Autore:
Marco Rocca

E’ LEI QUELLA GIUSTA So che i “Ministi” mi odieranno per quello che sto per dire ma secondo me la nuova Mini in configurazione 5 porte ci sta un gran bene. Lo so, lo so: bisogna farci l’occhio e sulle prime può sembrar un po’ sproporzionata ma vi assicuro che superato questo scoglio poi non si torna indietro.

5 PORTE FOREVER Anche perchè in tutta onestà, è una rottura dover far scendere e far salire gli amici e poi ancora saltar fuori prima di salutarli, con la pioggia poi non ne parliamo. Con 5 porte c’è più spazio dentro per le gambe dei passeggeri posteriori che stanno più comodi, ma c'è più spazio anche per i bagagli nel bagagliaio, con 67 litri di capienza in più (278 totali). Buttali via. In effetti la concorrenza lo aveva capito da tempo (Audi A1 in primis che viene venduta quasi per il 90% in configurazione five doors). Certo, per Mini la questione è più scottante, perché lei è sempre stata a tre porte. Ma le cose cambiano, al punto che ora con 5 ingressi non si grida al sacrilegio.

SEMPRE LEI Al volante, invece, tutto è come sulla Mini “originale”. Nulla fa capire di essere seduti sulla versione allungata. La guida è esattamente la medesima nel pieno rispetto della tradizione, o quasi. Perché c’è da dire che la nuova Mini è cambiata, inutile nasconderlo. Le quote svelte di una volta sono un lontano ricordo. Non soltanto per la versione 5 porte, che ha un passo più lungo di 7 entimetri e quindi potrebbe anche essere giustificata ma anche per la classica hatcback. Ma di questo ne ho parlato nella prova della JCW che trovate tra le correlate.

TRE CILINDRI DELLE MERAVIGLIE E se di guida parliamo, allora non si può non tirare in ballo il vero protagonista: il nuovo 3 cilindri diesel da 1,5 litri. Che motore! Finché non lo provi non capisci, poi ci fai anche solo il giro dell’isolato e capisci che non serve tanta potenza per divertirsi. Centosedici cavalli sono più che sufficienti nella guida quotidiana e, perché no, anche per togliersi qualche soddisfazione. Il piccolino ha carattere, è abbastanza vigoroso nelle accelerazioni, allunga bene e soprattutto non consuma niente. Tra città, autostrada e tangenziale si è accontentata di poco meno di 18 litri per 100 km. Roba da non crederci finché non lo leggi sul display del computer di bordo.

I CAPISALDI Della vecchia Mini è rimasto lo sterzo, un filo più pesante da girare rispetto alla rivale e il cambio manuale decisamente contrastato negli innesti che, se da un lato alimenta la fiammella di una sportività necessaria a Mini, dall’altro non è il massimo del confort in coda al semaforo. Detto questo, dovessi comprare una Mini la sceglierei di sicuro 5 porte con 1.5 diesel, l’accoppiata migliore che si possa fare a catalogo. Come sempre di optional ce n’è una quantità esagerata e volendo il conto finale può tranquillamente a superare i 30mila - si parte da 22.850 Euro per questo modello - ma stiamo parlando di “piccole premium in miniatura” (chiamando in causa anche la rivale di questa prova) con tutto il loro carico di tecnologia e qualità prese in prestito dalle grandi.

ATTENZIONE AL DETTAGLIO Tante comodità che possono sembrare superflue ma che poi diventano quasi indispensabili e si cercano su altre auto. Ci si abitua facilmente alle cose belle, diceva mia nonna. Mi viene in mente per esempio l’head display. Mostra una quantità di informazioni pazzesca senza per questo confondere, anzi. Ogni funzione ha il suo colore, la grafica è molto ben chiara e ben fatta. Insomma, si vede che anche in una cosa apparentemente non indispensabile c’è tanto lavoro. Nulla è lasciato al caso. A me, che sono un fissato per l’audio, l’impianto firmato Harman Kardon, per esempio, ha fatto una gran piacere. 


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