Prova
Nissan Cube

Nissan Cube

C'è chi non capisce un cubo e chi invece di cubi ne sa. Compatta ma spaziosa, originale e sciccosa, minimal ma costosa. E' già dai concessionari.
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Autore:
M.A. Corniche

 

 


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COM'E' Finalmente nella pletora di auto incattivite con il mondo, dalle linee taglienti come scimitarre e dallo sguardo posseduto dal demonio, c'è chi propone un oggetto che può stare in strada come in soggiorno, disegnato come un elettrodomestico di stile e non come la solita auto tuttamuscoli anche se i muscoli poi non ci sono. Non poteva che chiamarsi Cube, con il suo tetto piatto come il coperchio di una scatola da scarpe e le fiancate diritte come il muro di casa.

DAL GIAPPONE CON CUBISMO In realtà si chiamava Cube anche la prima Cube nata sul telaio della Micra nel 1998 che di chic aveva ben poco, squadrata e sgraziata come un mattone forato. La prima Cube è rimasta ancorata al mercato giapponese come la seconda generazione di Cube che ne ha rivoluzionato lo stile, disegnato da Hirotada Kuwahara, praticamente uguale a quello della terza serie del 2008, quella che ora parte dal Sol Levante verso Usa ed Europa.


J CURVE
Linee diritte, pulite su cui si appoggiano bombature e curvature che rendono gentili ed eleganti i suoi spigoli. Come i parafanghi, sporgenti e dolcemente bombati e la coda che dovendo contenere l'allungamento del passo con le ruote spostate agli angoli estremi, dichiara il designer John Sahs, è stata ispirata niente po' po' di meno che al posteriore di Jennifer Lopez, abbondante panettoncino che, di profilo, disegna la J Curve.


ASIMMETRICA
Il frontale, invece si ispira al muso del bulldog, quattrozampe con cui Nissan Cube condivide anche la forma tozza e squadrata del corpiciozzo. Tanto squadrata quanto aggraziata e graziosa, la forma della Cube è ulteriormente resa originale dalla forma dei vetri, oblò rettangolari con gli angoli arrotondati, asimmetrici sui due lati. Dal lato passeggero, infatti il vetro posteriore continua come una fascia fino a includere tutto il lunotto. Il vetro posteriore sinistro si ferma invece al montante posteriore che nasconde le cerniere del grande portellone che si apre verso sinistra come l'anta di un frigorifero. Per la sua asimmetria la Cube è stata riprogettata per portare il volante dal lato destro, come usa in Giappone, verso il lato sinistro. Le luci di coda sono raccolte in una fascia sottile annegata nel paraurti e debitamente stondata.


SPAZIALE
Uno stile un po' anni 60/70 che ricorda i disegni arditi di Joe Colombo e le scenografie di Spazio 1999. Originale, divertente, terribilmente chic, un po' paracula e decisamente femminile, anche se, scegliendo bene il colore, persino un maschietto attento allo stile può permettersi di indossarla. Senza considerare che la boxy shape è anche la forma più furba che c'è per lo sfruttamento dello spazio, anche se forse non la più furba per bucare l'aria.


JACUZZI
Birra e Jacuzzi sono fonte di relax ma anche di ispirazione per John Sahs e l'abitacolo riprende l'idea di vascone sagomato. Un vascone con il bordo tagliato alla base dei vetri, dalla parte alta delle portiere e della plancia, sagomato intorno ai quattro posti a sedere (omologata per cinque). I sedili sono piatti, poco profilati, simili a poltrone di casa con vere molle per rendere la guida morbida. Non è l'auto per correre sui tornanti dello Stelvio ma per chi adotta uno stile di vita slow.

PLANCIA PIATTA La plancia è minimalista (anche nelle plastiche) verticale e lineare come un mobile forato dalle bocchette di ventilazione che racchiude al centro lo schermo del navigatore e su cui si appoggia il cruscotto. Tutto si appoggia a sua volta su un monolite centrale forato al centro da una plancetta tonda che racchiude i comandi del climatizzatore.


FRIGORIFERO
L'asimmetria non è un vezzo ma una scelta funzionale, oltre che straordinariamente efficace nello stile. Il portellone tipo frigo è la scelta più comoda ma per aprirlo completamente è necessario tanto spazio dietro la coda, situazione sempre più difficile in città, tanto più in quelle giapponesi. Con il portellone asimmetrico il montante posteriore destro è avanzato rispetto al sinistro e quindi, aprendo anche di poco al portellone si libera un varco utile a caricare le borse della spesa.


SU MISURA
E il vano di carico è modulabile, facendo scorrere longitudinalmente il divano posteriore per 24 centimetri, fino a toccare i sedili anteriori e regolando l'inclinazione degli schienali posteriori. Si passa da 255 a 403 litri con cinque posti, fino a 1.563 litri se si ripiegano completamente i sedili posteriori (la Cube è lunga 3,98m, larga 1,69 e alta 1,65). Tra le perle di minimalismo funzionale c'è anche la tendina copri bagagli, un telino che si aggancia ai lati grazie a due elastici e ai sedili grazie a bande di Velcro e che si ripone come uno straccetto senza occupare spazio.


SLOW MOTION
La meccanica non propone soluzioni fantascientifiche come lo stile. Due sono i motori disponibili, un millesei a benzina e un millecinque dCi a gasolio con DPF, entrambi con 110cv e rispettivamente 115Nm/4400 giri e 240 Nm/1750giri di coppia massima per 175 km/h di velocità massima. L'accelerazione è slow ma non troppo, con 11,3 e 11,9 secondi per lo 0-100km/h. Cambio manuale a 5 marce o, optional, CVT X-Tronic per la millesei, manuale a sei marce per la diesel.


LOOK LUXURY
Due motori e due allestimenti che in pratica sono lo stesso allestimento. La Cube Look offre climatizzatore automatico, sei airbag, radio con Cd, tetto in cristallo, fendinebbia, specchi a regolazione elettrica, speed limiter, controllo di stabilità e di trazione, chiusura keyless, sensore pioggia e cerchi in lega da 16 pollici. La Cube Luxury aggiunge il navigatore satellitare e la telecamera posteriore. 19.000 euro per la Cube 1.6 Look, 800 euro in più per la Cube 1.6 Luxury. Non poco per un cubetto minimalista, ma noblesse oblige. Prezzi della versione a gasolio, disponibile da aprile, in arrivo. In attesa della definizione degli incentivi 2010 la versione a GPL.

 

 



COME VA
Più che come va della Cube sarebbe più appropriato spiegare come si vive. È pensata come un monolocale che si sposta e come si sposta passa quasi in secondo piano. Il come si vive è il suo pezzo forte. Come si sale è già una bella esperienza, con il tetto piatto e largo che protegge dalla pioggia quando si apre la portiera (come per la Fiat Multipla) e alla giusta altezza per non doversi proteggere la testa quando si entra in auto. Si entra come in una stanza, grazie anche alle portiere squadrate come le porte di casa. Ad accogliere gli ospiti ci sono bei sedili larghi e comodi, ben molleggiati (è il caso di dirlo poiché hanno vere molle) come poltrone casalinghe.

PLANCIA MOBILE La plancia piatta lascia tanto spazio davanti ai sedili anteriori ma è ben attrezzata per far posto ai piccoli oggetti da tenere a portata di mano. Bene per il portabottiglie a lato del volante, sulla sinistra, verso cui si può indirizzare l'aria condizionata per raffreddare/scaldare i liquidi. Meno bene l'incavo/vaschetta davanti al passeggero, geniale nella posizione come un vuotatasche ma abbastanza scivoloso e poco profilato per svuotarsi alla prima curva. Divertenti, economici e funzionali gli elastici sulle portiere dove infilare carte e altri oggetti in grado di aggrapparsi.


SEMPLICEMENTE SEDUTI
La posizione di guida è domestica, rilassata, avvolti nei grandi sedili, né sdraiata né verticale, semplicemente seduta. Purtroppo il volante si regola soltanto in altezza e, se fosse regolabile anche in profondità, si guiderebbe con le gambe più distese e rilassate. Ma è una posizione comoda, davvero rilassata. La grafica degli strumenti è un po' da fumetto ma il fondo sfumato differente per tachimetro e contagiri è pratico per invitare lo sguardo al punto giusto.


CAMERA CON VISTA
Il posto di guida è luminoso come un bow-window, con il parabrezza piuttosto verticale e panoramico, i montanti un poco ricurvi e corti (essendo verticali) che non disturbano nelle curve e dei vetri laterali lasciano godere di tutto l'effetto panoramico. Il tetto in cristallo di serie completa l'opera, schermabile da una furba tendina doppia: se scorre in avanti si chiude una tendina che diffonde la luce come carta di riso, se scorre all'indietro scherma completamente. Un panorama anteriore interrotto soltanto dai montanti corti e una ottima visibilità in tutte le direzione con l'unico montante massiccio che sta nel punto più lontano dietro al pilota, quindi senza disturbare. Una sensazione di luminosità e di percezione di quanto accade intorno davvero piacevole sottolineata da tanto spazio sopra la testa e ai lati delle spalle, reso disponibile dalle fiancate diritte e dalla forma squadrata.


COMODO RELAX
Alla guida la Cube è confortevole, ben ammortizzata e piacevolmente precisa. Si guida facilmente, con comandi ben tarati e un pedale del freno molto pronto a cui è necessario abituarsi dopo le prime frenate. Intorno ai 120 km/h la forma cubica mostra i suoi limiti aerodinamici con qualche fruscio tra i montanti verticali e gli specchi, ma il disturbo è sopportabile. Non è complessivamente una campionessa di silenziosità, ma è in linea con concorrenti dalla linea decisamente più tagliente. Il relax di bordo invita a prendere la vita senza fretta e a rispettare naturalmente i limiti di velocità.

BENZINA Il motore a benzina non incolla ai sedili ma garantisce l'agilità e lo spunto di cui la Cube e chi la guida hanno bisogno oltre a una buona silenziosità di marcia. Non c'è bisogno di tirare le marce e regge bene rapporti lunghi per una guida agile e rilassata, scattante quanto basta per sfruttare facilmente i varchi che si creano nel traffico. Il diametro di sterzata di 10,6 metri tra marciapiedi non è da carrello del supermercato ma rende le manovre facili.

GASOLIO Il motore a gasolio ha una scheda tecnica dichiaratamente più brillante con più coppia a meno giri. È più scattante, rende la guida della Cube più nervosa e veloce, specie nel traffico. Il 1.5 dCi porta in dote più coppia ma anche più rumore appena si preme sull'acceleratore e più vibrazioni che si avvertono anche sul volante. Considerando anche il solito sovrapprezzo per il motore a gasolio, vale la pena considerare il millesei se non si divorano chilometri a nastro.


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