Prova su strada
Audi A4 Avant my 2002

Audi A4 Avant my 2002

E' in circolazione dal 1996 e conta 700 mila fedeli in tutto il mondo, di cui 300 mila nel vecchio continente. Ora arriva l'ultima generazione, ancora più elegante, imponente, potente, sicura e molto altro. Difficile trovare difetti. Uno forse sì, il prezzo.
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LA NOVITA’

I quattro anelli sono ancora lì, sulla calandra, ma tutto quello che c’è dietro è nuovo: a partire dalle dimensioni che, facendosi più grandi, si adeguano allo status di punto di riferimento della categoria. I 4,54 metri di lunghezza totale aggiungono sei centimetri al modello che sostituisce, tradotto una manciata di millimetri di interasse (33 mm) e maggior spazio per gli amici dietro (43 mm in più per le loro ginocchia). Si allarga, già che c’è, la più giovane A4 Avant di Casa (ora 1,76 metri) e si alza (1,42 metri), giusto per non farsi mancare niente.

TUTTO NUOVO

Nuovi motori, nuove sospensioni, cambi meccanici e automatici a variazione continua multitronic, dettagli, accessori, design: quella in commercializzazione dal 21 settembre pare ancora più agguerrita del modello che nel 1996 sostituì la 80 Avant e ora è pronta a passare il testimone, per lo scatto finale. Del resto, il termine francese Avant la dice lunga sulla sicurezza di sé che aleggia nel gruppo teutonico, pure eccessivo.

PAROLA DI PETER

Partiamo del primo impatto, quello estetico, quel plus emozionale spesso fattore discriminante nella scelta del mezzo da acquistare. Mister Schreyer, Peter per gli amici, ha da sempre avuto le idee chiare, e gli uomini dell’Audi Design Team sotto di lui lo hanno seguito alla lettera. Quindi spazio alla carrozzeria e limitato sviluppo verticale per le superfici vetrate, archi ruota a prova di Giotto perfettamente circolari, linee verticali che collegano il corpo vettura ai proiettori, il padiglione inclinato verso il posteriore e pennellate quali il fregio cromato alla base del bagagliaio, il lunotto snello e la doppia mascherina sovrapposta davanti.

SPIRITO AUDI

Ci si siede e si richiude la portiera accompagnata dal classico rumore sordo, indice di sicurezza e corposità. A venirci incontro è il classico spirito Audi, fatto di ergonomia e comfort, rigore e precisione quasi nauseanti, solidità ed eleganza. La palpebra a forma di cupola del cruscotto dà una sferzata all’andamento orizzontale della plancia tutta, la consolle verticale è un muro di comandi piuttosto intuitivo, nera e seriosa com’è ma pronta a vivacizzarsi con l’illuminazione rossa che ci accompagna al calar del sole. Piace la strumentazione con le due corone principali accompagnate dalle piccole e divise dal display centrale.

C’E’ ANCHE LA VASCA

Va bene che le station wagon hanno perso gradatamente il ruolo per il quale erano nate, caricarle di bagagli, ma non spiaceranno ai nuovi clienti tipo della categoria (single modaioli che portano il cane a spasso per socializzare, signore sopra la quarantina e giovani famigliole) i numeri del bagagliaio: le superfici lisce portano a una larghezza massima di un metro, lo schienale posteriore è ribaltabile asimmetricamente nel rapporto 1/3 a 2/3 e consente di raggiungere un volume di carico di 1184 litri contro i 442 della configurazione standard. Sotto il pavimento c’è una vasca di plastica di 65 l e tra reti, reticelle, ganci e sportelli magici che spuntano da ogni dove, sarà contento il venditore di turno al vostro "ma mi faccia un po’ vedere dietro, questa famosa versatilità di cui si parla…" Da saltare la pausa pranzo. Non solo: il portellone

MA CHE PREZZI...

Da 100 a 220 cavalli la scelta delle sei motorizzazioni previste dal lancio. I prezzi variano dai 57.410.398 della 2.0 litri agli 82.427.014 della 3.0 quattro Tiptronic e dai 60.198.627 della 1.9 TDI ai 74.894.916 della 2.5 TDI quattro. 

 

 

COME VA

Non è difficile trovarsi a proprio agio al volante della A4 Avant: le regolazioni del sedile permettono una buona personalizzazione della seduta già da "meccaniche", quando poi sono elettroniche il tutto si trasforma in una specie di gioco, massaggi alla schiena compresi. Il volante regolabile in profondità e altezza fa il resto e si può partire.

V6 3.0 LITRI

La prima scelta di dovere è il sei cilindri a V con testata a cinque valvole per cilindro che da 2976 cc ricava 220 cv di potenza massima (162 kW) a 6300 giri al minuto, con una chicca: la trasmissione automatica a variazione continua multitronic, novità Audi a livello mondiale esclusivamente per le trazioni anteriori della gamma (mentre rimane il noto Tiptronic a cinque rapporti). Due cose: leva in Drive e si va in scioltezza con cambiate prive di scatti, per non pensare a nulla; leva spostata sulla seconda griglia, quella di destra, ed ecco sei marce da selezionare in modalità sequenziale, sempre e comunque con un adattamento progressivo.

PECCATUCCI

Il che significa non sperare in cambiate "cattive" e scalate da pista: gli innesti sono pur sempre equilibrati e non secchi, anche se si porta l’ago del contagiri alla soglia del rosso. Dal 3000 ci si aspetterebbe un suono differente a dire la verità, più cupo e arrabbiato e invece no; non ci si aspetterebbero invece i fruscii aerodinamici che accompagnano il viaggio già a velocità non eccessive, dovute prevalentemente agli specchi laterali. Ma su di lui, il V6, niente da dire: in poco più di sette secondi ci si trova a cento orari e accarezzare (dove possibile) i 243 di punta è un attimo.

MORBIDOSA

Fluido, corposo e reattivo, si trova a suo agio anche su un assetto che – giustamente – non nasce per iscriversi a Le Mans: le sospensioni risultano neutre, tendenti al morbido e gli smanettoni si vedranno costretti a richiedere la taratura più rigida, che non manca. Sterzo preciso e dotato di buona direzionalità, impianto frenante ineccepibile e doverosi ausili elettronici a sorvegliare nell’anonimato, completano il quadro della proposta più rabbiosa.

2.0 LITRI L’altra novità a benzina è il 2.0 litri da 130 cv.

La coppia massima è di 195 Nm a 3300, ma il 90 per cento copre l’arco da 2300 a 5000 giri. Non è la "scelta povera" il duemila, no, rappresenta anzi una A4 Avant d’ingresso caratterizzata da un livello di qualità d’insieme degno di nota. Senza i vari vizi, vedi sedili elettrici, volante multifunzionale, trasmissione automatica, rimane una vettura che si fa dare del lei: il motore non è fulmineo come il 3.0 litri, si sa, ma risulta comunque fluido ed efficace, abbinato al cambio meccanico a cinque marce come nel caso della nostra prova.

2.5 TDI

Di fianco alla versione a due ruote motrici e 155 cv, questo V6 di 2500 cc presenta il poderoso 180 cv abbinato alla trazione integrale permanente "quattro" e al cambio meccanico a sei velocità, da noi provato. Sembrerà strano ma la rumorosità in marcia è quasi minore rispetto al fratello a benzina di 3.0 litri: il turbocharger a geometria variabile VTG si fa sentire e i 370 Nm disponibili tra 1500 e 2500 giri sono eloquenti. Le spalle sono spesso schiacciate allo schienale, quantomeno in ogni cambiata allegra: viene spontaneo voler giocare con la corta leva del cambio, anche se sconta una certa gommosità negli innesti e una corsa non breve. Pensando ai Diesel "di una volta" viene da sorridere: la pompa d’iniezione a pistoni radiali, l’iniettore centrale e le quattro valvole per cilindro, si traducono in un effetto benzina in tutto e per tutto: i cento si toccano in 8,7 secondi e schiacciando si vedono i 222 km/h.

Ronny Mengo
1 settembre 2001

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