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Viste&Provate SANA COLAZIONE La prima colazione mattutina tipica, dalle parti di Milwaukee (sede storica di Harley-Davidson), dev'essere a base di pane – o meglio, pancakes - e furbizia. Come spiegarsi altrimenti il successo di un Marchio che fa del look retro la sua cifra stilistica da sempre? Pensateci bene, mentre tutte le altre Case motociclistiche si scervellano per trovare sempre linee nuove, voi provate a ricordare una Harley-Davidson (attuale o del passato) che abbia un'immagine poco più che vetero-motociclistica. UNA FACCIA UNA RAZZA Impossibile? Ecco, appunto. Se si tralascia qualche timido tentativo (fortunatamente senza seguito...) fatto a cavallo tra gli anni 80 e il decennio successivo, infatti, il fascino delle moto d'oltreoceano ha avuto sempre a che fare proprio con linee sostanzialmente immutabili nel tempo. In realtà, però, di tecnica "sotto i ponti" ne è passata moltissima. E se qualcuno poco esperto di moto potrebbe scambiare la vostra Harley fresca di immatricolazione per una moto d'epoca, chi di due ruote "mastica" di più non potrà che ammettere che la tecnologia utilizzata sulle HD moderne è più che attuale. ATTUALITA' TECNICA In qualche caso addirittura avanti. Basta pensare all'acceleratore elettronico della serie FLH Touring, che fa da tempo il suo lavoro egregiamente e senza alcun clamore mediatico... La cosa curiosa è che, nonostante le linee generali delle Harley-Davidson non subiscano mai rivoluzioni copernicane - ma solo piccoli aggiornamenti di anno in anno - la loro immagine non appare mai come "vecchia" o scontata, riuscendo di volta in volta a rinnovarsi grazie allo studio attento dei particolari e delle finiture. SEGNI DI CAMBIAMENTO? Un esempio eclatante dell’incrollabile filosofia costruttiva dell’ultracentenario Marchio americano – anche se l’arrivo della recente XR 1200 sembra un timido segnale di cambiamento – è questa Harley-Davidson FLSTSB Softail Cross Bones Dark. Una moto che, a dispetto di un nome che fa spreco di lettere e sigle, è tra le Harley più minimaliste e “vintage” mai proposte. BOBBER VERA Una vera special di serie che prende spunto dagli anni 50, epoca in cui in America nasce il fenomeno “bobber” a cui questa Cross Bones si rifà senza mezzi termini. I bobber erano le moto dei ragazzi che, tornati dal fronte, consideravano le due ruote l’unico mezzo di locomozione necessario, ma che andava modificato profondamente, togliendo tutto il superfluo (o il presunto tale), come parafanghi, sella per il passeggero, fino alle tanto amate cromature BASSA E ROTONDETTA Le bobber per eccellenza sono basse di garrese ma alte di manubrio, con le ruote panciute e il telaio rigido. E la Cross Bones è proprio così: linea e sella rasoterra, forcella springer, manubrio “Ape hanger” e sovrastrutture ridotte al minimo. Il carattere particolare di questa moto si deve, però, soprattutto alla grossa sella monoposto - che non sfigurerebbe su una classica bicicletta da uomo (sebbene di dimensioni monster) - sotto alla quale spuntano due molle cromatissime e che rafforzano l’immagine da telaio rigido di questa softail. MONO NASCOSTO Come tutte le moto della serie Softail, però, il telaio non è veramente rigido, ma l’ammortizzatore è sapientemente nascosto sotto il motore e lavora orizzontalmente in trazione. Una soluzione anche questa studiata con una precisa motivazione estetica, ma che non per questo tralascia troppo la funzionalità. AMMALIATRICE È difficile, comunque, rimanere indifferenti davanti a questa Harley, che nella vista laterale mostra il meglio di sé, grazie alle larghe gomme dalla spalla cicciotta (davanti un 135/90-16” e dietro addirittura un 200/55-17”) su cerchi neri a raggi cromati e alla linea bassa del gruppo sella e serbatoio che fanno da contrasto con il manubrio alto e l’esile frontale, reso inconfondibile dalle molle a vista della forcella Springer e dal minuscolo faro rotondo. SEMPLICE RAFFINATEZZA La Cross Bones è così, poche sovrastrutture e tanto motore, il moderno bicilindrico a V Twin Cam 96B da 1.584cc, con doppio albero di equilibratura e cambio a sei marce, montato in questo caso su supporti rigidi e verniciato in nero a polvere, per accentuare l’immagine minimale e vintage della moto. Come sempre la potenza di questo bicilindrico non viene dichiarata, ma il dato della coppia è indicativo del suo carattere: 12,2 kgm a 3.300 giri. SICURA DI SERIE Non mancano comunque l’iniezione elettronica e la gestione attiva dell’aspirazione e dello scarico a ricordare che questo mitico motore non è rimasto al palo in quanto a sofisticazione tecnologica. In più Harley di serie dota le sue moto ormai da tempo con un comodo antifurto elettronico dotato di transponder, che solo avvicinandosi o allontanandosi dalla moto permette di disinserire o inserire l’antifurto stesso, senza dover schiacciare alcun pulsante. TOCCHI ESCLUSIVI Altri particolari specifici di questa Cross Bones sono poi le pedane del conducente dalla forma a mezzaluna, il piccolo parafango anteriore e il caratteristico serbatoio dell’olio (le Harley sono infatti a carter secco) dalla foggia che ricorda un ferro di cavallo. Coerentemente con l’immagine purista di questa moto, inoltre, i colori sgargianti o le tonnellate di cromo delle altre Harley sono banditi, per cui la Cross Bones può essere richiesta in sole tre colorazioni molto basic: nero lucido, nero opaco, verde oliva/militare e blu notte. Per tutte, poi, il prezzo è uno solo, ma decisamente poco minimal, "diciannovemilasettecento euri” chiavi in mano.
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