Prova su strada
Daewoo Tacuma 1.6 16V

Daewoo Tacuma 1.6 16V

Nessuno regala niente, lo sanno tutti. Ma allora, perché la Daewoo Tacuma costa meno delle dirette concorrenti senza risultare in alcun modo peggiore? Questa prova è la storia di una ricerca mirata, quella del pelo nell'uovo, per scoprire se e come la monovolume sudcoreana, ora motorizzata anche con un risparmioso 1600 benzina, può far rimpiangere di non aver scelto al suo posto un'europea, oppure una giapponese.
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Autore:
Fabio Cormio

MATIZ FORMATO FAMIGLIA La Matiz la conoscono tutti, è quello scricciolino ovoidale che pesa niente ma è omologato per cinque, che costa poco ma è garantito tre anni. In città è diventata un tormentone, fregio del professionista rampante e obiettivo della timida neopatentata. E la Tacuma? In circolazione da un annetto abbondante, la monovolume media di Casa Daewoo ha avuto meno fortuna della sorellina motorizzata 800cc, e non per una questione di demerito, bensì di collocazione cronologica.

TEMPISMO È arrivata proprio quando il disastro economico ha investito la multinazionale di Seoul, quando un’azione si poteva acquistare con un dinaro e gli stabilimenti rimanevano chiusi un giorno sì e l’altro pure. Sorte beffarda: l’accelerazione iniziale, basata su prodotti dall’aspetto poco accattivante, ma concreti e poco costosi, stava dando frutti succosi, prima la Lanos, poi appunto la Matiz. La consacrazione del marchio poteva arrivare proprio con la Tacuma, oltre che coi soliti prezzi concorrenziali (ma quanto guadagna un operaio Daewoo?); invece, niente.

CHE C'E' DI NUOVO Ma, fortuna nella sfortuna, a un anno di distanza la Tacuma non è invecchiata e oggi alla sua gamma, comprendente purtroppo solo motori benzina, si aggiunge il nuovo 1600 16V, che amplia verso il basso la scelta, forse in attesa di un turbodiesel, anche se i vertici su questo argomento non fanno trapelare nulla, e giurano che questa versione a verde non ha niente da invidiare ai tanto decantati common rail.

RETTILE GRIFFATO

Alla Daewoo hanno fatto passi da gigante in fatto di design. Chi ricorda la Nexia, replica della Opel Kadett, e la Espero, una berlinona senza pretese fatta per stivare bagagli e famiglia, lo sa bene. Agli altri basti un nome che è una garanzia, quello della Pininfarina, che ha realizzato il progetto della carrozzeria della Tacuma. Un progetto originale, non c’è che dire, forte di una sagoma incuneata e di fiancate scoscese, ma soprattutto di un muso da drago buono che ti conquista subito, con i gruppi ottici un po’ rialzati e la griglia cromata. Sotto, i fendinebbia e la presa d’aria che fanno capolino dal grande paraurti in tinta.

FARI A SCAPOLA Il posteriore non piace a tutti: il vetro della fanaleria sporge all’infuori di alcuni centimetri, e un urto anche leggero, con un mezzo più alto di un’automobile, ne provocherebbe la rottura immediata. Ma nessuno può negare che tutti i particolari siano curatissimi: dalla piccola antenna a spirale, posta sul retro del tetto, alle barre portapacchi, che non sono solo ornamentali, ma possono sopportare un carico di una tonnellata.

TEST PORTIERA Ma la prova, banale e insieme esplicativa, che più ti rassicura riguardo alla solidità complessiva dell’auto, è sempre quella: sbattere le portiere, tutte, una per una. Il thud, sordo e sempre uguale, che non lascia spazio a tremolii o cigolii, è musica per le nostre orecchie. Il portellone, fatto della medesima pasta, ha però l’inconveniente di fare una certa resistenza alla chiusura, quando è spalancato: una esile signora che lo voglia chiudere dopo aver stipato la spesa, con tutta probabilità ci si dovrà appendere.

INTERNI ALL'ITALIANA

La Tacuma provata è in allestimento SX, la versione top, visto che il più raffinato pacchetto CDX è disponibile solo sulla 2000. Niente sedili in pelle sulla nostra monovolume, niente inserti in radica né autoradio con CD. Ma di essenziale non manca nulla, anzi. A cominciare dallo spazio, che abbonda sia davanti che dietro. Anche i più alti non rischiano di trovarsi con la testa schiacciata contro il tetto, e soprattutto non devono contorcere le gambe in modo da non finire con le ginocchia nel cruscotto. La visibilità è quella che ci si aspetta da una monovolume, cioè totale. Anche gli specchietti sono molto ampi, e, per sollecitare l’attenzione alla sicurezza, su entrambi si trova la scritta che ricorda che le auto dietro di noi sono più vicine di quanto sembra.

COME VA Ancora una volta, a stupire è la qualità complessiva, l’attenzione a molti particolari che potrebbero anche essere trascurati senza far sentire la propria mancanza, almeno nel breve periodo. Le regolazioni del sedile del guidatore, ad esempio: oltre a quelle canoniche, non mancano quella in altezza e soprattutto quella lombare; come per ricordarci che la Tacuma è un’auto buona per macinare chilometri, e (soprattutto) quando se ne fanno tanti bisogna tenere la schiena diritta. La poltrona del passeggero, invece, è in grado di ruotare di 180 gradi, consentendo amabili chiacchierate in viaggio, ma soprattutto dando la possibilità a un genitore di tenere sott’occhio i pargoli. Quelli della Italdesign (che ha realizzato il progetto dell’abitacolo insieme al Centro di Design Daewoo) non si sono certo risparmiati e non hanno fatto economia su nulla di quanto serve: vani portaoggetti ovunque, raggiungibili facilmente anche dal guidatore, e il comodo portaocchiali appena sopra il retrovisore interno.

PECCATO I PECCATI All’abbondanza di spazio interno corrisponde un bagagliaio grande ma non super, da 455 litri. Nel caso in cui si debba operare un carico maggiore sarà sufficiente togliere i sedili posteriori per assicurarsi una capacità più che doppia. Siccome ci siamo proposti di scandagliare tutte le principali caratteristiche della Tacuma, teniamo fede al nostro proposito e ci accorgiamo che, come era ovvio, qualche difetto c’è. Ad esempio l’autoradio, di serie con sei altoparlanti, non è di quelle di altissima qualità, anzi, forse sarebbe meglio dire che per individuare una stazione e sentire chiaramente ci si consuma le dita a forza di smanettare. La mancanza del climatizzatore di serie è un’altra pecca non consona al livello qualitativo generale della Tacuma: pagare l’auto 1.800.000 lire in più in partenza sarebbe stato meglio che aggiungerle per aggiudicarselo come optional.

UN BENZINA CHE SEMBRA UN DIESEL

Oggi è un complimento, attenzione. Il 1.6 16V della Tacuma è un gioiellino, non delude né per consumi, né per prestazioni. Si tratta di un’unità tutta nuova, con distribuzione bialbero a camme in testa, a trazione anteriore, caratterizzato dall’iniezione elettronica multipoint e dalla corsa lunga. I suoi 105 cavalli e soprattutto la discreta coppia massima (oltre 140 Nm a 3.400 giri/min.) consentono prestazioni più che dignitose: la velocità di punta è di 170 Km./h, mentre l’accelerazione 0-100 è possibile in 11 secondi e 8 decimi, grazie anche ai rapporti più corti che sulle altre versioni.

PARSIMONIA SILENTE Ma siccome è chiaro che le ambizioni della Tacuma sono fuori dalla pista, quello che va sottolineato è il comportamento rassicurante del nuovo motore. Tanto per cominciare, è silenzioso: al minimo non è facile capire se l’auto è accesa o spenta. Si sente che è un motore di nuova progettazione: non sarà paragonabile a un common rail, ma viaggia, anche forte (150-160 orari) e per molti chilometri senza affaticarsi. Dulcis in fundo, i consumi sono davvero contenuti: i quasi 15 chilometri con un litro dichiarati dalla casa per quanto riguarda il ciclo extraurbano sono reali.

BISOGNA CONOSCERLA Alla guida si apprezzano lo sterzo molto leggero e preciso e il rollio contenuto, mentre ci vorrà un po’ ad abituarsi alla frenata, molto (anche troppo) progressiva. Ciò non significa che l’impianto manchi di efficacia, garantita anche dall’ABS di serie. Il cambio meccanico a cinque rapporti è invece il classico esempio della medaglia col suo rovescio: piuttosto duro negli innesti, soprattutto terza-quarta e quarta-quinta (ma bisogna tener conto che la macchina in prova è nuova di fabbrica!), si fa perdonare con una frizione morbida morbida, che non affatica minimamente la gamba.


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