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Yamaha BT 1100 Bulldog

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Ha il cuore giapponese e abbaia in italiano la nuova nuda Yamaha. Progettata e costruita in Italia, ha un design aggressivo e accattivante ma un’indole tranquilla. Sotto il serbatoio trotta un bicilindrico raffreddato ad aria da 65 cavalli, dedicato a chi ama la bella guida, senza strafare.

Lunedí, 07 Maggio 2001

Stefano Cordara

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COM’È Ci fosse una bandierina tricolore appiccicata da qualche parte non si scandalizzerebbe nessuno., Invece, anche se cercate bene troverete solo loghi a tre diapason. La nuda Yamaha va a colmare un piccolo vuoto nella prodigiosa gamma della Casa e lo fa sfruttando a fondo la conoscenza tecnica italiana. La Bulldog non solo nasce negli stabilimenti Belgarda di Gerno di Lesmo (dove già vengono realizzate le enduro TT) ma è frutto di un progetto tutto italiano, dall’inizio alla fine. Così come italiani sono la maggior parte dei componenti, esclusi freni, motore e steli forcella. Una bella soddisfazione no? Anche perché la naked Yamaha è davvero ben riuscita.

CURA DEI DETTAGLI La Bulldog ha tutte le carte in regola per piacere. Innanzitutto è una naked, moto che ultimamente vanno per la maggiore, poi incarna alla perfezione quello che è lo spirito che anima queste moto. A vederla di lato è gobbuta come un bisonte pronto a caricare: il serbatoio alto, la sella scavata, la coda corta riempiono la Bulldog d’aggressività. È essenziale ma ricca di personalità e, soprattutto, molto curata nei particolari. Va detto però che nel suo styling troviamo molti dei concetti lanciati da moto che hanno fatto la storia del settore, come la Ducati Monster o la Buell X1. A partire dal motore, un bicilindrico a V raffreddato ad aria derivato da quello della custom di casa, la Dragstar (ma guarda un po’ proprio come una tal moto americana che fa tanto tendenza). Lo stesso principio vale per il telaio composto da grossi tubi d’acciaio a cui il motore è praticamente appeso.

MOTORE IMPORTANTE Proprio il motore è uno degli elementi dominanti del Bulldog look. Due cilindri lunghi, grossi, e tutti alettati fanno sempre una gran scena. Sulla Dragstar questo twin è rutilante di cromature, qui invece è completamente nero, colorazione che comunque non riesce a snellirne le forme importanti, che poi è proprio l’ultima cosa di cui la Bulldog aveva bisogno.

PIACERE A TUTTA COPPIA Poche le variazioni rispetto alla Dragstar e tutte studiate per dare maggior carattere al propulsore giapponese. I due cilindri respirano ora attraverso un airbox maggiorato, ne ha tratto beneficio la coppia ora di 88 Nm a soli 4500 giri. Poco più sopra c’è il picco di potenza: 65cv a 5500 giri. Eccovi, già vi sentiamo… Ma come, una moto con un look così cattivo con numeri così tranquilli? È vero, chi si aspettava la solita fornitissima scuderia di puledri pronti a sparare la Bulldog a velocità da proiettile ha un po’ storto il naso. Avranno ragione loro o la Yamaha che ancora una volta, coraggiosamente, propone una moto a suo modo innovativa? Sarà il mercato a stabilirlo. Per il momento… Pleasure, piacere. Basta una semplice parola per spiegare il concetto ispiratore della Bulldog, che vuole anche dimostrare che il piacere di guida prescinde dalla potenza pura.

GENTE TRANQUILLA Del resto, nel target della Bulldog non ci sono solo i piloti "raspatutto" ma soprattutto chi vuole godersi la moto in tutte le situazioni senza affanno: dal commuting quotidiano, alla gita fuoriporta, al turismo a largo raggio. Sì, perché la BT 1100 vuole facilitare la vita e anche la manutenzione visto che al retrotreno spunta un pulitissima trasmissione a cardano (l’albero è ben nascosto in un finto forcellone a sezione quadrata come sulla FJR) simbolo stesso di longevità.

FRENI DA PISTA I freni invece tradiscono nobili origini sportive: affiancate al doppio disco anteriore da 298 mm spuntano le pinze monoblocco che già abbiamo visto sulle sportivissime della Casa di Iwata; la forcella è a steli tradizionali da 43 mm e si può regolare nel precarico, così come il monoammortizzatore che lavora mosso da leveraggi progressivi.

IRON MADE Se in Yamaha volevano fare una moto che trasmettesse solidità, ci sono pienamente riusciti. La Bulldog è una moto di metallo, nel vero senso della parola. Ogni particolare è un trionfo di alluminio e acciaio satinato, dalle belle "guance" che coprono la parte anteriore del telaio al codino, passando per particolari chic come le protezioni per la forcella o il carterino che protegge la pompa del freno posteriore. Insomma, di plastica a bordo la BT 1100 ne ha pochissima e quella che c’è quasi non si vede. In compenso l’acciaio si sente, nel senso che sulla bilancia la BT fa segnare 229,5 kg a secco.

PREZZO OK Aggiungete l’interasse consistente (1530 mm) e avete la sua carta d’identità completa: una nuda all round con un'immagine da urlo e tanta attenzione per i particolari. Ah, manca una voce: costa poco. Il prezzo non è ancora stato ufficializzato ma dovrebbe attestarsi tra i 16 e i 17 milioni. Per una moto così ben fatta ci sembrano ben spesi.


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