Autore:
Paolo Sardi

FLASHBACK Quando l'ho vista non sono proprio riuscito a trattenere  una risatina. Chissà cosa avrà pensato di me l'addetto della Mazda incaricato della  consegna della 3? Lui in fondo non poteva certo sapere che la mia prima auto, una Fiesta 1100 Festival del 1980, era esattamente di quello stesso colore. Bronzo azteco: così lo chiamavano alla Ford, dando  prova di una fervida fantasia. In sostanza  un arancione sui generis, che fa sembrare la carrozzeria lontana parente di una pignatta di rame o di un vecchio gettone del telefono.


SCARRAFONE Inutile dire che per me è stato amore a prima vista. "Ogni scarrafone è bello a mamma sua" dicono ai piedi del Vesuvio e la citazione calza a pennello. La forma dei fari, l'aria un po' appuntita e la nervatura che solca per la lunga parte della carrozzeria danno davvero alla 3 un'aria da insettone. L'accrescitivo non è affatto  fuori  luogo: metro alla mano, la 3 misura  la bellezza di 4 metri e 42, un valore allineato a quello di molte  wagon della categoria.

ROMPIGHIACCIO Strana scelta quella  della  Mazda, che ha realizzato paraurti a V degni più di un rompighiaccio che non di una compatta di classe media. Un taglio diverso avrebbe  permesso di risparmiare molti centimetri, oltre a qualche giro dell'isolato alla ricerca di un parcheggio di taglia large...  Poco male, comunque, anche perché l'abitacolo non delude le aspettative create dalla vista di cotanta carrozzeria.

PROMESSE MANTENUTE Davanti o sul divano posteriore, i passeggeri hanno sempre spazio in abbondanza e per sistemare le borse nel bagagliaio non serve aver frequentato un corso intensivo di Tetris. La plancia ha un look moderno e lineare. Bada soprattutto al sodo, con plastiche un po' durette ma spesse e ben assemblate, anche se alcuni elementi, come il pannello portiera, potrebbero concedere qualcosa in più alla vista e al tatto.


E' SEMPRE NATALE La Mazda regala anche qualche effetto speciale una volta tramontato il sole. Accesi i fari, infatti, tutto si illumina di rosso con un colpo d'occhio suggestivo, simile a quello offerto dalla lava di notte. Un po' pacchianotte sono solo le lucine che si accendono in sequenza all'avviamento sulla consolle: fanno molto addobbo natalizio fuori stagione ma per fortuna dopo un po' non ci si fa più caso.

TAGLIA UNICA One size fits all, una taglia veste tutti. Così scrivono su alcuni capi d'abbigliamento e la stessa dicitura potrebbe campeggiare tranquillamente anche sulla 3. Sedile e volante si regolano alla grande mettere a proprio agio tanto chi ama guidare come su una sdraio quanto chi predilige la postura da seggiolone. Due soli gli appunti da fare: la pedaliera è un po' avanzata e il piano di seduta potrebbe essere conformato meglio, ma per parlare di scomodità occorre pesare più di ottanta chili e aver macinato d'un fiato diverse centinaia di chilometri.


FACTOTUM Questo è comunque un tipo di uso cui la Mazda si adatta bene, complici l'assetto non troppo rigido e un comfort acustico più che accettabile. A essere sinceri, si impiega però di meno a dire che non esiste un ambito in cui questa 3 dimostri di essere a disagio. In città, pur non essendo proprio tascabile, si muove con agilità insospettabile, pronta a eseguire i comandi di uno sterzo leggero ma preciso. Simili doti si apprezzano ancor più nel misto, dove la media nipponica pennella le traiettorie in modo nitido e puntiglioso.

AFFINITA' DI COPPIA Il motore, il 1600 turbodiesel da 109 CV prodotto a quattro mani dai gruppi Ford e PSA e impiegato a macchia di leopardo su innumerevoli modelli, ha proprio con la Mazda 3 una tra le migliori affinità di coppia. Spinge fluido e regolare dai bassi regimi e, senza brusche impennate, allunga con un'autorevolezza degna di un pari cilindrata a benzina. Lo scatto è bello vivace e a orecchio gli 11,3 secondi dichiarati per il passaggio 0-100 suonano tutto sommato realistici.


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