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Ducat MH 900E

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Perché diavolo si dovrebbero spendere 29 milioni di lire per portarsi nel box una Ducati MH 900E? Con gli stessi soldi si può comprare una 996 Biposto o una 748 R, tanto per rimanere in casa Ducati: vanno più forte e sono intrise di tecnologia fino al midollo. Domanda legittima, ma fino a quando non ci si mette in sella alla MH. Solo allora si potrà capire l'unicità di questa due ruote venduta in serie limitata via internet. Provare per credere.

Giovedí, 22 Marzo 2001

Spartaco Belloni

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COM’È Ce lo chiedevamo anche noi, poi abbiamo incontrato la MH 900 E, ce la siamo tenuta un giorno intero, scorrazzando sull’Appennino. E abbiamo capito perché si possono spendere tutti quei soldi per una moto dalle prestazioni tutto sommato "normali". Ma di normale sulla MH ci sono solo i freddi numeri della cavalleria e della velocità massima. Tutto il resto è qualcosa di speciale. Peccatucci compresi.

Basta guardarla per farsi rapire. Non stiamo neanche a descriverne le forme, sarebbero parole buttate al vento. Forse è meglio lasciar fare a chi questa moto l’ha voluta e disegnata, un certo Pierre Terblanche. E poi ognuno nella MH 900E trova quello che più gli piace. A parte l’irresistibile carisma di una moto dedicata a Mike Hailwood, questa Ducati così speciale offre un sacco di spunti interessanti. Roba trita e ritrita, verrà da pensare ai più scettici…e invece no.

DUE VALVOLE È vero che esistono i Desmoquattro, adesso c’è addirittura il Testastretta, ma guai a pensare al caro vecchio due valvole raffreddato ad aria come a un motore pronto per la pensione. Per la cronaca manca qualche cavallo rispetto alla 900 Supersport, ma la differenza non si sente più di tanto, visto che i rapporti sono stati giustamente accorciati.
Sulla MH 900 il pompone acquista una dignità tutta sua: non tanto per l’iniezione elettronica o per i curiosi ritocchi, quanto per il semplice fatto che in una moto del genere non poteva esserci nessun altro motore al mondo. A parte un "alberelli e coppie coniche", naturalmente. Il fulcro della moto è tutto lì, in quei due cilindri incastonati a 90°. Ma non è solo quello, anzi, tutto il capolavoro stavolta lo hanno fatto tutto intorno al motore.

FORCELLONE DA URLO Il telaio è come sempre un arzigogolato traliccio di tubi, niente di meglio da accoppiare a un forcellone monobraccio della stessa struttura. Ci ha colpiti, ammettiamolo, anche perché ricorda parecchio quello delle 996. I volumi sono gli stessi, ma qui, al posto del "pieno", ci sono tutti questi tubi che sembrano ricordarne l’ossatura. Un po’ come i disegni al CAD, dove vengono evidenziate tutte le nervature. E sulla MH i nervi stanno allo scoperto. A fare compagnia a telaio e forcellone ci sono ammortizzatore, forcella, freni e cerchi, pezzi che non stonerebbero per qualità su una hyper sportiva. Ma, come per magia, non fanno nemmeno a pugni con l’indole classica della MH.

DELIZIE La moto è costellata di particolari assolutamente unici: il faro anteriore, i due scarichi, il portatarga addirittura…quello che sulle altre moto viene liquidato con un misero pezzo di plastica nera, qui assume le sembianze di un soprammobile d’alta classe. Cosa vorrà dire quell’incrocio di tubi? Boh…comunque è bello.
I piccoli comandi a pedale ci piacciono da morire; e che dire di quel ferraccio arcuato che regge il parafango anteriore? Può essere bruttissimo o bellissimo. A noi piace, visto che ricorda le moto di vent’anni fa. La piastra di sterzo è un altro piccolo capolavoro, mentre la cinghietta in pelle inserita nel portaserbatoio è un immancabile richiamo a un’epoca d’oro. E pensare che le moto di oggi hanno il cosiddetto "parapalle", una volgare striscia di finto carbonio.
La strumentazione è da lacrime di nostalgia. Per una volta approviamo la scelta di minimizzare tutto ciò che non sia il contagiri: contachilometri elettronico e spie quasi non si vedono. Meglio, a noi interessa solo il grosso strumento bianco. Ci ricorda quelli meccanici di una volta

CADUTA DI TONO Cara MH 900, ma quante piccole sorprese ci nascondi! E tutte belle! O quasi…Già, perché i blocchetti elettrici sono quelli della serie più economica, sono brutti e stonano su una moto del genere. Ma che importa, sarà un richiamo all’epoca anche questo, visto che una volta le Ducati avevano blocchetti poveri e spartani come il contemporaneo Caballero 50. Certo che a scrivere certe cose si rischia di passare per i soliti nostalgici, per quelli con le fette di mortadella (siamo a Bologna, no?) sugli occhi.


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