Prova:
Chevrolet Volt

Chevrolet Volt

La Chevrolet Volt propone con una veste più elegante la stessa tecnologia GM Voltec già testata sulla Opel Ampera. In modalità elettrica percorre fino a 80 km e poi accende il motore termico, con un'autonomia, quindi, da auto "normale". Peccato che il prezzo sia un po' salato.
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Autore:
Paolo Sardi

COME UNA PRIMADONNA Le star, si sa, si fanno aspettare. E la Chevrolet Volt, una tra le novità più originali, tanto dal punto vista estetico quanto – soprattutto – da quello tecnico, non è da meno. Più volte passata sotto i riflettori dei Saloni ai quattro angoli del pianeta, tarda un po’ a far capolino nelle vetrine delle concessionarie, dove arriverà, ormai è certo, nel prossimo mese di febbraio 2012.

SOTTO LA LENTE Le sue vendite sono però già iniziate in altri Paesi dove automobilisti e pubblica amministrazione sono più attenti alla causa ecologica ed è quindi stato possibile provarla nella sua veste ormai definitiva. E non serve certo essere grandi fisionomisti per cogliere una chiara somiglianza con la cugina Opel Ampera, anche se qui i designer hanno puntato su uno stile più elegante e meno aggressivo a livello del frontale. Per il resto le due macchine sono invece gemelle, con una sagoma a due volumi e mezzo molto moderna e tocchi sportivi, come fascia nera che sottolinea i finestrini e l’estrattore posteriore. All’interno ci sono quattro sedili singoli e particolari verniciati, che danno un’aria quasi futuristica. Anche la strumentazione completamente digitale ha un bel potere ipnotico e, con la sua complessità, fa da antipasti alle “diavolerie” che si nascondono sotto il cofano.

UNA BELLA COPPIA La Chevrolet Volt è infatti ben più interessante nelle parti lontano dalla vista. In condizioni normali a muovere la macchina è un motore elettrico primario, alimentato da un pacco di batterie agli ioni di litio. Le 288 celle sono disposte a T sotto l’abitacolo, lungo il tunnel centrale e sotto i posti posteriori, e forniscono 16 kWh di energia, pronte a ricaricarsi durante le fasi di frenata. Il motore eroga 111 kW, pari a 150 cv, con una coppia di ben 370 Nm disponibili sin dal primo metro, che si traducono in un crono di 9 secondi nello scatto 0 – 100 e in una velocità massima di 160 km/h.

ARRIVANO I RINFORZI Con il solo motore elettrico in funzione, la Chevrolet Volt può coprire dai 40 agli 80 chilometri a seconda dello stile di guida e del programma di funzionamento scelto: Normal, Sport, che rende le risposte più pronte e vivaci a scapito dell’autonomia, o Mountain,  per affrontare le salite più impegnaive. Percorsa questa strada o anche prima, se si seleziona la quarta funzione Hold, che mette a riposo il motore elettrico primario per preservarne la carica per un momento successivo, entrano in gioco un secondo motore elettrico e un 1.400 Ecotec a benzina. Quest’ultimo è molto semplificato, senza alternatore e starter, e veste i panni del generatore di energia. Il motore termico non è dunque collegato direttamente alle ruote ma fornisce al motore elettrico secondario (che provvede invece ad avviarlo) il movimento necessario per generare energia elettrica adeguata alle prestazioni richieste. Il questo modo l’autonomia complessiva del motore primario e del motore secondario supera i 500 km.

CONTO SALATO Il motore termico non ricarica invece quello elettrico primario: la ricarica delle batterie si può fare solo collegando il bocchettone sul parafango a una presa di corrente, operazione che richiede almeno quattro ore. In moneta sonante, la Chevrolet Volt, quando funziona solo il motore primario, richiede una spesa che oscilla tra un quarto e metà degli oltre 7 euro richiesti per coprire i canonici 100 km da una macchina a gasolio. I costi di gestione per il “carburante” sono quindi bassi, mentre non si può dire lo stesso del prezzo, fissato a 41.950 euro, per fortuna almeno con un allestimento già completissimo. Si tratta comunque di una cifra decisamente salata che rende al momento la macchina appettibile soprattutto per i “malati” di tecnologia.

A ME GLI OCCHI Una volta al posto di guida, la Chevrolet Volt lascia inesorabilmente a bocca aperta, specie se chi siede al volante non ha mai guidato la gemella Opel Ampera. Ad attirare l’attenzione è soprattutto il cruscotto, il cui schermo ricorda più un videogame che la strumentazione di un’auto qualsiasi. Lì si legge di tutto, dall’indicazione della velocità a quella della riserva di energia e della relativa autonomia elettrica e termica, passando per la modalità di guida scelta. Al centro della plancia c’è poi un grande visore per gestire l’impianto audio e quello di climatizzazione, oltre al navigatore. Da qui si possono tenere sotto controllo i flussi di energia, quella utilizzata dalla batteria verso il motore oppure rigenerata dal motore verso la batteria. Non mancano poi diagramma e dati che danno una misura dell’efficienza dello stile di guida e dell’impiego del climatizzatore.

IN BOLLA La Chevrolet Volt si muove nel silenzio più assoluto. La sua coppia è generosa e le consente di spostarsi con disinvoltura, dimenticandosi come per incanto del peso che supera le 1,7 tonnellate. Certo non è pensata per una guida sportiva, con uno sterzo più leggero che preciso, ma con il suo baricentro basso affronta le curve senza alcun problema. A parte l’assenza del rumore e la spettacolarità della strumentazione, che con un indicatore simile a una livella dice se si sta guidando “in bolla”, in modo ecologico, per il resto la Volt si guida comunque come un’automatica qualsiasi. A voler ben vedere c’è anche una posizione in più per il cambio, L, che accentua il freno motore a vantaggio della ricarica delle batterie ma nell’impiego normale ci si può scordare della sua esistenza.

PIEDE FELPATO Comandi a parte, con tutti quei grafici e quelle cifre a disposizione, la Chevrolet Volt invoglia a una condotta con piede felpato, come se si stesse sempre facendo un’economy run, alla ricerca della massima economicità. Evitando partenze brusche, imparando a far scorrere la macchina in rilascio e frenando in modo graduale, l’autonomia promessa diventa realtà. Su strade statali, se si rispettano i limiti di velocità e non si accende il climatizzatore, è possibile fare un’ottantina di km prima che il motore termico venga svegliato dal letargo.

UNA BUONA SCORTA Finita l’autonomia del motore primario il 1.400 Ecotec si sgranchisce le bielle e inizia a mulinare per produrre energia. Il suo avviamento si nota poco ma non sempre si può dire lo stesso del funzionamento, visto che ogni tanto, quando gli si chiede di fare gli straordinari, alza un filo la voce. In termini assoluti non si può certo parlare di rumore fastidioso ma, dopo 80 km di quiete assoluta, a certe sonorità si fa caso probabilmente più del solito. Anche in questa modalità il sistema ricarica le batterie in rilascio e, non appena c’è una riserva d’energia sufficiente, il motore primario torna per breve tempo padrone della scena.

TIRIAMO LE SOMME In parole povere, a differenza delle altre elettriche che hanno nell’autonomia ridotta una specie di catena al collo, si può usare la Volt come un’auto qualsiasi, sfruttando dunque il motore termico negli spostamenti a lungo raggio senza particolari controindicazioni. Se però si pensa d’impiegare spesso la macchina in questo modo, con percorrenze magari quotidiane superiori agli 80-100 km, il consiglio è di comprare una bella turbodiesel e non pensarci più. Anche perché, se si viaggia con il motore a benzina sempre acceso, non è facile fare più di 15-16 km/litro. Sui brevi tragitti, invece, sfruttando la carica fatta attaccandosi alla presa, le soddisfazioni non mancano, anche se non ha senso fare i conti su quando si potrà ammortizzare la spesa a suon di ricariche. Senza un cospicuo aiuto governativo, la Chevrolet Volt non si può comprare per convenienza ma per il piacere di guidare un’auto con una tecnologia esclusiva e che non impone rinunce, con prestazioni oneste, quattro comodi posti e la libertà d’impiego di sempre.


TAGS: prova chevrolet volt test ecotec voltec hold extended range Tutte le prove auto del 2011

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