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SENZA LIMITI La tecnica delle medie cilindrate sportive si sta evolvendo in modo iperbolico, merito (o colpa) del campionato mondiale Supersport, che con i suoi regolamenti molto restrittivi impedisce cambiamenti radicali alle moto, che restano così molto vicine a quelle di serie. Questo campionato è una vetrina importantissima (per la cronaca gli ultimi tre anni è andato sempre alla Honda CBR 600 RR), insomma fa vendere un sacco di moto e vincerlo sta diventando sempre più fondamentale. La conseguenza logica è che le innovazioni ciclistiche e motoristiche arrivano a ritmo serrato e l’invecchiamento dei modelli si è purtroppo fatto ancor più rapido. Star dietro al mercato, per gli utenti normali è quindi sempre più difficile, l’unica consolazione è che chi vende moto sa bene di non poter tirare troppo la corda con i prezzi così, sebbene le moto migliorino continuamente, i listini restano uguali, o al massimo sono ritoccati di pochissimo. Magra consolazione per chi si trova con un modello dell’anno scorso pesantemente svalutato ma volenti o nolenti ,la legge del mercato è questa.
CHE TENTAZIONE Certo è che resistere alla tentazione è molto difficile, le 600 (o 636 che dir si voglia) moderne stanno sfoderando prestazioni incredibili, e una fattura raffinata, ormai giunta ai livelli delle sorelle mille che, più costose, sono le punte di diamante di ciascun costruttore. Ma veniamo alla prova, ancora una volta è stato il tracciato francese di Le Luc a fare da sfondo all’evento; cortino, ma tecnico e selettivo a sufficienza per far emergere le minime differenze tra una moto e l’altra. Che minime sono per davvero, l’incredibile livello di competitività ha portato le varie moto a vedersela sul filo dei centesimi di secondo, al punto che basta cambiare pista o gomme o, perfino le condizioni meteo, perché una moto riesca a prevalere sull’altra, questo nonostante il vantaggio di cilindrata della Kawasaki che però quest’anno ha preso ulteriormente le distanze con un motore eccezionale.
FUORI TAGLIA Ormai è davvero di un’altra categoria, la verdona, mentre le evoluzioni di Honda e Yamaha sono state tali da farle migliorare di parecchio con il risultato di avvicinarle ancora di più tra loro (e non perdere troppo terreno dalla Kawasaki) con soddisfazioni di guida incrementate. Le due hanno mantenuto ciascuna il loro carattere dinamico con prerogative ben definite che potranno far preferire l’una o l’altra a seconda dei personali gusti di guida. Ormai vanno giudicate in questo modo, le 600, perché se si sta a guardare il decimo di secondo si finisce per avere un giudizio troppo limitato. Per cui, qualsiasi moto sceglierete sappiate che avete scelto comunque una moto eccezionale per contenuti tecnici e "balistici". Ma il nostro mestiere è provare e dare un risultato per cui dal team impegnato in questo test (svolto in collaborazione con Tuttomoto che ringraziamo per l’ospitalità) sono emersi dei giudizi quasi unanimi. Kawasaki vince ancora e non solo grazie ad un motore stratosferico ma anche alle migliorate finiture e alla capacità di adattarsi ad un più ampio spettro di utilizzo (su strada è migliorata tantissimo ed anche una delle più comode). Honda la più appagante in assoluto in pista, con Yamaha li, quasi alla pari, ma meno "conquistatrice" dei piloti, pur se con innegabili qualità. Di Suzuki che dire, ha ritirato il suo gettone di presenza senza troppo sfigurare. Le ostilità ad Hamamatsu sono sospese almeno fino al 2006 dove ci sarà la moto del rilancio. Questo, in soldoni, il risultato della nostra comparativa che come al solito estrapoliamo modello per modello.
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