LA NOTIZIA Pochi giorni fa la riscossa. Arriva in redazione l’invito a provare la BMW F650 RR che ha vinto l’ultima Granada-Dakar con Richard Sainct. Nei miei occhi si accende lo stesso duro, impenetrabile sguardo dell’uomo del deserto. Deciso sentenzio: "Ci andrò io", e già mi vedo all’imbarco dell’Habib guadagnarmi il saluto e il rispetto di tutti.
L'IMBARAZZO Certo che poi questi colpi di testa si pagano. Ti trovi lì con questa BMW ufficiale dal costo inestimabile, il Gotha della stampa iper-specializzata, i tecnici e, naturalmente, Sainct in persona. Tutti sembrano squadrarti. E poi, i soliti curiosi, pronti ad additarti come il classico giornalista che è lì a fare il servizio e magari non sa neanche andare in moto. Lo stato d’animo ideale per provare questa motoretta in tutta tranquillità…
IL CORAGGIO Mi faccio coraggio e inizio a gironzolare intorno alla moto. Rimango rapito dalla cura per ogni minimo particolare, dal pezzo di chissà quale leggerissima lega all’espediente rustico tipo elastico attorno al cavalletto. Insomma, il fascino inconfondibile delle moto ufficiali, del mezzo tagliato su misura per il pilota.
TUTTA DIVERSA Non sto a descriverla. In comune con la BMW F650 di serie ci sono sicuramente il faro posteriore, identico, la forma di carter, cilindro e testa, e il nome. Per il resto, rimando alla scheda tecnica. Dietro a questo capolavoro del rally si vede la mano esperta di Richard Schalber, straordinario omone tedesco pronto a preparare con lo stesso impegno questa F650 ufficiale come la vecchia G/S 80 del solito crucco che mi guardava male sul traghetto. E in effetti Schalber è senza dubbio la massima autorità in fatto di preparazioni BMW per il deserto.
CURA DIMAGRANTE Devo spostare la moto. Mi preparo a uno sforzo sovrumano. Ma ecco la sorpresa, la prima di tante. Questa BMW F650 è leggera. A vederlo non si direbbe. Dalla cartella stampa scoprirò poi che i chilogrammi a secco sono infatti solo 168. Come avranno fatto? Boh. A secco, dicevo. Sì, perché con il pieno il discorso cambia: i quattro serbatoi posti a lato della moto, il più in basso possibile, tengono infatti 45 litri di benzina. Per essere una Dakariana nemmeno troppi, verrebbe da dire, ma pare che questa BMW consumi poco. Sainct, comunque, non è mai rimasto a secco, e questo basta. Per gestire tutta questa benzina c’è un solo rubinetto, che comanda separatamente i serbatoi anteriori e posteriori. È un po’ nascosto, ma nel Teneré difficilmente succederà di andare in riserva mentre si supera un TIR in terza corsia.
IN SELLA Sempre a proposito di comandi, bisogna dire che al primo impatto non si capisce assolutamente nulla: tento di accendere le luci e aziono chissà quale oscura funzione del trip master. Tocco un bottoncino e il road book inizia a girare. Dietro al faro scopro una serie di levette tipo quelle per azionare i tergicristallo delle vecchie Fiat 500. Per fortuna ci sono delle scritte fatte con la Dymo. Presumo che quella con la dicitura "POWER" sia il contatto. Ah già, non ci sono le chiavi: perderle nel Sahara sarebbe un problema. Tra gli altri comandi strani rimane solo quello per l’azionamento manuale della ventola, per il resto, tutto come nelle moto normali.
PARTE DA SOLA Ora c’è da accenderla. In tema di moto ufficiali mi ritorna in mente una scena del 1995: io sudato, l’Husqvarna 610 di Tianen muta, la mia caviglia dolorante. Vedo un pulsantone vicino al gas e inizio a sperare. Sarà l’avviamento elettrico? È lui, bella storia. Dentro la prima con un po’ di fatica (i cambi BMW sono sempre un filino caratteriali) e vado.
PRONTI COL GAS A momenti mi ribalto. Ma non in impennata. Di lato. Il baricentro è altissimo e dire che la moto tende a cadere all’interno delle curve è un gran complimento. Tra l’altro la sella è molto alta e non si riesce neanche a zampettare. Insomma, un casino. O si va decisi girando la moto con un colpo di gas, oppure il rischio di sbilanciarsi è notevole.
MOTO-PANZER D’altronde, nel deserto non ci saranno curve tanto strette. Solo che qui siamo nel greto del Trebbia: sassi tanti, sabbia poca. Una volta presa velocità va meglio: l’avantreno è bello piantato e dà una grande sicurezza. E scopro un trucco: piuttosto che aggirare gli ostacoli è meglio abbatterli. Passa davvero sopra a tutto questa BMW F650 RR. Vado meglio, magari non come Sainct sul Lago Rosa, comunque inizio a divertirmi. Ci do dentro col gas e sento il retrotreno sbandierare bello sporco, puntato lì sullo sterzo che invece procede dritto e non fa una piega. Insomma, tipo compasso. D’altra parte il motore spinge sul serio. Il monocilindrico Rotax, portato a 700 centimetri cubi, tira fuori senza apparente fatica 75 cavalli. Non sono pochi. Il rombo pieno invita ad aprire ancora e in un attimo mi trovo catapultato a velocità poco fuoristradistiche.
MOTORE DA CITTA' Volendo, si può arrivare a 180 chilometri all’ora. A me basta saperlo, che ci provino gli altri. Ma quello che sorprende è la spinta buona, pacifica, quasi da motore turistico. Un aiuto enorme nei tratti guidati, dove si può dosare la furia del mono senza problemi. A vedere Sainct che va via come una scheggia avremmo pensato a una roba violenta. Non ce lo saremmo aspettati così bonario e, soprattutto, efficace.
RICETTA SEGRETA Basti pensare che lo stesso motore della BMW F650, montato sulla Bimota Supermono, per tirare fuori solo qualche cavallo in più ringhia, scalpita infelice, strappa e poi spinge solo in alto. Complimenti ancora a Schalber e alla sua ricetta segreta.
IN PIEDI Una volta stabilizzata, in velocità la moto fila dritta che è un piacere. Basta stare in piedi, semireclinati a qualche centimetro dalla sella, le braccia rilassate, e il gioco è fatto. Si viaggia cullati dal buon lavoro delle sospensioni. Per i 25 minuti del mio turno. Probabilmente farsi tutta una Dakar così non dev’essere comodo.
POSTEGGIO A MANO Tra i sassi del Trebbia ho anche modo di provare la frenata: dolce e potente allo stesso tempo. Non servirà molto nelle piste tutte dritte, comunque, meglio così. Riporto indietro la moto sana e salva, mi fermo, questa volta senza rischiare di cadere. Scendo e aziono la lunghissima stampella laterale della moto con la mano destra. (è troppo alta per tirarla giù con il piede). Una mossa da vero figo del deserto. Beh, lo confesso, lo avevo visto fare a Sainct pochi minuti prima. Ma che importa: i curiosi non lo sanno. Peccato solo di non essere all’imbarco per la Tunisia.
LA SCHEDA TECNICA
MOTORE
Motore monocilindrico quattro tempi
Cilindrata 700 cc
Potenza massima 75 cv a 8.500 giri/min
Coppia massima n.d.
Raffreddamento a liquido con elettroventola ad azionamento manuale
Distribuzione bialbero in testa comandata da catena, 4 valvole
Alimentazione due carburatori Mikuni
Avviamento elettrico
Trasmissione finale a catena
Cambio a cinque marce
TELAIO
Telaio Deltabox
Sospensione ant. forcella White Power a steli rovesciati da 54 mm di diametro, escursione 300 mm
Sospensione post. forcellone oscillante con monoammortizzatore White Power, escursione 300 mm
Freni ant./post. a disco da 300 mm con pinza Nissin a quattro pistoncini/a disco da 200mm
DIMENSIONI
Interasse/alt. sella n.d./980 mm
Peso 168 kg a secco
Capacità serbatoi 2 x 13,5 litri anteriori, 17,5 litri posteriore
Velocità max oltre 180 Km/h