Autore:
Paolo Sardi

USUCAPIONE Ci sono auto che passano in redazione come meteore e altre che invece mettono radici nel parco mezzi. A questo secondo gruppo appartiene senza dubbio la Honda FR-V 1.8 automatica, che siamo stati costretti a restituire "ob torto collo" quando già stavamo pregustando l'idea di avviare le pratiche per l'usucapione. Battute a parte, abbiamo avuto modo di percorrere al volante oltre diecimila chilometri senza registrare il benché minimo inconveniente e di rivoltare come il proverbiale calzino la "Multipla del Sol Levante".

TRE PER DUE La definizione non ha in sé niente di negativo ma descrive semplicemente lo stato delle cose. La giapponese è infatti l'unica altra monovolume ad aver seguito le orme della geniale proposta Fiat, sposando la filosofia del "tre (sedili) per due (file)" per ottenere un abitacolo a sei posti. Il tutto però condito con una spruzzata della tipica razionalità nipponica. Addio dunque per esempio alle porte ultralight, alle enormi superfici vetrate e ai sedili rialzati, che sulla Multipla regalano una visuale da Belvedere. Al loro posto c'è invece una linea di cintura alta, con un taglio a cuneo che fa sentire chi siede dietro al sicuro come in un portavalori ma senza una gran visuale.

VIAGGIO NELLO SPAZIO Il panorama un po' limitato è comunque un aspetto secondario. I passeggeri hanno comunque di che leccarsi i baffi per l'enorme quantità di spazio che hanno a disposizione in tutte le direzioni. La FR-V coccola anche chi siede al volante. Tutti i comandi sono al posto giusto e si apprezza soprattutto la leva del cambio sulla plancia, in posizione comodissima. Il classico pelo nell'uovo è rappresentato dalla possibilità (comunque remota) che un fastidioso riflesso crei difficoltà nella lettura della strumentazione. Il livello delle finiture è in linea con gli standard giapponesi. Le plastiche utilizzate sono di buona qualità e, soprattutto, i vari componenti sono montati con cura certosina: anche shakerando il tutto viaggiando a spron battuto sul pavé, non c'è l'ombra di cigolii.

TRASFORMISTA Oltre che ben fatta, la FR-V è anche furba. Il sedile centrale anteriore, quello che di norma è l'ultimo a essere occupato per lasciare al pilota la massima libertà di movimento vanta doti da trasformista degne di Arturo Brachetti. Il piano di seduta è diviso in due e si apre a scrigno svelando un comodo vano portaoggetti. Ribaltando in avanti lo schienale, si possono invece sfruttare un piano d'appoggio e due porta bicchieri. Per i trasporti eccezionali si può invece contare su un ampio bagagliaio anche quando a bordo c'è il tutto esaurito. La scheda tecnica parla di un minimo di 440 litri circa, pronti a crescere sacrificando - anche uno a uno - i sedili posteriori. Apprezzabile è anche la ridotta altezza da terra della soglia, che semplifica non poco le operazioni di carico e scarico quando si parte con armi e bagagli per le vacanze.

OVERDRIVE Una volta in strada, la FR-V si dimostra una compagna di viaggio poco stancante e a sua volta instancabile, specie se non si ha troppa fretta. Il cambio automatico a cinque marce ha i primi quattro rapporti piuttosto corti e va via bene in progressione con un filo di gas. Entrando a gamba tesa sull'acceleratore, gli innesti si fanno più rapidi e secchi anche se l'impostazione generale resta molto turistica e non sportiva. La quinta è una specie di overdrive, buona per tenere bassi i giri, i consumi e la rumorosità in autostrada. E non manca nemmeno un pratico tastino sulla leva con la scritta D3, buono per inserire la terza e sfruttare il freno motore in discesa o anche per una scalata al volo in caso di sorpasso.

INTELLIGENTE Dal canto suo, anche il motore conferma quanto di buono fatto vedere anche sotto il cofano dell'ultima generazione della Civic. Il suo pezzo forte è senza dubbio la linearità dell'erogazione. La progressione è regolare grazie alla presenza della fasatura variabile "intelligente" delle valvole e dei condotti di aspirazione a lunghezza variabile. Il temperamento è molto vivace ai regimi più alti ma ai paparini dal piede pesante conviene magari valutare l'acquisto della versione manuale, che permette di sfruttare al meglio le doti di allungo quasi motociclistiche.

GIOCO DI SQUADRA Se motore e trasmissione vanno benone presi singolarmente, capita invece che il loro gioco di squadra non funzioni a meraviglia. L'unico piccolo limite del 1.800 giapponese è una lieve carenza di coppia ai regimi più bassi, che il cambio cerca a volte di compensare passando con troppa sollecitudine al rapporto inferiore. Ciò si verifica non soltanto pieno carico o quando si forza un po' il passo, ma anche a volte in autostrada, in presenza di lievi pendenze affrontate con il cruise control inserito. Il tutto penalizza un po' la fluidità di marcia e la silenziosità, con il motore che esprime il suo disappunto alzando la voce.

ALL'ANGOLO Quanto infine al telaio, la FR-V massimizza i benefici di un pianale che vede le ruote piazzate negli angoli come pugili tra un round e l'altro, con gli sbalzi ridotti ai minimi termini. Non è solo l'abitabilità a trarre vantaggio da questa scelta costruttiva. Passo lungo e carreggiate larghe rendono infatti il comportamento sincero e prevedibile, consentendo di adottare una taratura piuttosto soffice delle sospensioni senza che la guidabilità ne risenta.


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