Autore:
Paolo Sardi

 PIU'... UGUALE Per chi fa questo mestiere tutte le auto dovrebbero essere uguali, come i cittadini davanti alla legge. A parte la similitudine (ok, forse di questi tempi era meglio un altro esempio...), il condizionale resta però d'obbligo perché a volte i casi della vita fanno sì che alla fine ci siano auto un po' "più uguali" delle altre.

ALL'ALTARE

Non faccio quindi mistero di considerare le Jaguar di una volta mirabili esempi di eleganza, tanto da aver utilizzato, sette anni fa, una Mk II nera anche per il mio matrimonio (vedasi galleria fotografica e a proposito... grazie ancora, Andrea!). Logico quindi che la S-Type, specie se anche lei nera, eserciti su di me un fascino particolare. Dichiarata la tara, ricavare il giudizio netto sarà ora più facile...

 


FLASHBACK

In fondo è innegabile che la S-Type attinga a piene mani dalla tradizione per affermare la propria personalità, più di qualsiasi altro modello di Coventry. La doppia coppia di fari tondi e la mascherina ovoidale con cornice cromata, esaltata da un solco a V che percorre tutto il cofano, hanno il sapore di una citazione dotta, come la parabola descritta dal padiglione all'altezza del montate posteriore.

ALL'INSU'

La coda non è invece seduta come quelle di una volta e si staglia ben più alta, come se fosse frutto di anni di sedute rassodanti in palestra. Non che nella sostanza cambi molto: il bagagliaio resta lungo e largo ma poco profondo: è ottimo per il trasporto dei quadri ma se l'imballo è voluminoso, già un televisore da 14" può diventare un trasporto eccezionale. Per fortuna che lo schienale del divano è ribaltabile... Sotto il trasparente rosso, le luci hanno un look che più moderno non si può e così, vista da dietro, la S-Type ammicca ai nostalgici solo con i due terminali di scarico cromati, qui pudicamente rivolti verso il basso.

DORMIGLIONE?

Una simile scelta ha chiaramente una funzione soltanto estetica. Di sicuro non serve a rendere più urbana la voce del motore, che già di suo ha un tono estremamente sommesso. Ciò vale sempre, in ogni condizione di impiego. Anche a freddo, al minimo, stando nell'abitacolo sembra quasi che il V6 2.7 (bi)turbodiesel dorma ancora tranquillo tra due guanciali, senza un sussulto o una vibrazione. Proprio come se avesse deciso di girarsi tra le coperte e di infischiarsene dell'ordine di avviarsi.

 


SILENZIO, SI GIRA

E non è che le cose cambino in movimento. Quale che sia la posizione della lancetta del contagiri, il silenzio regna sempre sovrano nell'abitacolo e solo ad alta velocità si possono avvertire leggeri sibili aerodinamici dagli specchietti. Il più delle volte, specialmente nei percorsi extraurbani, si finisce così con il tenere lo stereo spento per godersi in santa pace un po' di silenzio.

TAPPETO VOLANTE

Se il comfort acustico non delude, anche sullo sconnesso la S-Type si dimostra una sorta di tappeto volante. Le sospensioni filtrano le asperità con sorprendente disinvoltura, facendo sembrare la Jaguar un ferro da stiro che corre sulle pieghe di un tessuto. Al punto che viene quasi da guardare nello specchietto per vedere se le buche sono ancora lì o se l'asfalto si è ripianato come per incanto.

LIETA SORPRESA

Fatta questa premessa, sarebbe quindi normale dover fare i conti con un rollio marcato in curva e dover scendere a compromessi sul fronte della precisione di guida. E invece la situazione resta positiva. Chiaramente la S-Type predilige i tratti più veloci ma, pur senza essere una vera sportiva e alla faccia di una stazza da yacht (se non da petroliera), esce a testa alta anche dal misto affrontato a passo di carica.

 


FIATO DA VENDERE

Dal canto suo, il motore si guarda bene dal tirarsi indietro e asseconda anche i pruriti di chi sotto al gessato porta le scarpette da pilota. Il V6 attacca a spingere bene già poco sopra i 1.500 giri, si distende una volta superata quota 2.000 e allunga con autorevolezza fino quasi alla zona rossa. A ricordare che questo non è il tipo d'impiego ideale della S-Type provvede però il cambio automatico. La sua migliore dote è senza dubbio la dolcezza di funzionamento, mentre nelle manovre di kick down l'elettronica risponde con una la flemma di una nobildonna.

LUCI E POCHE OMBRE

E come potrebbe essere diversamente? Anche l'abitacolo è aristocratico, di stile neoclassico, con la pelle che riveste le comodissime poltrone e le venature del legno a tenere banco sugli arredi. Lo spazio per quattro è abbondante, mentre l'eventuale quinto deve fare i conti con gli ingombri del tunnel centrale. La qualità degli schiumati, utilizzati in lungo e in largo, come per esempio nella parte superiore della plancia, è ottima. Solo le bocchette dell'aria e le levette al volante fanno un po' storcere il naso, rivelando un'origine piuttosto plebea, al pari della chiave di avviamento. Ma in fondo si sa che nessuno è perfetto.

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