Prova su strada
MINI John Cooper Works 2015

MINI John Cooper Works 2015

Ecco la MINI John Cooper Works 2015: il 2.000 turbo arriva a quota 231 cavalli, la coppia a 320 Nm e lo 0-100 in 6 secondi e spiccioli. Tanta la tecnologia mutuata dall'ultima generazione di MINI, ma saprà essere la più divertente di sempre?
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Autore:
Marco Rocca

PICCOLE MINI CRESCONO Quando arriva l’invito a provare una nuova MINI confesso di avere aspettative sempre altissime. Del resto è stata lei la prima vera sportiva nei panni di un’utilitaria dei tempi moderni e che la si scelga a gasolio, SUV, cabrio o coupé, il suo carattere è sempre rimasto fedele a se stesso: assetto piatto e sterzo svelto. Una però si è ritagliata negli anni un’aurea quasi mitica, la MINI JCW acronimo di John Cooper Works, tanto per ribadire una cosa scontata come il ciuffo biondo di Malgioglio. E' lei la massima espressione in termini prestazionali.

POTENTISSIMA Maggio 2015, ecco il nuovo modello scintillante sotto il sole toscano. Cattiva come sempre all’esterno, la JCW alza l’asticella della potenza a quota 231 cavalli (+13 cv). Tanta esuberanza le permette di bruciare lo 0-100 in poco più di 6 secondi per una velocità massima prossima ai 250 km orari

PIENA DI BUCHI In effetti a guardarla parcheggiata sulla ghiaia bianca, il nuovo colore Rebel Green (esclusivo per questo modello) fa davvero una gran figura insieme alle calotte degli specchi rosse che fanno pendant con il tetto e le nuove appendici aerodinamiche. Il fisico corpulento dell’ultima generazione di MINI mette bene in evidenza la muscolosità della JCW. Il muso, pieno zeppo di prese d’aria, si allunga vorace verso l’asfalto. In coda, la doppia ala montata sul tetto in prossimità del lunotto riequilibra le proporzioni. Mi piace la nuova JCW perché trasuda cattiveria, di quella ignorante che piace a chi ama girare col finestrino basso per sentire lo scarico che scoppietta in rilascio. La veste da teppistella di strada è completata da cerchi in lega da 17 o 18 pollici (come quelli della vettura in prova) e da due scaricozzi centrali a mo’ di GT3, annegati nel nuovo estrattore.

SPORTIVA CON ELEGANZA Sbircio avvicinando la mano al vetro per guardare dentro. Ah, ecco la chiave, finalmente. All’interno mi danno il benvenuto ibattitacco firmati JCW e deliziosi sedili racing con poggiatesta integrato autografati John Cooper Works. Poi ci sono il volante a tre razze e finiture per la plancia che riprendono il motivo a scacchiera con tono su tono nero dall’effetto gradevole e per nulla stancante. L’occhio cade di nuovo sul volante da cui sbucano due paddle. L’automatico: noooo, sacrilegio! Del resto è l'unico disponibile per il momento, perché il manuale arriverà più avanti. Per il resto ritrovo il classico abitacolo MINI farcito con il grande schermo al centro della plancia e con la consueta serie di pulsanti in stile aeronautico ad affollare la parte bassa della plancia.

PROMETTE BENE Gli ingredienti per fare bene sembrano esserci tutti. Continuo a girare intorno all’auto in cerca di nuovi dettagli. Lo sguardo si sofferma suigrossi dischi anteriori griffati Brembo, necessari a contenere l’esuberanza del motore. Ecco, ho pronunciato la parola magica. Il propulsore della JCW è nato sulla base del quattro cilindri dell’ultima generazione di Cooper S.

SOTTO IL COFANO Per arrivare a quota 231 cavalli la JCW sfrutta i benefici di un turbocompressore realizzato in materiale particolarmente termoresistente. Ciò significa che riesce a generare una maggiore pressione di sovralimentazione. Poi ci sono pistoni speciali che hanno consentito di adattare il nuovo rapporto di compressione alla pressione di sovralimentazione e una centralina rimappata. In questo modo il motore reagisce in tempi brevissimi ai più piccoli impulsi del piede destro, sfoderando una coppia da diesel di 320 Nm già a 1.250 giri che resta a disposizione fino a 4.800. A quota 5.200, invece, il propulsore marca la sua potenza massima richiamabile costantemente fino al limite dei 6.000. La preparazione sportiva si completa con l’immancabile impianto di scarico dal caratteristico suono cupo e graffiante.

PREMIUM IN PICCOLO Dopo questo “walk around” l’acquolina sale e non vedo l’ora di sedermi su quel bel sedile sportivo. Prima però è il momento di fare il punto sui prezzi, perché tanto ben di Dio ha un costo. Il listino parte da 31.200 Euro per la JCW con il manuale per salire di circa 1.900 Euro per avere l’automatico. A questo, come sempre, si aggiunge la lista degli optional dalla lunghezza di un testamento per 7 fratelli. Di serie però la dotazione è già molto buona comprendendo fari allo Xeno, indicatori di direzione bianchi (esclusivi per la JCW), tappetini dedicati, sistema di infotainment MINI Visual Boost e ovviamente tutto il pacchetto dedicato come detto. Ora però è il momento di partire per davvero. 

FUOCO ALLE POLVERI Come tutte le MINI di ultima generazione il tasto di accensione si trova in basso sulla plancia, è tinto di rosso e pulsa quasi a invitarti a dar fuoco alle polveri. Non aspetto altro. Il rombo cupo e profondo con una bella accelerata iniziale sembra mettere subito le cose in chiaro. Ma io voglio le curve. Dossi e buche, prima di uscire dalla città, non mi scuotono la calotta cranica come fossi con una bici da corsa sul pavé, anzi l’assorbimento è decisamente buono, e il vecchio modello pare già un ricordo lontano. Il traffico si dirada, la strada si apre e si immerge in una verdissima macchia di colore.

SPERNACCHIONA Il sound invade l’abitacolo come quando si tiene la musica a palla e il 2.0 litri turbo inizia a spingere. La JCW accelera decisa, anche sequella sensazione di rabbia e forza, piacevolissimo ricordo della penultima generazione, faccio fatica a ritrovarla qui. Sarà anche per il cambio automatico Aisin a 6 marce (con convertitore di coppia) che ci mette quella punta di dolcezza in più rispetto alla botta secca del manuale, ma qualcosa non torna.La cambiata è sempre accompagnata da una pernacchiona che si sente da lontano, ma non c’è il calcio nella schienaIl motore non ha sbalzi d’umore. Fila via lineare quasi con la progressione crescente di un motore elettrico. D’altro canto, però, così si ha il vantaggio di avere tanta coppia già da un regime appena sopra quello MINImo. Ma è veramente questo quello che avrei voluto da una John Cooper Works? Rimando la risposta ancora un po'.

MI PIACCIONO LE CURVE Vedo le curve da lontano, sorriso sulla faccia. Destra sinistra in un bella curva in contropendenza, che nella mia mia mente malata riporta alla famosa curva in cemento Karussell del Nurburgring. Come sono messo male. La JCW sfoggia tanto appoggio laterale. Il differenziale a slittamento limitato, per quanto sia elettronico, fa un gran bel lavoro e mi aiuta a tenere il muso bello stretto in uscita a filo della linea dipinta per terra. Grande risultato, non c’è che dire, soprattutto considerando che la gommatura non è più generosa come mi aspettavo ma fissa le sue misure in 205/45 R18. Passano le curve ma, sterzata dopo sterzata, sento la JCW 2015 meno reattiva, meno affilata che in passato. Se tolgo il piede dall'acceleratore in piena curva non capita più di dovere controllare la perdita di adernza del retrotreno. Colpa (o merito) del passo più lungo dell'ultima generazione. Passatemi il termine, è più mollacciona nell’assetto. Anche semplicemente accelerando con decisione, il muso tende a sollevarsi. Nei cambi di direzione più svelti la cassa si muove molto più che in passato, insomma dimenticatevi l’assetto da kart “spaccadenti”. Di sicuro gli uoMINI MINI hanno fatto i loro ragionamenti e se hanno fatto una scelta del genere avranno le loro buone ragioni ma la JCW, la più estrema e pistaiola delle MINI, non avrebbe dovuto imborghesirsi così.

DAL VOLANTE Lo sterzo invece conserva quella precisione di cui si ha bisogno quando si vuole fare della “buona chirurgia da tornanti” nel pieno stile MINI. E i freni? Di sicuro i Brembo dell’esemplare in prova avrebbero avuto più mordente se solo la MINI JCW avesse avuto qualche chilometro in più sulle gomme. Con 270 km sull’indicatore probabilmente aveva ancora il primo pieno fatto dalla Casa. Detto questo, sono più che convinto della loro potenza e resistenza alla fatica, proprio come si conviene a un’auto che potrebbe fare un track day.

AUTOMATICO CHE PIACE Capitolo cambio. Come detto il cambio è un automatico, ma sa assecondare molto bene il carattere del motore. Si cambia marcia in un battito di ciglia usando la classica leva o i paddle al volante. A onor del vero è più veloce nel salire che nello scendere di rapporto, ma parliamo di piccolezze. Davvero ottima, invece, la possibilità di tenere la marcia selezionata. In modalità manuale una volta scelto il rapporto è possibile tenerlo anche fino al limitatore o volendo si può infilare la sesta a 50 orari e schiacciare a fondo senza che l’elettronica scali due o tre marce automaticamente,come spesso accade.

MORALE DELLA FAVOLA Per tirare le somme, la nuova MINI JCW ha perso qualcosa della cattiveria del modello precedente in funzione di un comportamento più docile e gestibile da tutti. E’ comoda sullo sconnesso anche in modalità Sport, senza il rischio di far saltare l’otturazione. Ed è divertente quando serve con tutta la potenza di cui dispone, ma i puristi MINI troveranno una sportiva meno sportiva che in passato. Cosi è la vita. 


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