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Scooter

Yamaha Maxster 150

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Sportivo da città con un look da adone. Arriva il Maxster, sport scooter di casa Yamaha. Agile come un cinquantino e rifinito alla perfezione ha il telaio d’alluminio e freni super. Per scivolare nel traffico con… tecnologia.

Giovedí, 14 Giugno 2001

Alfredo  Verdicchio

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COM’È La Yamaha stupisce ancora. Dopo aver lanciato con il Tmax una nuova corrente tra i maxi scooter, la Casa di Iwata lancia la sfida nel segmento degli scooter "midi". E lo fa nel migliore dei modi, proponendo uno scooter, dall’impronta sportiva, ma dal look elegante e dai contenuti hi tech. L’obiettivo, è quello di allargare il bacino d’utenza del classico scooter sportivo, non solo agli utenti più giovani, ma anche agli adulti con qualche prurito giovanile che non vogliano semplicemente farsi trasportare, ma "guidare" un mezzo che sa essere anche divertente.
Più o meno lo stessa cosa che già da un po’ di tempo fa il Gilera Runner, anche lui impegnato a combattere la battaglia per la conquista della città contro le armate dei maxiscooter.

ALLUMINIO PER PIACERE La tecnologia contro la comodità, dunque, e di tecnologia il Maxster ne ha addosso un bel po’. A partire dal telaio: un bel pezzo d’ingegneria che culmina nel tunnel centrale in alluminio (sulle prime sembra un elemento puramente estetico, in realtà è parte integrante della struttura). Questa soluzione permette di alleggerire e irrigidire tutta la struttura a vantaggio della precisione e del piacere di guida.

FAMILY FEELING Sportivo ma elegante al tempo stesso il Maxster è prima di tutto un bell’oggetto da guardare. In giro per la città attira gli sguardi come il miele attira le api. La gente lo guarda perché in lui riconosce qualcosa di familiare. Il frontale, infatti, ricorda senza mezzi termini quello della supersportiva best seller di Casa Yamaha, la YZF R1. Come lei, il Maxster ha il gruppo ottico sdoppiato con, in mezzo, una banda nera cuneiforme a sottolineare l’aggressività di un mezzo pronto a fendere l’aria. Poi è tutto un susseguirsi di linee curve e forme piacevolmente sigillate, capaci di appagare l’occhio più esigente.

CRUSCOTTO SPORTIVO Il manubrio segue il disegno cuneiforme dello scudo, senza però uscire dagli schemi già utilizzati da altri scooter sportivi. Bella la strumentazione: su un aggressivo sfondo in carbon look troviamo tachimetro, livello carburante-voltmetro (utile soprattutto per uno scooter come il Maxster che non ha il pedale di avviamento), le spie degli indicatori di direzione, della temperatura del liquido e dell’abbagliante. Non manca un piccolo display a cristalli liquidi, con l’orologio, contachilometri totali e parziali.

TUTTO BELLO MA… Attenzione al look e finiture curate sono dunque i must di Maxster che però si adagia su qualche piccola imperfezione. L’idea delle pedane d’alluminio, finalmente ampie e adeguate, è ottima, peccato che la loro finitura abbia un non so che di grezzo che poco si addice ad un elegantone come il Maxster. I blocchetti elettrici hanno un design già visto e sono molto funzionali, così come gli specchietti che offrono una discreta visibilità su cosa succede alle spalle. Perfetta è anche la posizione delle leve, inclinate il giusto, a portata di mano ed azionabili con poco sforzo.

PIEDI FISSI Il design così aggressivo non ha in ogni caso limitato in modo eccessivo l’abitabilità ed il comfort di marcia. Lo spazio a sedere è più che sufficiente per ospitare comodamente pilota e passeggero. Il tunnel centrale limita un po’ i movimenti dei piedi che alla fine appoggiano su due pedane che non lasciano troppo spazio al movimento.

SPAZIO GIUSTO A proposito di spazio, il Maxster non si allarga troppo ma essendo uno sportivo non delude nemmeno. Il vano sotto la sella è ampio quel che basta per contenere comodamente un casco integrale ma è l’unico spazio riservato ai bagagli perché manca un bauletto dietro allo scudo o un qualsiasi altro anfratto. In fondo però, che cosa pretendere di più da uno sportivo come Maxster? Andare oltre sarebbe come montare le borse laterali alla R1 (brrrrr….)

COME UNA MOTO Il rivoluzionario telaio trova degno supporto da un reparto sospensioni adeguato. La forcella Paioli, di tipo tradizionale, ha un’escursione di 103 mm. Al retrotreno troviamo il consueto gruppo motore-trasmissione oscillante (davvero aggressivo il braccio ausiliario d’alluminio) che aziona un doppio ammortizzatore, regolabile nel precarico. Anche i freni sono intonati alla sportività del mezzo sfoggiando diametri motociclistici. Il disco anteriore tocca quota 245 mm ed è lavorato da un pinza Brembo a due pistoncini; un degno supporto arriva dal disco posteriore da 220 mm, con pinza a pistoncino singolo sempre di Brembo. Chiudono il capitolo l’accoppiata di pneumatici "oversize": 130/60-13 sull’anteriore e 140/60-13 sul posteriore, montati su cerchi in lega leggera a tre razze.

MOTORE TRANQUILLO Nulla di straordinario, invece, per quel che riguarda il motore. Il monocilindrico che spinge il Maxster è lo stesso che troviamo sotto le plastiche del Majesty 150. Anche se il Maxster lo nasconde bene (non si vedono feritoie per lo scarico dell’aria) il raffreddamento è a liquido, segno che il motore resisterà ad ogni strapazzo. Non è un mostro di potenza questo mono, i suoi 12,7 cavalli sembrano pochini per uno scooter grintoso come il Maxster, ma in Yamaha hanno studiato a fondo la rapportatura per ottenere prestazioni tutto sommato brillanti.
Infine il prezzo: 7.390.000 lire, franco concessionario. Il Maxster non è regalato ma la dotazione tecnica è da primo della classe e, come si sa, le cose belle costano.


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