Autore:
Ronny Mengo

STORIA Correva il giugno del 2000 quando Chrysler decise di mettere sulle strade italiche l’automobile di Al Capone, un po’ anni Cinquanta un po’ macchina dei fumetti. Risultato: indici puntati nelle città e sorrisoni ai semafori. Ma remore: sì, insomma, quei due motori lì, uno – il 2000 – amico dei benzinai, l’altro – il 1600, arrivato più tardi – sullo spentino andante. L’ideale sarebbe stato un motore a gasolio, ma si parlava di prossimamente.

NOVITA' Eccolo. Si tratta del propulsore OM664 CRD di derivazione Mercedes-Benz, common rail di quattro cilindri a iniezione diretta da 121 cavalli (89 kW) di potenza a 4200 giri e una coppia di 300 Nm tra i 1600 e i 2600 giri, che grazie al turbocompressore IHI con turbina a flusso misto tocca i 183 orari, accelerando da zero a cento in 12,1 secondi. Consumo medio dichiarato: 6,9 litri per 100 km nel ciclo misto.

CROMOSOMI

La base è quella della Stella, intesa come Casa di Stoccarda (blocco motore, cuore della testa del cilindro e sistema di iniezione) più l’aggiunta di bilancieri e il montaggio differente, in configurazione est-ovest. Lui, il 2.2 CRD, viene realizzato in Germania (a Stuttgart-Untertuerkheim, per gli amanti del nozionismo), lei, la PT, avrebbe dovuto vedere la luce in quel di Graz, Austria, non fosse stato chiuso lo stabilimento qualche giorno fa, quindi si è trasferita, occhiali da sole e costume, in Messico.

LA SCELTA Due gli allestimenti

della versione diesel, Touring e Limited: sulla prima, tra l’altro, i cerchi in lega da sedici pollici, i fendinebbia, il volante in pelle, climatizzatore, Abs, controllo della trazione a basse velocità, tetto apribile elettrico. Qualche modifica poi: fuori i paraurti sono ora in tinta con la carrozzeria, sotto il vestito, gli ammortizzatori sono stati rivisti, il controllo del rollio anteriore e posteriore ottimizzato e le ruote si fanno più larghe. La PT Cruiser CRD sarà disponibile dal prossimo 24 marzo, a 23.800 (Touring) e 26.900 (Limited).

COME VA

Cambio in folle, mano sulla chiave: primo giro, si accende il cruscotto, secondo giro, il nulla. Riproviamo: stessa procedura, silenzio totale. Benone, pensiamo. Solo dopo una serie di tentativi e di manovre strane scopriamo l’arcano: piede sinistro a premere il pedale della frizione, altrimenti ciccia. Un sistema di sicurezza, dicono. Basta saperlo.

DIESEL DI OGGI Il rumore del CRD non è invadente, nemmeno prima di raggiungere le temperature di utilizzo: si va. Il contagiri schizza verso l’alto: è una piacevole sorpresa che mette in secondo piano la rumorosità che ricorda, ora sì, l’alimentazione nera. Non fa rimpiangere la sorella a benzina, non la 2000, tantomeno la 1600 cc, anzi: appollaiati sul sedile – la seduta è rialzata, stile monovolume, e l’assenza di contenimenti per spalle e cosce non facilita le cose nelle curve – il 2.2 litri si fa sentire già a partire da 1800 giri e fino alla tacca dei 4000 g/min cresce con progressione, prima di raggiungere lo stallo che lo porta al limite dei regimi, a quota 4700.

CAMBIA IL CAMBIO Viene quasi voglia di avvicinare un pelo il sedile al volante, rétro – neanche a dirlo – e lanciarsi nel misto veloce, tanto spinge il common rail: peccato il cambio manuale a cinque marce, carino a vedersi (con leva e pomello sferico che ricordano il bastone di Fred Aster) meno a usarsi, con degli innesti poco fluidi e gommosità sparsa, oltre a una frizione leggermente pesante (se ne accorgeranno le signorine). Ci sarà invece una novità per il 2.0 litri benzina: la nuova trasmissione automatica Auto Stick a quattro rapporti con funzione sequenziale.

BASTA LA COPPIA

Sulla CRD non è necessario scalare per affrontare un sorpasso, anche in quinta marcia a 100 all’ora in autostrada, così come diventa superfluo accanirsi sul cambio nel traffico cittadino, dove la coppia risulta più che sufficiente a trarre d’impaccio e a far dimenticare i 1600 kg di peso.

PT, POCHE TIMIDEZZE In più la macchinona dal look fuori dagli schemi, non si tira indietro se si decide di schiacciare e i ritocchi sotto la carrozzeria si sentono. Senza dimenticare tipologia di vettura e altezza da terra (1,6 metri), ci si può divertire entrando in curva allegri: si appoggia sul fianco la PT ma resta lì, non si scompone, e segue la traiettoria con un lieve sottosterzo. Abs e EBD (ripartitore elettronico della forza frenante) assicurano una buona funzionalità dell’impianto frenante, anche se ci si deve abituare a modulare il pedale un po’ lento nella risposta. C’è poi il controllo di trazione TCS, sotto i 56 km/h, che previene il pattinamento delle ruote.


TAGS: chrysler pt cruiser crd