
La prima VMax
EFFETTO VMAX 200 cv, 20.000 Euro, 5.000 moto in tutto il mondo,
200 in Italia prenotabili
solo su internet e praticamente già tutte vendute. L'effetto VMax non
si nota solo dai numeri, si nota anche
sulle strade dove, se ci fate
caso, sono tornate a circolare anche le vecchie VMax (praticamente introvabili sul mercato dell'usato), prima nascoste
chissà dove e adesso di nuovo in giro per le città. Accade sempre così, quando viene proposto il remake di un mezzo storico, torna in auge anche l'originale.
UNA LUNGA STORIA É
dal 1996 che Yamaha sta lavorando attorno al progetto della nuova
Vmax, una gestazione da elefante che difficilmente vediamo nel mondo
della moto. Ma ad Iwata volevano che questa moto diventasse una
bandiera tecnologica, il riassunto viaggiante di tutto quanto Yamaha attualmente è
capace di mettere in una moto. La VMAX è un inno
all'esagerazione, in tutti i sensi. Ha un look mozzafiato un design curatissimo, particolari
cesellati ma soprattutto un motore da record,
capace di annichilire la
concorrenza (che in questo momento possiamo riassumere nella sola
Harley Night Rod) riguardo a potenza, cilindrata e accelerazione.
ATTESA RIPAGATA Insomma,
si è fatta aspettare parecchio, ma adesso gli estimatori di
questa moto tutta muscoli e sprint (che nella precedente versione,
arrivata nel 1985, è stata venduta in 100.000 esemplari di cui
40.000 in Europa) possono davvero dire che ne è valsa la pena.
IL MAX DEL VMAX E' una VMax all'ennesima potenza questa. Il suo motore è
un quattro cilindri a V di 65° (sull'originale la V era di 70°)
da 1679 cc (96x66 mm curiosamente è stata mantenuta la corsa
del vecchio motore) alimentato ad iniezione elettronica con sistema
YCC-T e YCC-I. In soldoni, la VMAX utilizza sia il ride by wire sia i
cornetti a lunghezza variabile, come la R1, in più respira
attraverso un voluminoso air box “a canne mozze” che prende aria
dalle quattro bocche piazzate ai lati del finto serbatoio (quello
vero, da 15 litri è sotto la sella).
CATENA E INGRANAGGI La distribuzione è
a quattro valvole per cilindro con alberi a camme mossi da un sistema
misto ingranaggi/catena (come sulla Buell 1125 l'albero a camme di
aspirazione è mosso dalla catena e un ingranaggio rimanda il
moto a quello di scarico, così si ottiene una testa più
compatta) e c'è pure la frizione antisaltellamento.
PIU' GROSSO DENTRO, PIU' PICCOLO FUORI Il lavoro
dei tenici ha inoltre portato ad avere un motore più compatto di 27 mm rispetto al precedente V4, mentre, fedele alla filosofia
della prima VMAX, la trasmisione finale è affidata ad un albero che, tramite un giunto
cardanico, muove un ruotone da 18 pollici gommato 200/50. E ce n'è davvero bisogno per scaricare
tutta la rabbia del quattro cilindri che quando dà i numeri li
dà sul serio.
CAVALLI TANTI, COPPIA DI PIU' Se i 140 cavalli della prima VMAX erano un dato eclatante per l'epoca, i 200 cavalli erogati a 9.000
giri della nuova non sono da meno. Ma il dato più
impressionante è la coppia di 166,8 (17 kgm) Nm a soli 6.500
giri. Numeri che rendono bene l'idea di cosa possa essere capace
questa moto nel semaforo-semaforo.
CICLISTICA AD HOC Ma, gare di accelerazione a parte, Yamaha si è curata di produrre
una moto che fosse anche guidabile, la ciclistica della VMax è
realizzata ad espressamente per lei: il telaio in alluminio con struttura
a diamante è composto da travi realizzate con lavorazioni
differenti (forgiatura estrusione ecc). Così ad occhio il baricentro appare piuttosto
basso, la moto è lunga (interasse 1.700 mm) e con un
forcellone decisamente più lungo che in precedenza per
consentirle di scaricare meglio la potenza.
SI REGOLA TUTTA La dotazione tecnica
anche in questo caso è da prima della classe, con un
monoammortizzatore regolabile (con leveraggio progressivo) e una
forcella (inclinata di ben 31 gradi), completamente regolabile che curiosamente non è una upside-down, ma compensa con il diametro degli steli di ben 52 mm trattati all'ossido di titanio.
MARGHERITE E PISTONI A GO GO L'impianto
frenante, dotato di serie di ABS lineare, vede debuttare su una
Yamaha i dischi a margherita (da 320 mm) frenati dalle stesse pinze a
sei pistoncini della R1, con un posteriore da 298 mm. Anche in questo
caso ce n'è bisogno visto che con 310 kg in ordine di marcia
(con il pieno di benzina) una volta lanciata, la Vmax non deve proprio
essere una libellula da fermare.
BEL DESIGN Ma al di la della dotazione o dei
dati tecnici va dato atto a Yamaha di aver fatto davvero un gran
lavoro di design. La VMax è davvero bella, curata all'estremo e con tutto quel nero addosso è cattiva da far paura.
Inoltre; è dotata del meglio anche
quando si parla di strumentazione (divisa in due con contagiri sul
manubrio e un display sul serrbatoio) o di attenzione dettaglio e al
materiale (magnesio per carter motore, titanio per gli scarichi). Una
vera ammiraglia, un
oggetto che ancor prima di essere gasante da guidare è bello
da guardare e quindi da sfoggiare.
VMAX DA MARE E per confermare la sua esclusività, Yamaha ha creato un abbinamento ad hoc con un prodotto altrettanto esagerato: un gommone VMax motorizzato con i motori fuoriborbo più potenti di sempre. 700
CV da scaricare sull'acqua lo abbiamo provato e le sensazioni che se ne
ricevono non sono davvero molto lontane da quelle offerte dalla moto. La VMax e il gommone saranno esposti entrambi al Salone nautico di Genova e saranno acquistabili in "pacchetto" moto + gommone=125.000 €