Autore:
Luca Cereda

UPDATES Quasi quasi non le chiami nemmeno più Citroen, queste DS. Le due lettere insieme costituiscono ormai un brand a sé stante che per il 2015 pensa in grande: allargare la famiglia da tre (DS 3, DS 4 e DS 5) a sei modelli, consolidando la propria posizione nell’universo premium. Ma, aspettando gli sviluppi futuri, le novità del presente bussano sotto il cofano delle DS che conosciamo già, dove i motori, tutti turbo, ritoccano le prestazioni e si allineano ai parametri Euro 6, in vigore da settembre.

QUI DS 3 La compatta DS 3, per cominciare, adesso arriva a 165 cavalli a 6.000 giri/min. Succede infatti che il motore top, il THP già capace di 155 cv in versione euro 5, ne aggiunga altri 10, grazie a una serie di modifiche, tra cui – la più importante – un aumento della pressione di iniezione massima da 120 a 200 bar. L’innesto dello Stop&Start, una limatina agli attriti interni e un nuovo disegno delle alette del turbo (per mantenere la stessa ripresa ai bassi regimi) completano l’opera, dando una spuntatina anche a emissioni e consumi. Risultato: con ancora 240 Nm di coppia massima disponibili sin dai 1400 giri/min, DS 3 e DS 3 Cabrio 1.6 THP 165 S&S con cambio manuale 6 marce consumano nel ciclo misto 5,6 l/100 km ed emettono 129 g/km di CO2.  

QUI DS 4 Per la DS 4 gli aggiornamenti sono due. Innanzitutto si assiste al passaggio di consegne tra il vecchio motore quattro cilindri VTi 120 e il nuovo tricilindrico PureTech 130 S&S, con il downsizing che impone un taglio netto della cilindrata ma eleva la potenza massima (+10 cv) e porta sulla DS 4 un cambio manuale a 6 marce al posto del cinque marce. Il PureTech vanta anche una coppia più robusta, 230 Nm, e – dice la Casa – consumi ridotti del 19%. Tradotto in cifre, la DS 4 PureTech 130 S&S fa registrare consumi di 5,1 l/100 km ed emissioni di CO2 da 119 g/km. Lo stesso 1.2 PureTech arriva anche sulla DS 3 in versione depotenziata, da 110 cv.

RIPULITO L’altra novità riguarda la DS 4 BlueHDi 120 con un diesel dalle prestazioni ottimizzate. Questo cuore a gasolio è, di fatto, un’evoluzione della versione 1.6 HDi 115, forte di una linea di scarico più efficiente, che, grazie al catalizzatore SCR posizionato a monte del filtro antiparticolato e all’aggiunta dell’additivo Adblue (da rifornire ogni 20mila km circa), trasforma fino al 90% delle emissioni di NOx in vapore acqueo e azoto, riducendo fino al 4% le emissioni di CO2. La DS 4 equipaggiata con il motore BlueHDi 120 dichiara così consumi da 3,8 l/100 km nel ciclo misto ed emissioni di CO2 di 100g/km.

COME VA DS4 BlueHDi 120 Il millesei diesel non sarà cambiato molto ma il gasolio rimane, in Italia, l’opzione prediletta dai clienti DS 4. Acciò i francesi hanno pensato bene di completare l’opera con un lavoro di fino a vantaggio soprattutto dei consumi, che, a detta di Citroen, possono favorire percorrenze da 26 km con un litro. Ma tra il responso del ciclo di omologazione e la dura realtà, come sempre, c’è un bel gap. E nel mio fugace test tra Parigi città e Versailles il computer di bordo mi dice che sto viaggiando su medie da 16 con un litro – il tutto, a onor del vero, senza minimamente curarmi di trasformare il test-drive in un’economy run.

CE LA FA SEMPRE Rimandando a un più lungo – e probante- test con la DS4 BlueHDi 120 un approfondimento sulla frugalità di questo millesei, non smetto di apprezzare quello spirito da tuttofare che lo rende una scelta furba e non un ripiego, rispetto a motorizzazioni più potenti. Archiviato in un batter di ciglia il filo di vuoto che si avverte sotto i 1.800 giri, il BlueHDi 120 inizia a spingere con costanza e discrezione (nei toni e nelle vibrazioni). Senza mettere in mostra bicipiti torniti, dà sempre quanto serve e, anche quando si tratta di allungare per un sorpasso, riesce a sprintare senza farsi spremere. O farsi attendere.

SNOB Se gli aggiornamenti tecnici al millesei non stravolgono i connotati della DS 4 sottopelle, ancor meno cambia il resto. La Citroen DS 4 rimane una scelta per distinguersi, con quelle forme un po’ da crossover nel muso - ma anche l’altezza da terra (generosa) e la posizione di guida (un filo rialzata) – e il profilo di coupé, accentuato dalla finestratura e dalla sua cornice (maniglie comprese), che sporgono dalla portiera una volta aperta. Distinguersi, con la DS 4, significa anche sacrificare un pizzico di praticità sull’altare dello stile: salita e discesa richiedono leggeri contorsionismi a chi viaggia dietro, per quanto, una volta entrati, si goda dell’abitabilità di una vera cinque porte senza i sacrifici richiesti da una coupé.

BEN FATTA Non si discute la qualità degli interni: le plastiche sono belle a vedersi e piacevoli da toccare. All’interno della DS 4 c’è un’attenzione ai dettagli da auto premium (soprattutto nel ricco allestimento So Chic) e, come nella migliore tradizione del Double Chevron, un tocco d’originalità nell’arredamento. Semmai, la visione d’insieme può apparire un po’ barocca a chi è abituato a linee razionali e pulite.

REST..A CALDA/FRESCA Alla DS 4 non difetta nemmeno il comfort, se parliamo di silenziosità di marcia e di coccole, affidate a gadget quali sedili massaggianti o al “rest”, una funzione del clima bizona che, nelle brevi soste, mantiene ventilato o riscaldato l’abitacolo anche a motore spento, ma solo per pochi minuti. Sullo sconnesso, invece, la DS 4 si rivela un po’ più rigida del previsto – senza però diventare scomoda – anche per via delle ruote da 18’’ e della spalla ribassata degli pneumatici dell’esemplare in prova. La taratura dell’assetto strappa una smorfia quando s’incappa in una buca ma mette tutti d’accordo tra le curve, dove la DS 4 si infila precisa ed esce senza scomporsi, manco l’asfalto avesse le rotaie. Anche guidando un po’ allegri, non c'è accenno a rollio e beccheggio. E se proprio si esagera forzando il passo, quando un leggero sottosterzo fa capolino è sufficiente togliere un filo di gas per far sì che muso e coda tornino ad andare d’accordo.  


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