|
Itinerari di viaggio
Notizie correlate Un puntino sulla carta geografica della Germania, un incrocio casuale nel reticolo latitudine/longitudine. Per molti il nome Landshut non significa assolutamente nulla. In questa cittadina ad est di Monaco non c'è proprio niente da vedere. Eppure parecchi motociclisti dalla pellaccia dura se la ricordano, eccome... Landshut si trova infatti sul percorso che porta all'Elefantentreffen, il più gelido motoraduno invernale, un accampamento post atomico che ogni fine gennaio richiama pazzi masochisti da tutta Europa. Chi si dirige all'Elefantentreffen sa bene che da queste parti dovrà per forza soffrire. Di solito ci si passa quando già fa buio... ci si ritrova dispersi nella dritta e maledetta autostrada che porta verso la Repubblica Ceca. Qui le visiere si appannano fino a formare uno strato di ghiaccio, i paramani in pelo d'agnellino diventano inutili, i piedi si congelano nonostante i costosi stivali e i calzettoni in pile. Un inferno di ghiaccio. E per una volta non stiamo esagerando. Ma perché ricordare certi tristi momenti di storia motociclistica? Per mettervi in guardia: con l’inverno non si scherza. Si parla di viaggi seri, non per forza l’Elefantentreffen, ma comunque nemmeno del tragitto casa-ufficio con lo scooterone. E saremo ancora più spietati: per affrontare una trasferta invernale non vi basterà la sola carta di credito. OK allo svaligiare il solito store di abbigliamento moto, ma ci vuole esperienza anche nel comprare. Se vi state già rigirando nel letto sudati e con gli incubi, beh, lasciate perdere. Se invece la cosa vi intriga, ecco il premio. Immaginate una bella ragazza in lingerie. Se siete centaure pensate invece a un maschietto. Concentratevi, perché il momento magico dura poco. UNDER WEAR Un attimo, e ci sarà già un aderente completo tipo Star Trek a coprirne le bellezze. Ce ne sono di tutti i tipi: in pile, in lana, nelle più fantascientifiche fibre... L'importante è che tenga caldo. Se non volete spendere troppi soldi sappiate che la calzamaglia della zia e la maglia di lana del nonno vanno benone. Devono solo tenere caldo. Come le calze. Quando fa freddo vero un paio non basta più, ma due sono troppi, perché sotto gli stivali non ci stanno e vi bloccano la circolazione. E allora si ruba l'esperienza agli sciatori. Calzettina in seta sotto, calzettone in pile (o lana) sopra. STIVALI MA NON SOLO E già che siamo in tema di piedi parliamo di stivali. Scordatevi quelli da pista, ai piedi ci vuole roba comoda e calda. Di calzature ad hoc per il turismo ce ne sono a iosa. Ma non fatevi ingannare dalla magica scrittina "Goretex" (o simili). Le membrane impermeabili fanno tanto ma non tutto, può anche darsi che resistano all'acqua per centinaia di chilometri. Ma lo stivale inzuppato, anche se solo esternamente, non tiene certo caldo. E poi se vi bagnate i piedi siete finiti, per cui portatevi dietro anche un paio di copristivali. PANTALONI, MEGLIO IMBOTTITI Risalendo il corpo umano ci sono le gambe. Due le soluzioni a disposizione, la più pratica è un bel paio di pantaloni da turismo imbottiti e impermeabili. Avranno anche l'immancabile attacco per la giacca coordinata, in modo da rendere il tutto un vero completo a prova di colpo della strega. E ora insorgeranno i soliti emuli dei piloti, sostenendo che per il freddo non c’è niente di meglio della tuta in pelle. Leggende. La pelle isola, ma non tiene caldo. E quando si viaggia attorno allo zero diventa ghiacciata, quindi è meglio metterci sopra una tuta antiacqua, preferibilmente imbottita. RENI AL CALDO Risalendo nel nostro viaggio troviamo i reni, da salvaguardare in due modi. Con una giacca lunga che non lasci passare spifferi nemmeno quando si è reclinati, oltre che con una bella fascia elastica. Sono indispensabili. Ricordo ancora quel nostro amico (guarda caso in un viaggio per l’Elefante) che guidava col giubbetto di pelle corto, con un pezzetto di schiena al vento… avrà perso sei o sette anni di vita, oppure ne avrà guadagnati una quindicina di reumatismi. Peggio per lui. QUALE GIACCA E ci siamo, finalmente: signore e signori, la giacca! Senza di quella non si va da nessuna parte. Valgono le stesse considerazioni fatte per i pantaloni: la pelle non tiene caldo, un tre quarti da turismo con corpetto termico è il massimo. Qui vi potete fidare dell’impermeabilità, l’unico inconveniente è che dopo un acquazzone peserete cinque o sei chili in più. E una volta a destinazione farete la vostra scenografica pozza d’acqua sotto l’attaccapanni. Comunque le giacche di oggi sono strepitose. solo per togliersi i vari strati della cipolla. Con le giacche di oggi è tutta un’altra vita. Sopra la famosa superpippo basta mettere una dolcevita, un maglione pesante e magari un gilet. L’importante è che siano capi di qualità. Basta, al busto non avrete mai freddo. VADE RETRO VELCRO Ora penserete, che sballo!, ho visto certe giacche tutte regolabili, col velcro. Vade retro! Meglio le cerniere e i bottoni, anche se ogni volta che ripartite state fermi cinque minuti a chiudervi tutto. Meno peggio del velcro, che poi si attacca da tutte le parti imprigionandovi al primo movimento sbagliato. Una vera tortura. GUANTI: EVOLUZIONE VERTICALE Dicevamo dei guanti, sono la cartina tornasole dei passi da gigante nel campo dell’abbigliamento. L’evoluzione è stata esponenziale, addirittura superiore a quella delle moto stesse. Oggi ci sono dei guanti eccezionali, caldi, morbidi, che lasciano guidare con una certa sensibilità. Ma non bastano. Per affrontare un viaggio impegnativo ci vogliono anche le cosiddette "moffole", più intuitivamente ribattezzate paramani, insomma, quegli antiestetici sacchetti da fissare al manubrio. Lì ci infilate le mani con i vostri guantoni e siete a posto…o quasi. Quando la temperatura va sottozero è meglio anche dotarsi di manopole riscaldate elettricamente, l’unico degli accessori per cui valga la pena di succhiare preziosa corrente alla batteria. Non pensiate che bastino solo quelle, senza paramani il tepore si disperde nell’aria gelida. COLLO AL CALDO Siamo quasi a posto, ma non dimentichiamo il collo. Il sottocasco tradizionale non basta, perché l’aria fredda ha vita facile. Ci vuole un modello invernale molto lungo, che arrivi quasi fino alle spalle e sia dotato di una protezione in materiale antivento; è uno dei migliori modi per spendere i vostri soldi. Lo infilate con cura nel colletto della giacca e via, senza problemi. Evitate le sciarpe che si srotolano finendo nelle ruote (tra l’altro) strozzandovi e le cosiddette "golette" quei tubolari che si fissano al casco. Hanno due effetti indesiderati: fanno appannare la visiera dopo circa duecento metri dalla partenza e fungono da convogliatore per incanalare aria fredda sotto la giacca. Sulle Yamaha FZR il sistema si chiamava FAI (Fresh Air Intake) ma serviva a un’altra cosa. Visto che voi non siete un airbox, non avete la necessità di beccarvi un colpo d’aria gelida. Non ci credete? Indossate la vostra goletta, andate in autostrada e aprite al visiera… CASCO GIUSTO Non rimane che il casco. Tenendo conto che l’imbottitura tiene caldo da sola, evitate di comprarne uno di cinque misure più grandi per infilarci sotto il berretto di lana. Un nostro amico (un altro, non quello di prima) si presentò alla partenza per l’Elefante così agghindato. Pensate, dovemmo anche costringerlo a togliere il pon pon, che lui considerava di gran moda. Purtoppo è tutto vero. Stavamo parlando del casco. Sottinteso che un integrale è indispensabile, accertatevi solo che abbia un ottimo sistema antiappannamento (è quello sul mento). Per tutte le altre prese d’aria, estrattori, condotti Venturi eccetera, chiudeteli e basta. Una soluzione valida è la visierina supplementare, montata solidale a quella principale. Non si appanna nemmeno ad alitare. Se poi volete viaggiare col jet non saremo noi a impedirvelo, anzi possiamo anche confidarvi che ci sono dei sottocasco studiati apposta. Poi ognuno fa quello che vuole. Chi scrive, ad esempio, quando era universitario (sinonimo di squattrinato) andò al suo primo Elefantentreffen con anfibi dell’esercito, pantaloni di velluto a coste, giacca a vento da sci anni settanta, la famosa goletta, calze tagliate per evitare gli spifferi tra guanto e polso. Non era il massimo della vita, ma perlomeno stava meglio del suo amico (un altro ancora, e per giunta alternativo) che arrivò con giaccone di pelle tipo ATM, kefiah palestinese, jeans e cerata della Pony Express. Poverino, aveva bigiato la scuola, non poteva venire bardato come me. Commenti
|
||||||||||