Autore:
Paolo Sardi


PRIMO AMORE Può un'auto nuova di sberla far riemergere ricordi d'infanzia? Se l'auto in questione è una C5, nel mio caso la risposta è sì. Il motivo è presto detto: ho trascorso molti anni abitando a un tiro di schioppo da una concessionaria Citroën e Citroën sono le prime auto che hanno acceso in me la fiammella della passione. Come la SM che da bambino ammiravo dalla vetrina, accompagnando mia nonna dal panettiere. Chissà, forse è un po' anche merito loro se oggi faccio questo mestiere.

CONTROCORRENTE

La C5 è erede di quella stirpe che parte dalla DS e con la quale la Citroën si è data sempre un gran da fare per distinguersi nel panorama delle grandi berline. Un modello dietro l'altro, tutti a nuotare controcorrente come salmoni, sia dal punto di vista stilistico, sia dal punto di vista tecnico. Una scelta che ha sempre commercialmente pagato in Francia ma meno all'estero, alla faccia del detto che vuole che nessuno sia mai profeta in patria.

TRA PARENTESI

Se mai è possibile, in quest'ultima edizione, la C5 sottolinea ancor più la sua posizione fuori dal coro. Il profilo è quanto mai tagliente, con il muso che sembra un rasoio bilama, solcato com'è da due listelli cromati che danno una nuova dimensione al double chevron. La prima serie aveva un'aria un po' troppo austera e fari poco espressivi, mentre la seconda torna a uno stile d'avanguardia, grazie a fari bislunghi che si sviluppano a L, risalendo su per il cofano. La stessa forma, tra l'altro, si ritrova curiosamente anche nel posteriore, dove le luci sembrano mettere tra due parentesi rosse l'intera coda.

A CUCCIA

Più che la linea, comunque, ciò che rende la C5 una qualcosa di unico sono le ormai leggendarie sospensioni idropneumatiche, per niente snaturate dalle evoluzioni e dagli affinamenti succedutesi nel tempo. Una presenza, la loro, che si nota anche quando si va prendere la Citroën in parcheggio, che a riposo si acquatta per terra come un cane a cuccia.

INCASSA TUTTO

E' sufficiente però un impulso per farla alzare, pronta all'azione, e bastano pochi metri al volante per scoprire che la C5 dà il suo bravo contributo a tenere alta la fama di comodità delle auto francesi. La Citroën passa sopra le sconnessioni a mo' di hovercraft, in planata su un cuscino ad aria. E la differenza rispetto alle rivali con sospensioni convenzionali è tanto più evidente quanto più ampia è l'oscillazione da fare e più duro è il colpo da incassare.

ARRAMPICATRICE

Inoltre la possibilità di intervenire manualmente sull'altezza minima da terra permette alla C5 di superare all'occorrenza ostacoli impensabili per una berlina del suo rango. Tratti in neve fresca, sterrati tormentati e marciapiedi alti una spanna non spaventano la Citroën, che si arrampica ovunque con insospettabile agilità. Roba da provare per credere...

VIAGGIO NELLO SPAZIO

Il suo habitat naturale restano tuttavia le corsie di sorpasso delle autostrade, dove si comporta come una vera nave da crociera. Per strappare la lode alla voce comfort le ci vorrebbero forse sedili dalla seduta meglio profilata ma il suo peccato è di quelli veniali. L'imbottitura è comunque di buona consistenza e, quel che più conta, ovunque si sieda, lo spazio abbonda in ogni direzione.

SEMPRE AL TOP

La meccanica esalta le doti da passista. Il motore 2.0 Hdi si conferma uno tra i turbodiesel più in forma in assoluto. Regolare già dal minimo, ai regimi intermedi inizia a spingere con vigore e allunga con autorevolezza, senza alzare mai troppo la voce. La sua buona volontà nulla può contro una sesta di riposo che tarpa le ali in ripresa ma basta scalare una marcia per godere di uno spunto di tutto rispetto. Il tutto con consumi più che accettabili, visto che su una base di circa un migliaio di chilometri fatti senza troppi riguardi la percorrenza media è stata di 12,5 km/litro.

MOSCA CIECA

Ribadendo la similitudine con la nave, la C5 paga dazio quando si trova a manovrare negli spazi stretti. Gli ingombri sono rilevanti e neppure tanto facili da percepire, tanto che ci si ritrova spesso a benedire l'invenzione dei sensori di parcheggio, peraltro tra i più funzionali in circolazione. Qualche problema si avverte in parte anche in marcia, a causa della forma non proprio esile del montante del parabrezza. Questa vanifica in parte gli sforzi fatti dalla Casa per realizzare un efficace sistema di orientamento automatico dei fari, uno dei fiori tecnologici all'occhiello della C5 assieme al geniale sistema che fa vibrare il sedile quando si cambia corsia senza usare la freccia.

COME POLIFEMO

E ancora in tema di visibilità, una tiratina d'orecchie va a chi ha deciso come sistemare lo schermo del navigatore nella plancia. Il visore si trova infatti sotto una palpebra che pare venire dall'occhio di Polifemo, in posizione tanto incassata da complicare la visione immediata del dato sulla temperatura esterna ma non abbastanza da impedire il formarsi di un fastidioso riflesso sul parabrezza. Come dire il danno e la beffa.

A SESTO ACUTO

La C5 sa però come farsi perdonare: la plancia ha un'altezza ridotta, che rende l'abitacolo più luminoso e ha comandi disposti con ordine, che si azionano in modo intuitivo. Realizzata con materiali di discreta qualità, ha un disegno personalissimo, che nasce da due semplici linee curve. Intersecandosi al centro, tracciano una consolle centrale in stile gotico, con la parte superiore che descrive un arco a sesto acuto. Originale fino in fondo.

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