Autore:
Marco Rocca

COM’ERA IL DETTO? Pasqua con chi vuoi, Natale con i tuoi. E’ così che faccio rotta verso Sud, pregustando i lauti pranzi in famiglia. Se la fantasia corre veloce, nella realtà devo macinare 1.000 km abbondanti passando per l’Adriatica. La mia compagna di viaggio (oltre alla mia ragazza) è la DS 4. Ormai lo sappiamo, DS è un marchio indipendente e lo dimostra il fatto che del Double Chevron non v’è più traccia sulla calandra.

FACCIA DI FAMIGLIA Quest’ultimo modello è stato ritoccato in punta di matita (proprio come la sorella più grande DS 5) ma quel tanto che basta a sottolinearne l’identità di marca. Nuova la calandra, i fari con tecnologia Xenon Led e le tante combinazioni cromatiche di vernice e interni che la rendono un’auto premium. La mia è di un gradevole Grigio Platinum metallizzato che ben si accosta a cerchi, optional, da 19 pollici color grafite e diamantati.

PIATTO RICCO MI CI FICCO E se parliamo di accessori, dopo un breve riepilogo, noto con piacere che la mia DS 4 ne è zeppa come la calza della Befana. A cominciare proprio dagli interni, con rivestimento in pelle anche per la plancia e navigatore, sino all’impianto stereo Denon con subwoofer nel bagagliaio, solo per citare quelli che fanno più gola.

PREMIUM CLASS Il lusso c’è e si tocca con mano. Proprio come mi aspetto di trovare su una DS. I sedili elettrici, dal tipico motivo a “cinturino di Rolex” regalano anche il plus del massaggio lombare oltre che del riscaldamento. Lo schermo touch da 7 pollici, al centro della plancia, è facile e veloce nelle funzioni e la telecamera di retromarcia mi aiuta a percepire bene gli ingombri. Del resto, il lunotto piccolino non agevola in manovra.

DIESELONE Le note positive continuano anche sotto il cofano. Quella che sto guidando ha il 2.000 diesel BlueHDi da 180 cavalli e un cambio automatico che, per la cronaca, è tradizionale con convertitore di coppia ma che ingrana una marcia dietro l’altra con la puntualità di uno svizzero. Ben isolato dall’abitacolo (specie a caldo), il 4 cilindri snocciola 400 Nm di coppia con una progressione senza vuoti, grazie alla trasmissione ben accordata. Insomma, si viaggia di gran gusto sulla DS 4 soprattutto in autostrada dove i sorpassi si sbrigano in brevissimo tempo anche in salita e a pieno carico, come in questo caso.

FRANCESE RIBELLE Del resto, con un crono di 8,6 secondi nello 0-100, quello che emerge è un carattere velatamente sportivo, sottolineato dal fatto che la DS 4 non rispetta il cliché della “mollacciona” francese. Lo noto subito dallo sterzo consistente, anche in manovra, e dall’assetto sostenuto e quasi esente da rollio.

BUCHE? NO GRAZIE La cosa mi stampa un bel sorriso non appena iniziano le curve e mi fa chiudere un occhio su qualche contraccolpo quando metto le ruote su pavè, buche e dossi artificiali. Se da un lato il comfort ne risente dall’altro le conferisce carattere. Passando dal mare alla montagna, la buona altezza da terra (volendo c’è anche la variante Crossback, ancora più alta di 30 mm) della DS 4 mi ha dato modo di inerpicarmi tra sentieri innevati e ghiacciati. Con la funzione Winter del cambio e 4 buone gomme invernali non c’è pendenza che tenga.

HAI VISTO LA MANIGLIA? E alla voce abitabilità? La DS 4 se la cava più che bene. Quattro adulti viaggiano comodi supportati da un bagagliaio non da record (ci sono 385 litri utili) ma regolare e profondo. L’unica pecca rimangono i finestrini posteriori fissi, che impediscono di prenedere una boccata d'aria. La maniglia posteriore nascosta invece, oltre a conferirle una linea da coupé assieme al padiglione spiovente, vi farà fare due risate quando chi siederà dietro ci metterà qualche secondo a trovarla… Vero mamma?!

VUOI DA BERE? E i consumi? Direi molto buoni, visti il motore pepato e la trasmissione automatica. Alla fine del mio giro d’Italia, tra mare e montagna, ho percorso poco più di 3.000 km alla media di 13,5 chilometri al litro o per dirla diversamente, circa 7 litri e mezzo per 100 km


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