Prova
Jaguar XF Sportbrake

Jaguar XF Sportbrake

Elegantemente english, la Jaguar XF Sportbrake entra a gamba tesa nel segmento delle station di lusso. Ecco come va su strada.
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Autore:
Andrea Rapelli

FAMIGLIA ALLARGATA Rimanere a bocca asciutta nel segmento delle station di lusso pare un po' tirarsi la zappa sui piedi. Specie adesso che le familiari di stirpe nobile sono tornate in auge. Ecco perché a Coventry hanno partorito, da una costola della XF, la Jaguar XF Sportbrake. Giardinetta ma all'inglese, of course.

RETROSPETTIVE L'essenza della Jaguar XF Sportbrake sta tutta nella coda, panciuta il giusto, che non appesantisce l'insieme e, anzi, lo slancia. Anche perché le misure rimangono quelle, pur generose, della berlina (4,96x1,92x1,46 m). Il lato B è dominato dal lunottone tipo visiera da Star Wars – parola di designer Jag – e dalla placca argentea che collega i gruppi ottici bislunghi, mentre nella vista di lato il profilo declina dolcemente verso il portellone. Per un risultato che stuzzica, specialmente in toni scuri.

BAGAGLI DI CLASSE Il bello della Jaguar XF Sportbrake, però, sta tutto nel bagagliaio: al di là della maggiore capacità (550-1.675 litri) rispetto alla berlina, potrete contare su una finitura ineccepibile, una scenografica illuminazione bianca e su tutta una serie di chicche per stivare gli oggetti: tra paratie, reti e scomparti nascosti c'è l'imbarazzo della scelta. In più, gli schienali si abbattono tirando comode leve poste all'imboccatura del vano. Pagando, questo meccanismo diventerà elettrico, così come l'apertura del grande portellone. Che non dispone, tuttavia, del lunotto apribile separatamente.

QUI SI RESPIRA I benefici della codona non finiscono qui: se lo spazio riservato alle ginocchia dei passeggeri posteriori appare del tutto simile a quello della XF a 4 porte, è la disponibilità di centimetri per la testa ad aumentare in modo significativo: la scheda tecnica della Jaguar XF Sportbrake recita 4,8 cm in più in altezza per chi si accomoda sul divano ed è facile crederci. Una volta a bordo, infatti, neppure i cestisti sfiorano il padiglione con il capo. In tre, qualche limite c'è, più che altro in larghezza.

SOTTO IL COFANO Nulla di nuovo sotto il timido sole scozzese: la scelta dei tecnici di Coventry, vista l'indole del modello, è caduta esclusivamente sui motori a gasolio, almeno per il momento. La gamma della Jaguar XF Sportbrake parte quindi da un 4 cilindri 2.2 capace di 200 cv, che le consentono di scattare da 0 a 100 km/h in 8,8 secondi, percorrendo una media di 19,6 km/litro ed emettendo 135 g/km di CO2. Per chi desidera di più ci sono i V6, entrambi biturbo da 3 litri: consumi ed emissioni sono identici (6,1 l/100 km, 163 g/km) mentre nello 0-100 l'S da 275 cv rifila 4 decimi al fratellino da 240 (6,6 contro 7,1 secondi). Tutti possono contare su cambio automatico – ZF a 8 rapporti – e sistema Stop&Start.

PREZZI Il listino della Jaguar XF Sportbrake appare interessante: primo perché, con il 2.2 litri, si tagliano i costi di gestione – soprattutto in chiave flotte aziendali – e poi la dotazione è tutto sommato completa. Si parte dai 50.550 euro della 2.2 D base, che comunque offre di serie cerchi da 17”, clima automatico bizona, cruise control, interni in pelle e fari bi-xeno, per citare qualche chicca. Il top è rappresentato dalla 3.0 DS V6 Portfolio, per la quale bisogna sborsare 65.910 euro. Le differenze d'equipaggiamento fra i 4 allestimenti (base, Luxury, Premium Luxury e Portfolio) sono minime: peccato tuttavia che sensori di parcheggio, navigatore e specchi ripiegabili elettricamente siano sempre offerti a pagamento.

RIGORE BRITANNICO Gli interni della Jaguar XF Sportbrake t'accolgono con un certo rigore: non tanto nelle finiture (qui le tedesche sono ancora un pelo avanti) quanto nel design, semplice e d'effetto. Non mancano le sottigliezze delle bocchette aria che appaiono solo all'accensione, il cassetto portaguanti che si apre sfiorando il bordo della plancia, pelle ovunque. Le differenze rispetto alla berlina, comunque, le nota solo chi siede dietro, con il già citato surplus di cm in altezza.

PIACEVOLI SORPRESE Appurato che la posizione di guida è perfettamente regolabile e che il layout dei comandi è quello (un filo scombinato) che si ritrova sulla berlina, il dubbio che m'assale riguarda i 200 cv del dieselino da 2,2 litri. Monoturbo, per giunta. Ce la farà a spingere i circa 70 kg aggiuntivi della Jaguar XF Sportbrake? La risposta, fra le dolci colline scozzesi, non tarda ad arrivare. Complice l'ottimo automatico ZF, non si sente troppo la necessità di altri cavalli. Senza, oltretutto, un sound spiacevole: si sente che là davanti c'è un 4 cilindri, questo sì, ma la voce non è mai davvero sgarbata.

MEGLIO SCEGLIERE Semmai, sarà il vostro piede a dettar legge. Nel senso che, se volete procedere spediti e avere sempre la marcia giusta in uscita di curva, allora vi toccherà viaggiare di fisso con la modalità Sport della trasmissione inserita. Così, la schiena del motorino in questione si fa incisiva quanto basta, anche se mai davvero tosta. In D, invece, la logica del cambio tenterà di mantenere il più a lungo possibile il rapporto inserito, a meno che non pestiate come scriteriati sul gas. Solo a quel punto, infatti, i chip si risvegliano e vi permettono di guadagnare velocità con una certa efficacia.

ENJOY Le strette strade della campagna scozzese sono (quasi) perfette per mettere in luce la dinamica della Jaguar XF Sportbrake. Anche senza sospensioni attive, in effetti, la giardinettona fila via tra le curve con aplomb british, senza scomporsi minimamente. Anzi, anche forzando la mano, l'assetto mostra una certa tenacia, mentre lo sterzo – non il massimo della precisione – sa però prendervi per mano dall'inizio alla fine della curva. Il tutto, senza particolari tendenze (il sottosterzo, per dirne una). Il feeling, considerando pur sempre che si sta seduti su un mezzo da 5 metri e oltre 1.700 kg, si gusta appieno, come una chiacchierata tra vecchi amici.

ON TRACK Visto che in Jaguar credono fermamente nell'handling della XF Sportbrake, l'idea di farcela provare su uno di quei pistini dispersi nel bel mezzo del nulla cosmico nella campagna scozzese sembra azzeccata. In circuito, però, servono i cavalli e allora si entra solo con la 3 litri DS, da 275 puledri. Con Dynamic mode, sospensioni attive e differenziale elettronico la giardinettona Jag mostra una precisione nelle traiettorie davvero godibile, senza per questo dimostrarsi ciondolona o troppo sensibile al tiro-rilascio del gas in curva. Anzi, prendendo a calci l'acceleratore mostra una motricità degna di nota, accompagnata da un cambio piuttosto veloce a recepire le intenzioni del pilota, sia in manuale sia in automatico.

COMFORT REGALE Dismessi i panni della stracciagomme, la Jaguar XF Sportbrake sa condurvi dal punto A ad un punto B trattandovi da famiglia reale: l'isolamento acustico è da station di classe, così come quello sui passaruota. Considerando il granulosissimo asfalto inglese e i gommoni da 19” delle versioni provate, è un gran bel risultato. Le differenze fra il 2.2 e il 3 litri? Il primo, in qualche frangente, mostra piccole ruvidezze tipiche del 4 cilindri, a cui l'orecchio di (quasi) tutti farà presto l'abitudine. Liscio il V6, che regala anche un apprezzabile surplus di prestazioni, grazie ai 75 cv in più.


TAGS: jaguar xf sportbrake Tutte le prove auto del 2012

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