Autore:
Ronny Mengo

LA NOVITA’ Hanno deciso di non stravolgere l’aspetto noto – e una frase originale in questo caso potrebbe essere "squadra che vince non si cambia" – ma di intervenire qua e là, per togliere la polvere, ritoccare difettucci, dare vita a un model year 2002. Restano quindi le linee tondeggianti cucite addosso, le portiere laterali scorrevoli per uscire comodi anche dopo aver parcheggiato a pettine, i sette posti dell’abitacolo, i cinque metri scarsi di lunghezza.

FUORI

Arrivano una calandra più accattivante, proiettori anteriori "tecnici" con lampade sdoppiate sotto protezioni trasparenti, una presa d'aria più discreta integrata nel cofano e cerchi dal nuovo disegno. La coda rimane sostanzialmente immutata, non fosse per le luci squadrate maggiormente visibili, mentre la seconda generazione si fa sentire soprattutto aperta la portiera.

DENTRO

Aumentare al massimo la modularità dello spazio in funzione del numero di passeggeri a bordo e del bagaglio al seguito, era il compito sottolineato in rosso, nelle agende coreane. Via quindi a seconda e terza fila di sedili rimovibili separatamente, per giocare con il volume del bagagliaio (variabile da 619 a 3616 litri), corridoio fra i sedili per passeggiare negli interni e spazio sopra la testa per non togliersi il cappello con il pon-pon al rientro dalla giornata di sci.

METTETEVI COMODI

E poi, nuove finiture, materiali più ricercati e una plancia ridisegnata: dai comandi del climatizzatore (indipendenti per passeggeri anteriori e posteriori) a quelli degli antinebbia e del lunotto termico, dai sedili nati per favorire una postura più corretta, alla marea di cassettini nascosti ovunque, fino al tavolino ripiegabile per sentirsi in volo e chiedere alla hostess un succo di pomodoro.

DIESEL E NON DIESEL

La nuova Carnival si aggiorna anche sotto il cofano e i progressi meccanici si traducono in due motorizzazioni capaci di rispettare in pieno la normativa antinquinamento Euro3. La scelta è tra l'alimentazione a gasolio, con il 2.9 turbodiesel common rail da 145 cavalli (106,3 kW) a 3600 giri al minuto, oppure il V6 a benzina da 2.5 litri e 150 cv (110 kW), entrambi disponibili a richiesta con il cambio automatico al posto del consueto meccanico a cinque rapporti.

DOVENDO SCEGLIERE Tre gli allestimenti previsti

: LX (di serie il doppio airbag depotenziato per guidatore e passeggero, l’Abs con il ripartitore elettronico della frenata, la chiusura centralizzata, gli specchi esterni di dimensioni maggiorate e autosbrinanti, clima manuale e altro ancora), EX Comfort e EX Top.

DISPONIBILE DA SUBITO

I prezzi, si diceva, in Kia sono fieri di renderli noti: si passa dai 42.501.127 della 2.9 LX ai 49.907.359 della 2.5 V6 24v EX Top, passando dai 44.505.166 della EX Comfort indipendentemente dalla motorizzazione.

COME VA

Proviamo quella che, considerando i dati di vendita del modello che sostituisce e le tendenze di chi si indirizza alla categoria delle monovolume, si preannuncia come la Carnival più richiesta: la diesellona nata per viaggiare, con la coscienza a posto e il giusto distacco con il benzinaio.

PRO O CONTRO PELLE

La scelta dell’allestimento è chiaramente soggettiva: da dire che la base LX non lesina in fatto di dotazione e qualità d’insieme, e che la via di mezzo EX Comfort in realtà non aggiunge molto. O comunque nulla di assolutamente immancabile (le prese d’alimentazione a 12 volt, i fendinebbia circolari, gli inserti in colore alluminio sugli altoparlanti, i tavolini ripiegabili Alitalia-style, le maniglie cromate e i fari ad attivazione automatica). Lo stacco si ha con la top di gamma, con pelle, regolazioni elettriche dei sedili, verniciatura bicolore e altro ancora. Tra i due estremi ballano poco più di sette milioni.

CI VUOLE ORECCHIO

Il quattro cilindri di 2,9 litri HPDi a iniezione diretta di gasolio, gestione elettronica e testata a sedici valvole, si fa sentire, subito, in senso letterale: è tutt’altro che lieve la rumorosità del motore appena girata la chiave, destinata tra l’altro a rimanere se non ad aumentare una volta in marcia. In autostrada si è costretti ad aumentare il tono di voce o a pompare la musica nelle casse, perché tra il motore e i fruscii aerodinamici è una bella gara.

VERTIGINI

Partiamo, alti forse troppo su quei sedili modello seggiolone dal quale tutti prima o poi siamo caduti da piccoli, inforcando la prima con la comoda leva del cambio che spunta dalla plancia e prendendo le misure con la mole della Carnival. Lo scatto non è di quelli che mozzano il fiato, come del resto è giusto che sia, ma una volta in quinta, gomito destro sul bracciolo e sinistro sulla base del finestrino, si viaggia in tutta comodità dimenticandosi delle due tonnellate che ci accompagnano.

IN PUNTA DI DITA

Bisogna essere dolci con la più massiccia delle coreane, data la sua antipatia per le manovre eccessivamente brusche: le sospensioni sono piuttosto paciose e tendono a cullare i passeggeri, neanche si fosse sul vaporetto in Laguna, ma oltre qualche ondeggiamento e il tradizionale sottosterzo, se si affrontano le curve con disinvoltura non si va e il comportamento d’insieme è più che positivo, così come il lavoro dell’impianto frenante in caso di emergenza.

IN RAMPA DI LANCIO L’HPDi non si tira indietro

se si decide di schiacciare e fa segnare i 168 orari, ove consentito, di velocità massima con dei consumi dichiarati dalla Casa che si attestano sugli 8,2 litri di gasolio ogni 100 chilometri. Per quanto riguarda invece il benzina, con testata a 24 valvole, la velocità di punta sale a 185 orari. Sicurezza, infine, curata per bene, con la scocca irrigidita soprattutto nei montanti anteriori, le barre antintrusione in acciaio, il ripartitore elettronico della forza frenante sui due assi.

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