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Moto COME VA Mentre scrivo cerco di entrare nella testa del giapponese che si è sforzato di creare una moto "imperfetta", "viva". Per loro, sempre attenti al minimo dettaglio, alla minima vibrazione, creatori delle moto perfette ma (a detta di tutti) fredde e poco comunicative, deve essere stata una fatica mentale incredibile. Si vede che Tominaga San, Project Leader della MT 01 è vissuto a lungo negli States. Deve averne provata più di una, di Harley, di Buell, deve aver capito cosa gli americani intendono quando usano le parole "soul" e "pulse" parlando delle loro moto.
CARATTERE "Imperfetta". La MT è così, senza dubbio la meno giapponese delle moto giapponesi. Non perché abbia dei difetti, intendiamoci, piuttosto perché pulsa (non vibra) trasmette, vive, ha un sacco di carattere. Va presa così, la MT 01, una moto che trasmette la sua anima a chi la guida, a chi la sa comprendere. Vi dico subito che, se siete di quelli che legano a doppio filo il piacere di guida ai motori che urlano la MT non è la moto per voi. Tutto quello che dà, la iper naked Yamaha lo dà dai 2000 ai 4000 giri. 2000 giri in cui arrivano tutti i cavalli e tutta la coppia di cui hai bisogno. DITE LA VOSTRA Ma voi, come definireste questa moto? Con cosa la confrontereste? Quali le sue concorrenti? Vi faccio un esempio pratico. Di solito alle presentazioni stampa c'è una certa unanimità di abbigliamento. A parte i talebani della saponetta, che provano anche il Majesty con la tuta di pelle, tutti si abbigliano più o meno allo stesso modo, consono al tipo di moto. Bene, con la MT 01, dai borsoni è uscito un po' di tutto, dalla tuta di pelle, al completo turistico, al giubbotto fighetto. Il segno tangibile che questa è una moto che si presta a molteplici interpretazioni.
COME LA PREFERITE E allora vediamo quale di queste interpretazioni potrebbe essere quella giusta. Proviamola. Inutile negare che la moto è imponente, il peso c'è, e si sente soprattutto da fermo, quando manovri la moto a motore spento. La posizione di guida non è corta come sulle micronaked a cui recentemente ci siamo abituati. Si sta più allungati, il manubrio è un po’ più lontano ma è una posizione di buon controllo del mezzo, con le manopole larghe il giusto e anche aperte il giusto. Una posizione lontana anni luce da quella della Bulldog, che smentisce subito il fatto che tra le due moto ci sia una qualsivoglia similitudine. RIGIDA La sella è duretta ed è anche, a mio parere, un po' troppo larga nella zona di giunzione con il telaio. Anche a causa dei due cuscinetti di gomma applicati al telaio, evidentemente per limitare la trasmissione di calore alle gambe. Moto fatta un gran bene, la MT 01, come consuetudine per i prodotti Yamaha, ma lei è fatta ancor meglio perché sulla MT le finiture e l'estetica, anche quella dei particolari, contano più di ogni altra cosa. Il feeling in sella è comunque davvero buono. Comandi morbidi, anche la frizione piacevolmente burrosa, un rumore davvero coinvolgente.
GOOD VIBRATIONS Si capisce subito che il carattere non è solo sulla carta, c’è davvero. Il motore al minimo sballonzola un po’ la moto, forte dei suoi fissaggi rigidi al telaio (ben otto i punti di fissaggio). Vibrazioni? No, pulsazioni (la frequenza è davvero simile a quella della Buell), che il progettista ha voluto lasciare di proposito e che non danno fastidio se non oltre i 4500 giri, regime di fatto quasi mai utilizzato su questa moto. CREA DISCUSSIONE Come tutte le moto di carattere, non lascia indifferenti e non mette tutti d’accordo. Credo che leggerete giudizi piuttosto discordanti su questa moto, forse tanto discordanti come su una moto giapponese non se ne leggevano da anni. Perché come tutte le cose particolari, non omologate, la MT fa discutere, anche una volta scesi di sella. Certo è che non è la moto con cui puoi fare il giro dell’isolato e basta. Per giudicarla, a mio parere, devi conviverci un po’, altrimenti rischi di non capirla.
MUSCOLI DI VELLUTO Forse Yamaha ha pompato un po’ troppo sulla sportività (la moto viene definita Sport Torque) fatto sta che tutti i presenti alla prova si erano preparati in palestra per evitare che le poderose scariche di Nm del V2 giapponese potessero ledere tendini e avambracci. Invece, la MT si è mostrata più dolce del previsto, forse fin troppo dolce. I 240 kg da spingere e una rapportatura finale lunghetta, smorzano leggermente le velleità dei 140 Nm di coppia. Il motore, comunque, di coppia ne è veramente farcito. Già a 1000 giri si superano i 100 Nm, dai 2.000 ai 5.000 non si scende mai sotto i 140 Nm, ma non aspettatevi lo "strappo", c’è tanta forza, mai prepotenza, niente d’ingestibile, anzi. Merito anche di un impianto di iniezione perfettamente a punto, privo di qualsiasi effetto brusco al chiudi/apri. Meglio per chi non è tanto esperto alla guida che potrà anche lui godere di una moto così gustosa, un po’ meno per chi a quella parola sport piazzata un po’ dappertutto ha dato un significato sbagliato.
DUEMILA DI PIACERE Il bello è tutto concentrato in quei famosi 2.000 giri in cui il V2 a corsa lunga offre una spinta decisa accompagnata da un gran bel rumore (tra gorgheggio di aspirazione e sound di scarico c’è una bella sinfonia baritonale). Devi capirla, la moto ti deve entrare dentro, devi capire i tempi di un propulsore che, sebbene abbia alleggerito l’albero motore di 2 kg rispetto a quello della Warrior, è pur sempre un corsa lunga con le sue inerzie (meno comunque di quelle del motore Buell). Per cui niente tirate di marce per vedere il limitatore, ma applicare alla lettera il concetto di "andar via di coppia" che pare coniato appositamente per la maxi Yamaha. É una moto particolare, pertanto non c’è da sorprendersi se quando percorri i primi chilometri resti quasi perplesso, è che non ti sei ancora sintonizzato con lei. Poi, passano i chilometri e la moto piano piano ti conquista. Sinceramente mi ha sorpreso positivamente la ciclistica.
CICLISTICA POSITIVA Con quel peso e quell’interasse (1.525 mm) mi aspettavo un "cardenzone" bello giusto per accelerare da semaforo a semaforo e poco più. In realtà la MT si guida molto bene. È equilibrata, bilanciata con una buona distribuzione dei pesi e una ottima capacità di chiudere le curve. Il peso si sente più che altro nei cambi di direzione fatti ad andatura svelta, ma basta aiutarsi un po’ con il corpo per riuscire a tenere medie assolutamente degne di nota. IL CORPO AIUTA Insomma non è la classica biciclettina che guidi solo di manubrio, è una moto in cui la guida fisica serve e aiuta. Però l’impegno psicologico è davvero modesto. Con quel "pum pum" del motore quasi non ti accorgi che stai viaggiando tra le curve a velocità notevoli. Il telaio è certamente ben riuscito quanto a rigidità, e rigide sono anche le sospensioni, quasi troppo, visto che nelle strade sconnesse, il posteriore tende a rimandare piuttosto seccamente i colpi ricevuti dall’asfalto. In ogni caso tutto é regolabile e (comfort a parte) mi sento di approvare la scelta fatta da Yamaha.
RIGIDA MA GIUSTA Con un assetto così rigido la MT è rigorosa, non beccheggia tra avantreno e retrotreno, consente anche le correzioni di traiettoria tipiche della guida veloce su strada, si inserisce in curva anche con i freni pizzicati. Con un peso del genere un assetto più morbido avrebbe penalizzato sicuramente il piacere di guida. In compenso sono eccellenti stabilità alle alte velocità e trazione, due voci in cui la MT 01 spicca. LA FORZA SIA CON VOI Il motore non sarà prepotente, ma forte lo è di sicuro, scende senza problemi fino a 1500 giri in quinta (il cambio non è male), poi sciorina tutti i suoi kilogrammetri in modo molto lineare e fa fare alla moto un sacco di strada, in scioltezza. Per rendersene conto basta dare fondo al gas per vedere come il tachimetro salga in fretta: i numeri sul display cambiano a cifre di dieci in dieci, rapidamente ti trovi a 150 senza quasi rendertene conto, anche perché fino a questa soglia l’aria addosso non è insopportabile. Dopo è necessario spalmarsi sul serbatoio, ma non aspettatevi punte velocistiche da brivido. La MT si fa godere tra le curve, non in rettilineo. Del resto, chi compra questa moto se ne frega della velocità massima, tanto oltre i 150 fai una fatica boia.
FRENI OK Nel misto, invece ci si diverte, e si può scegliere se guidare in scioltezza guardando il panorama o se guidare in modo più aggressivo. La MT asseconda entrambe le cose senza alcun problema. Mi sono piaciuti anche i freni, ottimo l’anteriore a pinze (e pompa) radiali, ottimo anche il posteriore perché frena il giusto e lo "senti" molto sotto la suola. NIENTE SCOTTATURE E adesso andiamo sul pratico. A tutti quelli che temono per l’incolumità dell’interno cosce delle fidanzate dico di stare tranquilli. La parte nera che vedete non è lo scarico vero e proprio ma una "carenatura" in materiale termoplastico, che è schermata e distante un paio di dita dallo scarico vero e proprio. Non solo non scotta, ma nemmeno scalda. E lo stesso dicasi per il motore. Prima di provarla guardavo con sospetto il collettore del cilindro posteriore, paventando danni da ustione alla caviglia, invece nulla. Nonostante le temperature estive del Sud Africa in questa stagione di caldo fastidioso nemmeno l’ombra. Piuttosto il passeggero troverà ben pochi appigli cui aggrapparsi se non... le maniglie dell’amore di chi guida.
STAGE 2 Provata anche una STAGE 2 (con scarichi e centralina). Rumore tonante a parte, è il carattere a cambiare in modo sostanziale, il regime buono si sposta in altro di circa 500 giri con una maggiore propensione all’allungo, una configurazione più appagante rispetto a quella di serie. PARAGONI Scesi dalla moto sono partite le discussioni, chi la paragona alla Tuono, chi alla Buell, chi, addirittura ad un chopper. Forse proprio questo è il punto, la MT non è paragonabile, è una moto a sé stante, con una sua personalità e la capacità di assecondare molte voglie (quasi tutte) del motociclista stradale. Estetica indiscutibilmente personale e carattere dinamico non le fanno difetto: pesa un bel po’ ma si guida ottimamente ed entro certi ovvi limiti asseconda il pilota anche una guida sportiveggiante.
COS’É? È una moto da bar? Un nuovo concetto di sportiva stradale? Una semplice naked più grossa delle altre? Ogni definizione le si addice e va dato atto a Yamaha di aver comunque tirato fuori dal cilindro qualcosa certamente al di fuori dello standard giapponese (non per qualitá s’intende). Per i progettisti giapponesi è certo più facile fare un Tmax che una moto così. "Imperfetta". Ma con l’anima.
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