Autore:
Luca Cereda

CROMOTERAPIA Il vestito Jelly Red fa a pugni con il cielo plumbeo. Meglio così. Per l’umore e anche perché, checché ne dicano i latini sul discettare in materia di gusti personali, un’auto come la Citroën C4 Cactus, per me, DEVE essere colorata. Gialla, azzurra, viola o rossa, come questa appena arrivata in redazione. Giusto in tempo per il weekend, ahimè uggioso.

BI-MULTICOLOR Questa Cactus ha anche gli airbump che preferisco: neri, in netto contrasto con la carrozzeria. Dovrebbero servire a parare i colpi bassi di carrelli vaganti e vicini di parcheggio sbadati ma, di fatto, sono soprattutto l’elemento che la rende inconfondibile nel traffico. E, allo stesso tempo, il dettaglio con cui giocare per rendere la propria Cactus ancor più personale rispetto alle altre. Una ventata di originalità in un panorama automobilistico che concepisce il bicolor in modo quasi univoco, strato su strato, con il tetto pitturato in tono opposto al resto della carrozzeria.   

CARICO FLESSIBILE Ultimando i preparativi noto con piacere che i francesi sanno (anche) ascoltare, e con il model year 2016 hanno introdotto lo schienale posteriore sdoppiato. Un optional da 200 euro che fino a ieri mancava alla Cactus, per questo criticata dagli addetti ai lavori. La Cactus è lunga 10 centimetri in meno della Golf e, con tutti i sedili al loro posto, carica quasi tanto quanto (348 litri). Il limite, però, stava nel poterli sfruttare in modo un po’ più versatile quando la seconda fila non è sold out o quando si imbarcano colli lunghi. E in questo la Cactus è diventata un po’ più pratica, anche se alla suocera continua a mancare l’appiglio della maniglia al tetto per sedersi ed alzarsi dal divanetto e i finestrini posteriori rimangono a compasso. Alti e bassi del minimalismo.

SEDILE MATRIMONIALE Dalla panca posteriore passo a quella anteriore: eh già, la mia Cactus è automatica. Senza tunnel centrale i due sedili anteriori si trasformano in una sorta di divano, con un’imbottitura di raccordo tra le due sedute. Un’altra stranezza della Cactus, se paragonata a tutte le altre auto moderne; un ritorno al passato se invece si scava nell’heritage Citroën (vedi la DS). L’effetto salottino, poi, è amplificato da tutto il resto dell’arredamento dell’abitacolo. Dal doppio schermo a mo’ di tv- digitale per la strumentazione (senza contagiri), touchscreen per l’infotainment – dal gavone sul cruscotto a mo’ di cassapanca (8 litri ricavati traslocando l’airbag sul tetto) e dal design della plancia. Minimalista al punto di eliminare anche i comandi fisici del clima, inseriti tra le funzioni del multimedia.

UN CAMBIO AL CAMBIO Il cambio automatico – o meglio, questo ETG6, un vecchio meccanico robotizzato che PSA sta pian piano pensionando a favore del convertitore di coppia EAT6, sostituendolo in molti modelli del Gruppo – è allo stesso tempo croce e delizia della Cactus. Se infatti da un lato libera spazio per il “sedile matrimoniale”, soluzione pratica e originale, e toglie il pensiero della frizione nelle processioni da traffico cittadino, dall’altro mortifica un po’ il piacere di guida quando gli orizzonti si allargano. Ci vuole del tempo per imparare ad assecondarlo, attutendo l’effetto “ad elastico” delle cambiate, sempre piuttosto macchinose. In compenso, è una soluzione economica (800 euro) per una guida cittadina no-stress. E lo è in quanto a impatto sui consumi, che con il 1.6 BlueHDi da 100 cv mettono tranquillamente nel mirino i 18 km al litro nel ciclo misto nonostante il robotizzato.

A COLPO SICURO Questo turbodiesel meriterebbe ben altra spalla (c’è sempre il manuale a cinque marce come alternativa) perché davvero è capace di trasformare la Cactus in una piccola tuttofare. E’ pronto a riprendere in basso quando è il traffico a dettare l’andatura, ma anche pieno e dolce nell’allungare quando serve piazzo un sorpasso in autostrada. Che sia il mio piede o il cruise control a comandare, poco importa: voce e gomito li tiene bassi, sempre. Semmai, in autostrada vorrei qualche rotolo di ciccia in più, messa nei punti giusti della Cactus. Giusto per renderla un pelo meno permeabile dai fruscii aerodinamici quando viaggio a 130 fissi. Ma la leggerezza fa parte del suo DNA e, d’altro canto, il peso piuma contribuisce a renderla piacevole e maneggevole nella guida di tutti i giorni. Alti e bassi del minimalismo, si diceva. Accettando qualche piccolo compromesso, con la Citroën C4 Cactus si fa doppietta: la prima auto di casa e l’auto sfiziosa in un pacchetto unico. Unico in tutti i sensi… 


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