Autore:
Luca Pezzoni

IN AUTOMATICO Quasi un mese di full immersion. La scusa per il fidanzamento, é il cambio automatico. Per capire se e quanto cambia l'anima della Santa Fe. Per trovare una risposta, motivata o immotivata, alcontinuo ostracismo italico alla trasmissione automatica. Quasi che riposare braccio destro e piede sinistro sia da mettere al pari di una tortura. E diciamo subito la nostra: dovessimo acquistarla, opteremmo in via preferenziale per la via automatica.

ATLETICA Perché quando si vuole spingere basta spostare il selettore in modalità sequenziale: le marce - indicate in un piccolo (troppo) display dedicato annegato nel cruscotto, vengono snocciolate in un amen, forse due. E si va via bene. Non si tratta certo di un DSG. Mail 2,2 litri, considerando le dimensioni in gioco dimostra di avere il cuore generoso e si accoppia bene e in modo dolce agli automatismi. Invece, tutte le volte che si vuole pensare ad altro (ovvero quasi sempre), si mette in Drive e non ci si pensa più. Si arriva a destinazione riposati e si superano gli ingorghi senza nervi tirati.

NOTTE TEMPESTOSA Torniamo al primo contatto, una notte buia e tempestosa in quel di Milano. Usciamo in retromarcia dal parcheggio, e qui iniziano i guai. Non con il cambio, basta mettere il selettore in R e sfiorando l'acceleratore e ci si muove dolcemente. No, il problema sono le dimensioni e quel muro che sembra lontano dallo specchietto enorme, molto meno girando la testa. E qui i sensori che potrebbero dare una mano sono invece assenti.

AGILE E NON GRACILE Superato l'imbarazzo iniziamo a muoverci tra le corsie cittadine con auto, moto, scooter e compagnia si spostano da una parte all'altra. Lo sterzo morbido, anche se non velocissimo aiuta, e con il selettore in Drive si risparmia fatica e stress. Ma che brutta la (finta) radica...a chi piace davvero? Non l'abbiamo mai capito. Comunque i passeggeri apprezzano gli spazi e i modi: la guida é fluida. Ma con carattere. Un lato che ci ha sorpreso della Santa Fe é la risposta immediata ai comandi del piede destro: senza secondi tempi o ritardi letargici dovuti a masse esagerate. L'automatico aiuta anche qui.

INCROCIATORE Ci avviciniamo all'autostrada, i trasferimenti a velocità codice sembrano fatti apposta per questi mezzi: il motore che ronfa sornione, le ruotone non fanno passare troppo rumore nell'abitacolo e anche i minacciosi Tir fanno meno paura. Gli occhioni davanti illuminano bene la strada e pure il diluvio universale non spaventa. Anche i curvoni veloci vengono digeriti senza riflussi indesiderati, a patto di non guidare come indemoniati. Tratte da 400 km senza soste lasciano riposati come a bordo di ammiraglie.

ALLA GRANDE I sedili in pelle nera - l'allestimento Dynamic significa "all inclusive" - per l'occasione con un filetto rosso sui profili che piacerà a chi ha vinto la "Champions", assomigliano ad un trono. E ildivano posteriore merita davvero tale nome. Il bracciolo centrale anteriore, talmente ampio da rendere impossibili i giochi di gomito con il passeggero, rimane durissimo nel guscio plasticoso ma nasconde un vanoenorme e, all'occorrenza, refrigerato. Sembra un dettaglio di quest'epoca ma quando si sta con il termometro sopra i 30 gradi e bloccati in ingorgo fantozziano è una bella benedizione. Gli americani non sempre hanno ragione, ma per rendersi la vita semplice e meno dura sono i migliori. E i coreani sembrano aver pensato a loro...

PRATICONA E poi tanta praticità, come il maniglione posteriore che apre un bagagliaio infinito, lo schienale posteriore reclinabile e comodo anche per spilungoni e una silenziosità di fondo a tutte le andature. Poi nessuno é perfetto. La mancanza dell'automatismo in risalita dell'alzacristallo elettrico lato guidatore infastidisce per la banalità del risparmio. L'hi-fi di bordo, pur leggendo anche file mp3 e con replica dei comandi al volante, riesce difficile considerarlo al top, specialmente con quella lucina turchese demodé.

BEVE O NON BEVE? I consumi invece sono quelli che ci si aspettano. Con piede felpato si sta sui 12 al litro, accelerando e in situazioni svantaggiose per superficie frontale da mammut e massa complessiva, si scende attorno agli 8 e anche meno esagerando. Se vi muovete tanto e siete abituati alle parsimonie di una berlina diesel, pensateci bene. Comunque l'automatico non impone troppi sacrifici rispetto al manuale.

MONTANARA E quando finiscono le strade asfaltate? Complice la gita in alta montagna abbiamo fatto il perfetto test del guidatore cittadino. Sterrati, una digressione sul prato e similari si affrontano senza problemi.Se si va sul difficile vale tutto quanto detto mille volte per auto del genere: prima ancora della trazione integrale sono pneumatici, dimensionie angoli d'attacco a consigliare moderazione. Meglio fermarsi prima.

IL LUNGO ADDIO Con il Santa Fe ci siamo abituati bene e dopo un mese - mica capita sempre - volevamo tenerlo ancora. Tanta sostanza in cambio del prezzo giusto, un compagno ideale per chi cerca una multiuso e sa andare oltre gli stemmi sul cofano. E soprattutto non sembra la sorella povera di chicchessia: con quei due bei tuboni di scarico ovali e cromati al posteriore e quell'aria chic di chi e' diventato grande ma non vuole ostentare. Neppure il cambio automatico da americana.