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  Suzuki Hayabusa GSX-R 1300

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Lo ammetto, tutte le volte che mi è capitato di attraversare la Germania ho desiderato moto sempre più potenti e veloci, che potessero competere con le supercar di quegli ineffabili signori con moglie e nipoti che, sorridendo, sfilano a 280 all’ora in piena souplesse. Ho provato a viaggiare con moto da 500, 600, 750 e 1100 cc, ho provato, nei lunghi tratti no limits, ad arrivare a quasi 290 indicati e avere davanti sempre una bella berlinona. Ora arriva la moto di serie più veloce del mondo e per superarla la berlinona non è più sufficiente…

Giovedí, 02 Settembre 1999

Stefano Cordara

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COM’È Ebbene, questo preambolo per evidenziare che la fame di velocità di un motociclista è un qualcosa di insaziabile, non finisce mai, o quasi. Ora che i limiti sono sempre più severi, ora che le patenti volano come farfalle in mano ad agenti di polizia armati di autovelox sempre più spietati, Suzuki propone la GSX-R 1300 nota anche come Hayabusa.

MISSILE TERRA TERRA Cos’ha di particolare questa moto? Niente, a parte che è capace di superare agevolmente i 300 all’ora effettivi, di raggiungere i 200 in poco meno di 7 secondi e poco più di 200 metri, insomma questa Hayabusa è un missile terra terra capace di prestazioni a dir poco straordinarie. Esagerata, in tutto e per tutto, questa quattro cilindri non è però un mostro pesante e ingestibile pronto a impennare o a sgommare ad ogni apertura del gas, è invece una moto che si guida bene, anzi molto bene, costruita con molto criterio appositamente per permettere di sfruttare tutto il suo enorme potenziale.

CIGNO O SUPPOSTA? Tralascio i commenti personali sull’estetica. In una breve indagine ho potuto scoprire che, come tutte le cose portate all’estremo, i sentimenti e i giudizi sono davvero molto contrastanti. C’è chi è pronto a giurare sulla sua bellezza assoluta, chi invece la guarda con disprezzo. Girando con l’Hayabusa frasi come “è semplicemente meravigliosa” o “sembra una supposta con le ruote” si sprecano. Diciamo subito che per superare certe velocità le moto “devono” essere fatte così: l’aerodinamica, quando si vuole sfondare il muro dei 300 all’ora, assume un ruolo talmente determinante da condizionare tutte le scelte tecniche ed estetiche. Al di la del fatto che piaccia o non piaccia, questa maxi Suzuki quindi va presa così com’è. Va detto comunque che la colorazione grigio-nera, rende un po’ più di giustizia alla linea della moto rispetto a quella “color carne” della quale è lecito di dubitare.

TECNICA TRADIZIONALE Non sono andati in cerca di soluzioni avveniristiche per la loro GSX-R 1300, gli ingegneri di Hamamatsu hanno badato ad affinare la tecnica tradizionale. Cosa serve per andare fortissimo? un supermotore, innanzitutto. E in fatto di cavalleria il 1300 Suzuki non lo batte davvero nessuno: 175 cavalli, una esagerazione... Il motore è un tradizionale quattro in linea con quattro valvole per cilindro vitaminizzato nella cilindrata, cosa che porta la Hayabusa a essere la supersportiva di serie di maggior cubatura al mondo, alimentato da un sistema di iniezione elettronica, i condotti sono da 46 mm, e con tanto di catalizzatore allo scarico, che sfocia in due silenziatori di dimensioni impressionanti. Niente valvole a mazzi, architetture strane o supermateriali quindi, ma un classico propulsore da moto sportiva di grossa cubatura, aggiornato e affinato per offrire una potenza degna di una moto da GP.

TELAIO TRADIZIONALE Anche il telaio non mostra nulla di particolarmente innovativo anzi, a una prima occhiata pare lo stesso della GSX-R 750. Chiaramente non è così, i due travoni di alluminio hanno ben altri spessori e sezioni e basta guardare il forcellone e la sua capriata di rinforzo per capire a quali tremende sollecitazioni possa essere sottoposta la parte ciclistica. In quest’epoca di interassi supercompatti e di pesi superleggeri i 1485 mm e i 215 kg di questa maxi Suzuki lasciano un po’ perplessi. Va detto però che l’inclinazione del cannotto di sterzo non è elevata per offrire un buon compromesso tra agilità e stabilità (c’è anche l’ammortizzatore di sterzo).

SOLIDA E BEN FRENATA Guardandola si ha l’impressione di essere al cospetto di un mastodonte pesante e ingestibile, sensazione che la guida smentisce all’istante. Alla Suzuki hanno ritenuto opportuno, giustamente, realizzare un mezzo ben piantato per terra che desse insomma una grande sensazione di solidità anche a velocità elevate. Lo scopo è stato perfettamente raggiunto. Capitolo freni: l’ Hayabusa vola, ma si deve anche saper fermare in tempi e spazi ragionevoli. L’impianto Tokiko con 2 dischi da 320 mm e pinze a sei pistoncini lunghe una spanna si promette di fare proprio quello. Naturalmente anche al posteriore c’è un disco di diametro ragguardevole (240 mm) pronto a intervenire in caso di bisogno.

FINITURE DA AMMIRAGLIA Come ogni ammiraglia che si rispetti anche questa maxi Suzuki vuole offrire una buona impressione di sé già a partire dalle finiture. Non prestano fianco ad alcuna critica verniciature e accoppiamenti e il cruscotto è quanto di più completo possa desiderare... un automobilista. Contachilometri contagiri termometro acqua, livello benzina, una lunga serie di spie che coprono le funzioni vitali del motore, orologio, tutto trova posto dietro il profilato plexiglass fumé in un cockpit in perfetto stile automobilistico. Non manca perfino un piccolo computer di bordo che indica anche il consumo istantaneo.

PREZZO TERRA TERRA Il tutto ad un prezzo, 12.050 Euro cioè 23.330.000 lire, che non è affatto da supermoto ma si allinea a quello di molte sportive e supera di poco quello di alcune maxi enduro. Cosa questa che rende L’Hayabusa a portata di molte tasche, ma di sicuro non di tutte le manette...


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