Autore:
Emanuele Colombo

TEST DRIVE Finalmente ci sono: erano anni che volevo provare l'Alfa Romeo 4C Spider ed eccomi seduto al suo posto di guida. Ormai anche i sassi sanno che ha la scocca in fibra di carbonio per un peso a secco di soli 940 chili, un motore a 4 cilindri turbo di 1.750 cc, 240 cavalli e il cambio a doppia frizione DCT. Quindi tanto vale non perdersi in chiacchiere e concentrarsi sulle emozioni dal vivo...

RADIO IN VISTA L'ambiente è intimo, proprio come mi aspettavo, con l'abitacolo molto rastremato che toglie spazio alla gamba sinistra del guidatore. La posizione di guida comunque è ben definita e mi trovo ragionevolmente comodo. Il design degli interni è curato e omogeneo, ma spicca l'autoradio che sembra provenire dagli anni 90 ed è stata messa li senza troppe attenzioni all'integrazione stilistica.

NON PESA LA MANOVRA L'Alfa Romeo 4C Spider, tuttavia, è fatta per dispensare ben altre emozioni e con un giro di chiave dò il via alle danze. Il sound è meno invadente di quel che pensavo e i primi chilometri per uscire da Torino, dove l'ho presa in consegna, filano via tranquilli. A sorpresa, in manovra il volante privo di servoassistenza non è pesante come temevo e per strada è anche piuttosto diretto: nulla a che vedere con certe sportive di una volta (mi viene in mente la Ferrari 328 GTS, per esempio), che ricorrevano a una scatola sterzo molto demoltiplicata per far fare meno fatica al guidatore.

CHE GRINTA! Il motore, che sviluppa la notevole coppia di 350 Nm tra 2.200 e 4.250 giri, ha buon gioco in ripresa e affondando l'acceleratore lo sprint è entusiasmante. La colonna sonora è dominata dal soffio della turbina dietro alle mie spalle e il cambio a doppia frizione asseconda bene la progressione, con passaggi di rapporto rapidi e puntuali.

FINITURE MIGLIORABILI Non mi entusiasma la consistenza dei paddle dietro al volante, che tendono a flettere sotto le dita e non danno quindi sensazioni tattili adeguate a un'auto che costa 75.500 euro. I consumi? Difficili da valutare, visto che ogni scusa è buona per lasciarsi trasportare dalla progressione della 4C. In ogni caso il computer di bordo, in questi primi chilometri, si mantiene tra i 9 e gli 11 litri per 100 chilometri.

EFFETTI SPECIALI Il viaggio prosegue e non c'è dubbio che la Spider sia un'auto rumorosa: l'insonorizzazione dell'abitacolo è poco efficace e pure i sassolini sollevati dalle gomme, picchiando contro il sottoscocca, diventano protagonisti della colonna sonora. Lo sterzo, a velocità autostradali, è fin troppo leggero e sensibile, e l'assetto sente tanto il profilo della strada: il tutto si traduce in un impegno sopra la media anche nei normali trasferimenti.

NERVOSETTA Finita l'autostrada comincia il percorso collinare che mi porterà al lago di Laux, poco lontano dal capoluogo piemontese. Qui trovo conferma del fatto che lo sterzo è piuttosto diretto e mi basta ruotare il volante di circa 270 gradi per percorrere i tornanti. L'assetto, però, è sensibilissimo al manto stradale e mi costringe spesso a correggere la traiettoria: specie in frenata, dove la Spider non sempre viaggia sui binari. I freni, da parte loro, sono molto potenti e il pedale è fermo sotto il piede, come negli impianti da corsa: non affonda come sulle macchine normali.

CAVALLO SELVAGGIO In curva lo sterzo restituisce tutte le asperità del terreno e richiede più forza del normale. La tenuta di strada è molto elevata, ma visto l'assetto nervosetto è consigliabile avvicinare il limite per gradi. In ogni caso l'Alfa Romeo 4C Spider è un'auto molto particolare che sa trasmettere emozioni uniche. Tra le mani è una cosa viva: un cavallo selvaggio da domare, più che uno strumento chirurgico per sezionare il nastro d'asfalto. Su strada ci sono auto che permettono di spingere di più richiedendo un impegno inferiore, ma che come la 4C sappiano trasformare in una sfida qualunque uscita domenicale, probabilmente, nessuna.


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