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Scooter Notizie correlate COM' E' 130.000 pezzi venduti e otto anni sul telaio senza una ruga in più dalla sua prima comparsa: dal 1996 l’Aprilia Leonardo continua a fare incetta di proseliti della ruota bassa e sportiva. SEMPRE LUI Otto anni non sono pochi per un prodotto di massa come lo scooter che, come i PC, ogni anno vede la nascita di nuovi modelli: ruote basse, medie e alte; over 500; mono o bicilindrici; a metano o a benzina. Insomma, il mondo delle due ruote automatiche è duro e spietato, eppure il Leonardo continua a fare la sua figura senza impazzire nella ricerca del vestito adatto. NUOVO FRONTALE Per enfatizzare questo dato di fatto, oltre all’aggiunta di una "bocca" al frontale, Aprilia ha pensato bene di vitaminizzarlo un po' con una ritoccata all'alesaggio (passato dai precedenti 69 mm agli attuali 71 mm) che, sorpresa, facendo un rapido calcolo con la corsa rimasta invariata a 66,8 mm, fa un pochino meno di 300, per l’esattezza 264,5 cc. GIOCO DELLE TRE CARTE Questa del nome "pompato" l’aveva già pensata la Yamaha quando, nel 2002, presentò il suo Versity, il primo scooter con la cilindrata di "mezzo", da trecento cc. E' PROPRIO LUI Come ce ne siamo accorti? Visto che questo 264 cc ci suonava familiare, abbiamo dato una sbirciatina sotto alle plastiche e ci è spuntato fuori il cilindrotto messo lì bello sdraiato, in posizione orizzontale, proprio come sullo Yamaha. COME L'ST Il comfort si riconferma ai livelli dell’ST 250, questo perché il 300 rimane strutturalmente identico al duemmezzo, con tutte le migliorie che lo avevano già interessato a suo tempo: sella alta 83 mm, parabrezzino di serie, "baffi" sui lati della carena e vano sottosella che pur non offrendo grandi spazi, almeno non perde utili cm³ (il jet ci sta comodo). Niente ripostigli o stivette nel retroscudo, solo l'utile gancio retrattile per la 24ore. È rimasta, comunque, l’ampia base d’appoggio del portapacchi, su cui è possibile ancorare piccoli bagagli o il bauletto in tinta previsto tra gli accessori. E siccome è rimasto come prima, non è cambiata nemmeno la strumentazione da cui manca ancora il contakm parziale, una mancanza più che altro fastidiosa, ma già che c'erano.... SCHELETRO ROBUSTO Come già detto prima, esteticamente il trecento varia solo per il disegno ancora più aggressivo del frontale, per la mancanza dell'interruttore delle luci (la norma ormai le vuole sempre accese), mentre sotto le plastiche ritroviamo l’ormai collaudato telaio doppia culla in acciaio, così come la forcella teleidraulica con steli da 35 mm di diametro, i due ammortizzatori regolabili nel precarico a reggere il posteriore e la coppia di dischi freno di 220 mm, ciascuno con la propria pinza flottante a due pistoncini.
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