Autore:
Paolo Sardi

L'ANELLO MANCANTE Con l'arrivo, per la prima volta in assoluto nella storia Honda, del cambio automatico in abbinamento al motore turbodiesel si completa la gamma della nuova Accord. Berlina e wagon possono ora finalmente sfidare a viso aperto le best-seller tedesche nella fascia più alta del segmento D. Quella che si va colmare era una lacuna piuttosto importante. In questa fascia di mercato, ben il 20% dei clienti sceglie infatti la trasmissione automatica e rinunciare ancora a una fetta così ampia di potenziali acquirenti sarebbe stato un vero delitto per la Honda.

A SE STANTE Così come già era stato per il motore a gasolio, anche il suo cambio, che entra nella lista delle opzioni a 2.000 euro, è frutto di una lunga gestazione. I vertici della Casa hanno infatti preferito non utilizzare un cambio proveniente da un fornitore esterno e svilupparne internamente uno ex novo. L'automatico dell'Accord turbodiesel non è dunque derivato direttamente da quello che è presente sulla gemella a benzina.

BOLLENTI SPIRITI Cosa abbastanza curiosa (almeno sulla carta), la scelta degli ingegneri giapponesi è caduta su uno schema a "sole" cinque marce, quando diversi concorrenti sono orientati da un po' di tempo sui sei rapporti. Il cambio ha comunque i suoi elementi di pregio, a partire da dimensioni piuttosto contenute, fino ad arrivare un sistema di regolazione della temperatura del lubrificante. Grazie a uno scambio di calore con l'acqua di raffreddamento, entra presto in temperatura limitando gli strappi a freddo, mentre, nell'uso più intenso, a placare i bollenti spiriti provvede un grande radiatore frontale.

LOCK-UP Un altro fiore all'occhiello è un convertitore di coppia studiato specificamente per lavorare a braccetto con un motore a gasolio, con un blocco (lock-up) attivo a gestione elettronica che entra in funzione non appena ci si mette a viaggiare a velocità costante. Questa soluzione limita gli slittamenti e gli assorbimenti di potenza, con vantaggi tanto sul fronte della prontezza nelle risposte quanto su quello dei consumi.

AMPIA SCELTA Dal punto di vista dell'impiego, il cambio dispone della funzione normale Drive (con la corta leva messa in posizione D) e di un programma Sport (posizione S) che favorisce l'uso delle prime quattro marce e passa al rapporto successivo a regimi più elevati. In entrambi i modi, l'automatico Honda permette l'uso della modalità sequenziale agendo sulle levette dietro le razze del volante. Nel primo caso, però, l'elettronica riprende il controllo della situazione rapidamente, mentre con l'impostazione S si attiva la modalità manuale, con le cambiate che avvengono solo quando decide il pilota.

IN PUNTA DI PIEDI La sportività di questa trasmissione trova conferme una volta al volante. Anche quando ci si trova a viaggiare in Drivecon piede felpato, la Accord si dimostra reattiva, con il cambio che sembra davvero una presenza molto discreta tra il motore e le ruote. Leinerzie sono sempre minime e l'impressione è che non ci siano trascinamenti tra una marcia e l'altra. Anche i tempi di cambiata sono piuttosto rapidi, senza che tuttavia la dolcezza degli innesti ne risenta.

FEELING IMMEDIATO Affondando con decisione il piede sull'acceleratore, si ottengono scalate tempestive e puntuali e non è difficile calibrare il kick-down per buttare giù una marcia piuttosto che due. In questo caso però sarebbe meglio agire sulle levette, per essere sicuri di ottenere esattamente il risultato voluto. Le levette permettono di togliersi non poche soddisfazioni nella guida più brillante e di sfruttare appieno e senza ingerenze esterne i 150 cv e i 350 Nm del motore 2.2 i-Dtec.

NON PAGA DAZIO Puntando sul "fai-da-te", è possibile portare la lancetta del contagiri a superare quota 5.000 senza che l'Accord passi da sola alla marcia più lunga. Si può quindi guidare come con un cambio manuale, senza gravi perdite di tempo nelle cambiate. Basti pensare che nello scatto da 0 a 100 il ritardo della versione automatica rispetto alla manuale è di soli 4 decimi (10 secondi netti contro 9,6) e anche sul fronte della velocità massima c'è poco di che lamentarsi (207 km/h contro 212). Nemmeno i consumi peggiorano in modo sensibile, con la percorrenza media che scende da 17,9 km/litro a un sempre dignitoso 15,6.

SENZA COMPLESSI A conti fatti, il consiglio è quello di aprire i cordoni della borsa e di spendere quei 2.000 euro in più, specie se dell'auto si fa un uso a 360°. Il nuovo automatico funziona bene e mostra una notevole affinità di coppia con l'ottimo turbodiesel. E neppure la presenza di cinque marce deve far sorgere complessi d'inferiorità rispetto ad altre trasmissioni. La corretta spaziatura dei rapporti consente al motore di girare sempre a un regime giusto, anche a velocità autostradali: a 130 km/h per esempio, la lancetta è stabile sui 2.500 giri.