Autore:
Andrea Rapelli

TOH, UNA C3 Con quei passaruota pompati, la gigantesca mensola che spunta dal lunotto e le prese d'aria grosse come la bocca di una balena, non sembrerebbe nemmeno una C3. Invece, quella che mi trovo davanti nei box della pista di Vairano è proprio la Citroën C3 Max, creata ad hoc per battagliare nel CITE, il Campionato Italiano Turismo Endurance.

LA C3 DELLA ZIA A questo punto, sareste portati a pensare che si tratti di un'auto con un telaio specifico, pensato per correre. E qui vi sbagliate, perché la C3 Max deriva da una C3 1.2 di serie, proprio come quella che usa vostra zia per andare dal panettiere. Naturalmente, i ragazzacci della Procar Motorsport di Pistoia, una grande esperienza nelle auto da corsa, hanno fatto tutto il necessario per incattivirla.

LAVORO DI FINO Spogliata la scocca da ogni parte superflua, è stato installato un bel rollbar di stampo rallistico. Poi, al computer sono state studiate tutte le modifiche alla carrozzeria, sfruttando fino all'ultimo millimetro le specifiche concesse dal regolamento del CITE. A quel punto, bisognava pensare alla meccanica: per il motore si è scelto l'1.6 THP da 165 cv, sì da avere buone possibilità di elaborazione. Alcuni pezzi delle sospensioni (McPherson davanti e ponte ad H dietro) sono arrivati dalla DS3 da rally mentre molti sono stati creati ex novo.

BELLA BESTIA In soldoni, fanno 250 cv (sta basso Massimo Arduini, team principal della squadra 2T Course&Reglage, per evitare di dare troppe informazioni agli avversari) e 400 Nm. Il cambio è un Sadev a sei marce, gli ammortizzatori Öhlins TTX regolabili, l'impianto frenante AP Racing con pinze a quattro pistoncini davanti e due dietro. Il bello però è che la C3 Max ha ancora ampi margini di miglioramento, sia per quanto riguarda la potenza sia per l'eliminazione dei kg superflui che, oggi, si fermano a circa 1.000 kg.

FA CALDO Siamo a luglio e, nel Pavese, la colonnina di mercurio non è affatto clemente. Vi risparmio quindi l'impietosa procedura di vestizione con tuta ignifuga, guanti e casco: nel giro di qualche secondo finisco la mia scorta di liquidi e mi viene una sete che nemmeno dopo una settimana nel Deserto del Gobi. Ma arriva il mio turno e mi spediscono in abitacolo senza troppi complimenti.

PILOTA VERO Una volta scavalcato il tubo del rollbar, accomodarsi a bordo della C3 Max è piuttosto semplice, forse perché la seduta non è così bassa come me l'aspettavo. Sul sedile passeggero trovo Gino Moccia, uno che è arrivato primo al mondo, per capirci, nel Ferrari Challenge 2005. Mi istruirà sui segreti della pista ed eviterà che io mi produca in ignominiose figuracce con la C3 Max.

SI PARTE! Stretto tra il sottile sedile da corsa e le cinture a quattro punti, sono pronto. Il motore si accende con un rombo cupo, che ricorda un'auto da rally. Ho già dimenticato sete e sudore. Dopo aver innestato la prima con il paddle destro, si parte con una frizione dal pedale minuscolo, posizionato in alto a sinistra e raggiungibile a fatica.

PRESA DI CONTATTO Dosare il gas non è facile ma, con un'andatura un po' saltellante, riesco a guadagnare la pit-lane. Nel primo giro – ne ho a disposizione tre – prendo le misure alla Citroën C3 Max. Che, anche se sembra paradossale, ti mette quasi a tuo agio. Al di là del rumore, molto presente come in tutte le macchine da corsa, i comandi non sono così ostici come si potrebbe pensare. Gino probabilmente si sta facendo due scatole così ma, nonostante il caldo e le mie (scarse) capacità di guida, non lo dà a vedere.

CHE GIOSTRA Inizio a spingere: il 1.6 THP pompa fortissimo, almeno nella seconda parte del contagiri e si arriva abbastanza in fretta a sbattere contro il limitatore. Volontariamente – siamo pur sempre giornalisti l'assetto della C3 Max è stato regolato dai meccanici secondo il set-up “sottosterzo pauroso”: ciò nonostante, con le gomme Avon slick attaccate all'asfalto come leoni alla preda, non è così facile accorgersene.

OCIO! Anzi, in fondo al rettilineo riesco pure ad intraversare leggermente la C3 Max in staccata. Con la coda dell'occhio vedo lo sguardo spiritato di Gino che mi urla qualcosa del tipo “frena a ruote dritte!!!” ma, per fortuna, m'infilo nel tornantino verso destra senza conseguenze. A proposito di frenata: il pedale centrale è marmoreo da spingere ma, proprio per questo, millimetricamente modulabile quando vuoi tirare la staccata. Magari sarebbe utile anche sulla C3 della zia, per parcheggiare davanti a tutti nel multipiano del supermercato...


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