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COM’È Che i giapponesi della Yamaha siano i più "italiani" di tutti non lo dice solo Valentino, lo dicono anche certi prodotti, certe scelte. Come ad esempio quella di fornire una moto sportiva declinata in due versioni: normale ed SP, differenziate soprattutto per la dotazione ciclistica. Una prassi, che fino ad oggi era tipica solo dei costruttori nostrani, leggasi Aprilia e Ducati, che da sempre propongono le loro supersportive in doppia, tripla configurazione. DOPPIA IDENTITÀ A parte qualche raro esempio del passato (tipo la Suzuki GSX-R 750 SP, o la Kawasaki ZX-7 RR), Yamaha è quindi per ora l’unica casa giapponese a proporre una supersportiva in due versioni. È questa la principale novità (non da poco del resto) per il 2006, perché la R1 (una delle moto preferite dagli sportivi, venduta in oltre 26000 unità in Europa dal 2004) in realtà cambia in dettagli che l’occhio nudo non può certamente notare. EVOLUZIONE RAGIONATA Secondo i tecnici Yamaha non era quindi necessario stravolgere un modello vincente (e mi sento di dargli ragione) per cui il loro compito principale è stato quello di accontentare le richieste di chi con la 1000 Yamaha ci corre e che è stato coinvolto nello sviluppo. Non ci vuol molto a capire le richieste degli Ufficiali Yamaha. I piloti, si sa sono un po’ monotoni chiedono sempre più cavalli, più velocità di ingresso in curva, più trazione. CV +3 Accontentati: grazie a guide valvole più corte, aspirazione e scarico rivisti e a nuovi settaggi dell’elettronica, la R1 guadagna 3 cavalli (da 172 a 175, sempre a 12.500 giri) e un pizzico di coppia (da 10,6 a 11 kgm a 10.500), inoltre conquista una ciclistica rivista alla bisogna. Ecco spiegato il motivo dell’arrivo della nuova piastra inferiore di sterzo irrobustita e del forcellone più lungo di 20 mm, con un identico incremento della quota di interasse (passa da 1395 a 1415 mm). RIGIDA DOVE SERVE La R1, dunque si "allunga" un po’, Il telaio è visivamente uguale all’attuale, ma è stato ottimizzato negli spessori per variarne la rigidità, cresciuta in certi punti e diminuita in altri per migliorare la sensibilità di guida. Il motore è fissato con nuovi supporti, a formare un insieme globalmente più rigido e quindi in grado di dare maggior feeling al pilota. L’avantreno è più solido grazie ad una forcella con foderi e steli di diverso spessore rispetto alla precedente. Tutto il resto è invariato, comprese le finiture sempre superiori alla media, anche giapponese. CRONOMETRO FAI DA TE Il lieto evento per gli infiammati della pista è l’arrivo del cronometro per automisurarsi in pista: sul cruscotto il piccolo display a destra fornisce, infatti, i tempi sul giro azionato tramite il pulsante di avviamento, che così ha una doppia funzione proprio come sulla Ducati 999/749. SP, LA SPECIALE Come già detto poco sopra, la vera novità per il 2006 è comunque la versione SP, studiata appositamente per la guida in pista e per fungere da base di partenza per le gare delle derivate di serie. Dei 500 esemplari previsti per l’Europa, un centinaio arriveranno in Italia ad un prezzo che non è ancora stato comunicato anche se verosimilmente oscillerà attorno ai 17.000 €. GRIFFATA La dotazione della R1 SP è assolutamente al top, con cerchi Marchesini forgiati in alluminio e soprattutto sospensioni che più pregiate non si può, firmate nientemeno che da Öhlins, la società svedese che collabora da tempo con Yamaha, anche perché fa parte dello stesso gruppo. Dal grande nord arrivano quindi sia la forcella (steli da 43 mm con riporto al TIN), sia l’ammortizzatore con precarico molla idraulico e infinite possibilità di regolazione (anche alte e basse velocità), compresa quella dell’altezza del retrotreno, assente sulla R1 standard, una cosa che piacerà tanto ai piloti. Il motore è uguale a quello di serie, ma si arricchisce della frizione antisaltellamento. Curioso inoltre il fatto che, nonstante le ruote più leggere, la SP denunci alla bilancia 1 kg in più della standard (174 kg per la SP e 173 per la standard). COME KENNY Nel caso la SP vi dovesse sfuggire di mano potrete sempre consolarvi con la versione giallo/nera della standard, commemorativa dei 50 anni di Yamaha e replica della M1 con cui Valentino Rossi e Colin Edwards hanno ricordato le moto di Kenny Roberts. Le R1 "Extreme Yellow" avranno anche il logo "Yamaha 50° Anniversario" sul serbatoio. Con queste grafiche la R1 è semplicemente stupenda: non è una realizzazione in serie limitata, ma è certo che il contingente previsto per l’Italia finirà molto in fretta.
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