girante di maggiori dimensioni. Ai bassi regimi è la turbina piccola a sobbarcarsi il grosso del lavoro, pronta a passare gradualmente il testimone alla sorella maggiore.

L’UNIONE FA LA FORZA Questo pacchetto dà i suoi frutti al banco. La Opel Astra Biturbo vanta una potenza massima di 195 cv e una coppia di 400 Nm, l’80% dei quali è disponibile però già a 1.250 giri. Passando su strada, con carrozzeria a cinque porte la BiTurbo raggiunge i 226 km/h, transitando ai 100 in 8,4 secondi e con un consumo dichiarato di 5,1 l/100 km. La versione Sports Tourer si ferma – si fa per dire -  a 222 km/h, con un crono di 8,2 secondi nello 0-100 (strano che sia di due decimi inferiore rispetto alla berlina ma carta canta…) e consumi identici alla 5 porte, cui corrispondono emissioni di CO2 di 134 g/km. All’estero questo motore è abbinabile anche alla carrozzeria a tre porte dell’Astra GTC ma in Italia è stato deciso di non importare questa macchina.

HIGH-TECH Tra le dotazioni disponibili, arricchite con il lancio del model year 2013, c’è anche tanta tecnologia votata alla sicurezza. Sull’Astra BiTurbo trovano così spazio per esempio il Lane Departure Warning, l’Opel Eye di seconda generazione, l’indicatore della distanza di sicurezza, il sensore anti-collisione e la telecamera posteriore. Per assecondare le prestazioni dinamiche alla potenza del motore c’è anche una taratura ad hoc dell’assetto e delle sospensioni FlexRide. La Opel Astra BiTurbo è destinata a debuttare sui mercati all’inizio del 2013.

A CARTE SCOPERTE La Opel Astra BiTurbo non fa molto per nascondere il suo temperamento. Da un punto di vista estetico mette subito le cose in chiaro, con un look grintoso che è una via di mezzo tra una promessa e una minaccia. La musica non cambia, e non solo per modo di dire, quando si accende il motore. A freddo, al minimo il due litri a gasolio Opel ha infatti una voce piuttosto decisa, con tonalità comunque basse, e diventa poi in proporzione meno invadente con il crescere della velocità.

ABBAIA MA NON MORDE Una volta in marcia, il Biturbo tedesco si dimostra un po’ più pacioccone di quel che lascia intendere la scheda tecnica. Ai regimi più bassi, finché la lancetta del contagiri non si avvicina a quota 1.500 si sgranchisce le bielle e spinge un po’ svogliatamente. Superata questa soglia, si rimbocca le maniche e inizia a fare sul serio, anche se ai medi pare puntare più sulla regolarità e la fluidità della progressione piuttosto che sulla grinta. Lo stesso vale anche in fase di allungo, con un crescendo brillante ma non tale da rendere redditizio tirare le marce allo spasimo. Anche quando si vuole viaggiare spediti, la strategia migliore per ottenere il miglior compromesso tra impegno nella guida, consumi e prestazioni è tenere il motore ai medi.

GIOCO DI MANO A stemperare un po’ la grinta ci si mette anche la rapportatura un po’ lunga del cambio, che, a dispetto dei 400 Nm di coppia dichiarati, porta talvolta a mettere mano al cambio per scalare quando c’è da completare un sorpasso. Quanto al comportamento nel misto, in giudizio è positivo ma con riserva.  Durante la prova ho avuto infatti modo di provare l’Astra BiTurbo solo con la carrozzeria GTC, cui è abbinata la raffinata sospensione anteriore HiPer Strut. Con questo schema, la macchina dimostra di non andare crisi pur dovendo gestire una coppia generosa, assicurando sempre una buona motricità e con poche reazioni allo sterzo anche accelerando decisi a ruote girate, ma in Italia arriveranno esemplari con un avantreno normale e spero di provare presto anche uno di questi.


TAGS: opel astra biturbo Tutte le prove auto del 2012

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