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Ducati Monster 620 i.e.

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La monsterina arriva alla terza generazione...uguale fuori nuova dentro. Ancora più fruibile, con tanta birra in più e sospensioni più a punto, rintuzza gli attacchi di una concorrenza indisponente. Per gli scalmanati c’è anche la "S".

Lunedí, 23 Luglio 2001

Spartaco Belloni

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COM’È Uffa! Un’altra Monster? Non bastavano quelle già in giro? É forte la tentazione di dissacrare quello che è diventato un mito, un oggetto di culto, un simbolo su due ruote. Viene da fare la faccia scocciata dell’addetto alle poste quando non ti presenti con la moneta contata...quando si esagera si esagera! E sì, con le Monster hanno davvero esagerato. Per la cronaca, dal 1993 a oggi, ne sono state vendute 100.000. Non male. Anzi, bene. Meglio ancora quando si scopre che la Monster in arrivo non è una vittima innocente dell’estetista. Parlare di lifting sarebbe un sacrilegio. La novella Ducati Monster 620 i.e. è una moto tutta nuova. Anzi sono due, perché oltre alla versione base arriva anche la "S" dedicata al pubblico più sportivo. E allora guai a chi storce il naso, ben venga il mostriciattolo da quasi 620 cc.

SQUADRA VINCENTE... Dunque, la più piccola delle Monster è una moto tutta nuova? A vederla non si direbbe, perché la linea è sempre la solita. Inutile descriverla, le forme della Monster si potrebbero recitare a memoria. Piuttosto viene da chiedersi perché la naked Ducati sia sempre uguale. La risposta potrebbe suggerirla la 916 (pardon 996), nata fortunata e mai cambiata di una virgola per paura di sbagliare. E allora la Monster rimane la Monster, fedele al suo spirito ribelle. Per Ducati è diventato una specie di brand, un marchio (a fuoco) della passione per la moto vera. Può inglobare la rabbia di una 916 Desmoquattro o fare l’angioletto da 400 cc per il mercato giapponese. In ogni caso è una Monster.

CATALIZZATORE ANTI MALIGNI Da noi 400 cc sono pochini, il ruolo di piccina di famiglia tocca dunque alla 600. Anzi, toccava alla 600, perché adesso arriva appunto questa nuova 620 i.e. Già la sigla rivela un paio di novità: la cilindrata passa da 583 a 618 cc. E poi c’è l’iniezione elettronica. Le novità per il bicilindrico "a elle" però non si fermano qui: le due valvole in testa sono più grandi, l’albero a camme che ne regola l’apertura ha un’alzata maggiore. E poi c’è una centralina un po’ speciale, l’uccellino ci ha assicurato che è la stessa del 996 R, il poderoso Testastretta. L’airbox aspira più aria, mentre dalla parte dove si soffia troviamo una coppia di scarichi tutti nuovi. Sono catalizzati per rientrare nelle normative ecologiche Euro 2, ma noi siamo perfidi e ci viene quindi da malignare che la Monster 620 sia catalizzata per mettere a tacere quelle (infondate) voci di allergia alla benzina verde del "vecchio" 600.

RADICI Per il resto rimangono tutte le caratteristiche di un motore ancora parente del famoso Pantah progettato dall’Ing. Fabio Taglioni, purtroppo scomparso proprio il giorno del lancio di questa Monster 620 i.e. Da 25 anni a questa parte i piccoli bicilindrici Ducati hanno raffreddamento ad aria, cambio a 5 marce, distribuzione comandata da cinghie e, ovviamente, l’immancabile richiamo delle valvole desmodromico. Le tradizioni non si discutono e in quest’ottica il telaio non poteva che essere un traliccio di tubi. Gran lavoro dunque pure sull’ossatura, il telaio della Monster 620 ha misure inedite ispirate a quelle della più potente Monster S4. In parole povere è tutto nuovo anche questo.

LASCIA O RADDOPPIA? Cambia parecchio tutto il reparto sospensioni: dalla forcella rovesciata da 43 mm al monoammortizzatore; da sottolineare l’abbandono del forcellone con archetto a favore di quello con "puntone", come sulle Superbike. Il "Lascia o raddoppia" di bongiorniana memoria trova facile risposta per i freni: via il disco singolo, la Monster 620 raddoppia senza esitare. Ora davanti ci sono due dischi da 320 mm.

UN LAVORO PULITO Ci sembra quasi sadico analizzare la "dotazione accessoristica" di una Monster, una moto spartana per filosofia. Su un mezzo come questo, dove verrebbe voglia di strappar via pure gli specchietti, non dovrebbe esserci attaccato nulla in più delle ruote e del motore (oltre al serbatoio per metterci la benzina, come dice il papà della Monster, Miguel Galluzzi). E invece questa 620 i.e. presenta piacevoli sorprese anche da questo punto di vista: c’è l’immobilizer, la strumentazione è davvero completa (tachimetro, contagiri, termometro olio e orologio) senza per questo diventare invadente. Al momento dell’acquisto si può addirittura scegliere di modificare l’altezza della sella. Al di là dei dettagli, la sensazione più impressionante è il positivo salto di qualità. Non che le vecchie Monster fossero fatte male, poverine, ma qui la qualità si tocca con mano.

S COME SMANETTONI Una novità assoluta è l’arrivo della versione "S", che va ad affiancarsi a quella base appena descritta. Il piccolo cupolino è la differenza più evidente, i più svegli noteranno i fianchetti in fibra di carbonio, mentre è più difficile accorgersi del forcellone posteriore in alluminio. Impossibile poi apprezzare ad occhio nudo la maggiore altezza da terra. La S è più alta quel che basta per "non fare le scintille". L’assetto è lo stesso ma ci sono piccole differenze di geometrie che fanno apparire la moto più rigida. Quasi come la S4 da 916 cc, in comune con questa c’è anche la possibilità di regolare l’altezza del posteriore, in modo da cucirsi addosso la moto giusta. Si poteva fare trentuno con una forcella regolabile. Nisba.

COSTOSETTA Non sappiamo ancora la quotazione precisa della nuova Ducati Monster 620 i.e., perché la moto sarà disponibile solo dopo l'EICMA dove sarà, naturalmente, esposta e dove verrà reso noto il prezzo definitivo che di sicuro non sarà superiore di più del 5% del prezzo della versione attuale. A conti fatti dovrebbero essere una quindicina di milioni o poco meno, un prezzo che conferma la piccola Monster come una moto piuttosto costosetta. Niente di proibitivo, ma tutte le altre nude attorno ai 600 cc "vengono via" a meno. Della S non si sa nulla, ma ovviamente costerà di più. La moto sarà disponibile anche in versione depotenziata a 34 cavalli. E già che ci siamo vi diciamo che la "vecchia" Dark a carburatore e con un solo freno a disco rimane in listino. Quella è sempre un affare.

COME VA Addio caro vecchio timone della Monster: al suo posto un manubrio più convenzionale, più stretto, rialzato e ruotato in avanti. L’impostazione è meno aggressiva e agli inizi lascia perplessi, ma è solo questione di farci l’abitudine. Il controllo della moto è comunque totale.

BASSA PER TUTTI Fantini e donzelle possono star tranquilli, si tocca per terra senza zatteroni. La moto pesa poco, 177 chili, quindi manovrarla non è un problema. La Monster 620 è persino comoda, a patto di andarci in giro da soli, altrimenti sono dolori. Il manubrio più stretto si fa apprezzare alla lunga, perché evita di stremarsi in autostrada.

CORRE VELOCE A proposito, ma quanto fa la piccola Monster? Siamo arrivati in fretta a 190, poi è finito il dritto. Ma la moto saliva ancora molto volentieri, una vera sorpresa. La 600 invece si inchiodava al massimo sui 170...un bel passo avanti. Vuol dire che gli otto cavalli in più ci sono tutti, in totale fanno 60. É importante, perché tra 52 e 60 ce ne passa... Il bello è che non c’è nemmeno da fare penitenza, il 620 va più forte senza essere scorbutico in basso. Al contrario, con l’iniezione elettronica il bicilindrico Ducati diventa ancora più agnellino di quello che era. Un gioiellino.

DOLCE DOLCE A 2mila non strappa, a 4mila è già godibile, a 6 dà il meglio. E allunga fino a 9.500 giri! Ma è meglio buttar dentro le marce a 8mila si fa più strada senza tirargli il collo. Che progressi il piccolino di famiglia! La spinta ai medi regimi è consistente, vera. Non si può paragonare al 900, il 620 non può essere un pompone feroce per mere questioni di cubatura, ma la 750 ora è quasi nel mirino.

POCHI? NO BUONI! Certo, 60 cavalli rimangono 60 cavalli e i miracoli non li possono fare. Non bisogna aspettarsi l’adrenalina pura o le derapate fuori dai tornanti. Ma la Monster 620 (come già era la 600) piace proprio per questo. Ha un carattere da diavoletto e si lascia usare tutta. Lo diciamo soprattutto ai motociclisti esperti, sempre pronti a snobbare le cavallerie a due cifre. "Se non ha 100 cavalli non ci salgo neanche...". Peggio per loro, perché la 620 i.e. in questo senso è una moto assolutamente divertente. Figurarsi per i neo motociclisti.

ANCORA PIÙ PRECISA Tutto il bene del bicilindrico Ducati si esalta con una ciclistica decisamente a punto. Maneggevole la Monsterina lo era già, il massimo per le strade tortuose. Metteva voglia di provarla in una pista per supermotard. Ora è anche più precisa, le sospensioni sono meno sfrenate ed è davvero difficile innescare ondeggiamenti. Occhio allo sconnesso, con l’assetto duretto si digerisce male. Un alleggerimento di sterzo è il minimo, una scodatina può indispettire di più. Ma con la cavalleria ridotta è davvero difficile mettere in crisi la gomma posteriore. E qui torniamo al discorso dell’aprire tutto e prima.Con la "S" si gode ancora di più: invita ad alzare ulteriormente il ritmo. 

BUONA PER TUTTI
La frenata più potente, ma soprattutto gestibile, completa il buon lavoro che si poteva fare al mostriciattolo di Borgo Panigale. Ora non sbuffiamo più. Un’altra Monster? É quel che ci voleva. La terza generazione della 600 raggiunge la piena maturità. Tanto per far finta di fare i giornalisti seri. Volevamo dire che va bene per tutti, dal motociclista esperto, al profugo dello scooterone, alla ragazza da sparo. E adesso attendiamo fiduciosi un nuovo look, magari prima di arrivare a 200.000 Monster vendute.


  
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