Autore:
Paolo Sardi

NEOLOGISMO Che bella invenzione la parola “crossover”! Quando non si sa bene come inquadrare una macchina –tac! – la si tira fuori con disinvoltura e si esce dalle situazioni più intricate, quelle che richiederebbero un test del Dna per capire quale tipo di sangue scorra davvero nei manicotti del raffreddamento.

VIA DI MEZZO Un esempio sui generis di crossover lo offre la Citroën DS4 2.0 HDi che arriva in redazione: la sua carta d’identità dice che è una cinque porte, ma il frontale alto e i parafanghi spallati fanno molto Suv, per quanto civilizzato. La coda bombata con un piccolo spoiler sopra il lunotto, invece, e le nervature che solcano le lamiere sono degne di una coupé. E lo stesso vale per il motivo satinato che sottolinea la coda, inglobando i terminali di scarico.

BELVEDERE Se a prima vista, dunque, si fa un po’ fatica a inquadrare la Citroën DS4, la nebbia si dirada dopo un paio di settimane di convivenza. Look a parte, da Suv c’è giusto la posizione di guida rialzata, con la seduta circa tre centimetri più distante da terra rispetto a quella di C4 vulgaris. Intendiamoci, non si sta sul seggiolone come accade con certe fuoristrada vere, ma il rialzo è quel che serve per svettare un po’ sulla massa nel traffico e avere meglio sott’occhio la situazione in manovra. Da questo punto di vista, però, l’aiuto che può venire dall’elettronica è provvidenziale, perché altrimenti per capire quali siano i reali ingombri della carrozzeria serve un po’ di apprendistato.

SLALOM Per il resto, parlare di vocazione fuoristradistica è assolutamente impensabile. La Citroën DS4 2.0 HDi si dimostra anzi una stradista con i fiocchi. Alla faccia di una notevole altezza da terra, non ciondola a destra e a manca, nemmeno quando le si chiede di fare lo slalom speciale nel misto. Fin tanto che non si esagera, l’assetto è neutro e la DS4 disegna le curve con buona precisione. Quando invece si va sopra le righe, il muso tende naturalmente ad allargare la linea impostata, pronto a tornare sulla retta via se si rilascia l’acceleratore. Giusto quel che serve per mettere  a proprio agio i neofiti e permettere ai più smaliziati di guidare di gas. Roba quasi da coupé, insomma.

NON SCENDE Non lontana dagli standard di una sportiva è tuttavia anche l’accessibilità. “Chi bello vuole apparire, un po’ deve soffrire”, si sa, e così la scelta di disegnare una fiancata filante si paga con una porta posteriore da casetta dei sette nani e con il piccolo vetro fisso. Se per raggiungere il divano occorre un po’ di contorsionismo, una volta a bordo si scopre comunque che l’abitabilità non è affatto malaccio. Lo spazio abbonda in ogni direzione, più di quanto si potrebbe pensare a prima vista.

FORMA E SOSTANZA Anche se strappa un buon voto in fatto di abitabilità, l’interno piace però soprattutto per altri motivi: l’aspetto degli arredi è ricercato e nel complesso dà un’idea di essere fatto bene, con materiali di qualità. Potendo, vale la pena puntare sull’allestimento top e magari anche personalizzare anche la macchina perché il risultato appaga la vista e il tatto. L’abitacolo è anche furbo, con un paio di vaschette capienti sul tunnel, un cassetto portaoggetti sotto il sedile del passeggero e due grandi tasche nelle portiere anteriori e un vano refrigerato. Nel cassetto portaoggetti c’è poi anche la zona connessioni, con una presa Jack, una presa USB e una presa da 12V e, nel vano sotto al bracciolo centrale, è prevista anche una presa elettrica da 230 V. Dal canto suo il bagagliaio ha una capacità base di 370 litri, valore onesto per la categoria.

LA CILEGINA SULLA TORTA In uno scenario di questo tipo, con una macchina che soffre di un’innocua - e anzi apprezzabilissima - forma di schizofrenia, il due litri turbodiesel HDi da 163 cv rappresenta motore ideale per completare il quadro: con le sue caratteristiche esalta le molte personalità di questa Citroën. Quando c’è da macinare chilometri, mulina le bielle instancabilmente, con poca sete di gasolio e senza fare tanto rumore. Quando invece c’è da togliere qualche prurito dal piede destro, non si fa pregare salendo di giri rapidamente. Insomma, se non si ha una famigliola da spot del Mulino Bianco, con due pargoli da sistemare sul divano posteriore, la Citroën DS4 2.0 HDi può rappresentare un’alternativa un po’ snob alle solite note del segmento C premium.


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