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DucatiMonster S4

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A quanto pare, l’idea di una Monster col motore Desmoquattro non è affatto nuova. Anzi, non prendiamoci in giro, è vecchia di brutto. Ma, come si dice da un paio di millenni, beati gli ultimi. E’ vero, in Ducati devono averci pensato su un po’ troppo, ma almeno hanno fatto le cose per bene. E la S4 non è solo una Monster normale col motore 8 valvole. È una moto tutta nuova.

Giovedí, 21 Giugno 2001

Spartaco Belloni

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COM’È È successo un grosso guaio, Ducati è arrivata ultima. E questa volta a Borgo Panigale dovranno sentirsi in colpa: sono otto benedetti anni che i preparatori cercano 916 incidentate da mettere insieme a Monster fuse. Tagliano e saldano telai, fresano, riciclano, fanno paciughi. Poveracci, quanto tempo perso. Ma non ci si poteva pensare prima alla Monster S4?

UNA NECESSITÀ STORICA Chissà se a Borgo Panigale c’è un omino con occhiali spessi, visierina ed elastici per reggere le maniche. Tipo quelli che si vedono nei film americani degli Anni 30. Potrebbe essere l’R&R Manager, il capo della divisione Raccatta & Ricicla. Avanzano N° X telai delle ST, ci sono in casa N° Y motori 916: signori è ora di fare la Monster S4. Vabbè essere cattivi, ma non deve essere andata proprio così. La Monster S4 è una necessità storica. Già, perché chissà quante volte i monsteristi avranno dovuto subire gli sbeffeggi degli amici col quattro cilindri jap. "Passami in curva, che sul dritto ti do la paga". Non succederà più. Parlare di raccolta differenziata non sarebbe carino, forse è più corretto dire che in Ducati hanno preso il meglio di cui disponevano.

UN TRALICCIO COME POCHI Come anticipato, il telaio non è lo stesso delle Monster due valvole. Rimane uno splendido traliccio di tubi, solido ed efficiente come pochi, derivato da quelli delle sport tourer ST2 e ST4. Bisogna ammettere che prima di tutto è stato fatto un gran lavoro sulla ciclistica. La Monster S4 è una di quelle moto che si osservano a occhi strizzati per ore. Basta parcheggiarla fuori dal bar perché si formi il solito capannello di "tennici", come dice chi di Bar Sport se ne intende. Si vede subito che non si è badato a spese per la componentistica. Ma come sempre sorgono grandi dispute; per evitare risse cercheremo di essere il più chiari possibile.

HA IL PUNTONE Punto primo, il forcellone in alluminio non è lo stesso della Monster 2 valvole, manca l’archetto superiore, al suo posto c’è il puntone di reazione, quello strano oggetto che sembrerebbe uno strumento di misura per la telemetria. E invece serve per la regolazione dell’altezza del posteriore. Una raffinatezza da hyper sportiva, che giustifica da sola l’adozione di un ammortizzatore ancora più sofisticato di quello (già bello) della Monster Special, la versione di punta delle 900 due valvole. Così al retrotreno troviamo un Sachs regolabile in tutte le salse.
La forcella invece è la stessa della Special, una Showa rovesciata ultraregolabile. Gli steli sono da 43 mm di diametro. Non c’era davvero motivo di cambiarla.

TUTTO DI SERIE Continuando la sadica vivisezione del mostro troviamo un impianto frenante da…SPS. Come dire, occhio a capottarsi in avanti, qui non si scherza. Due disconi flottanti da 320 mm si fanno mordere volentieri da pinze Brembo a quattro pistoncini. E qui in Ducati hanno pensato ai poveri preparatori di cui sopra, nel senso che hanno già fatto il loro lavoro. Neanche il gusto di montare i tubi in treccia metallica o la pompa "radiale". Sulla S4 è tutto di serie! Nulla da dire, tutte queste belle cose rendono il colpo d’occhio davvero professionale. I cerchi a cinque razze by Marchesini completano il capolavoro Ducati. Oltretutto, con il loro squillante colore rosso danno una spinta al look, che altrimenti sarebbe rimasto un po’ troppo austero con il grigio metallizzato delle sovrastrutture, ovviamente immutate.

UNA MONSTER È SEMPRE UNA MONSTER Serbatoio, sella e cupolino non tradiscono lo spirito della naked bolognese. La S4 gode di tutti gli aggiornamenti apportati l’anno scorso alla famiglia. A vederla di sfuggita è sempre lei, bella e con tutto il fascino della moto da rapina. Ma con la ricercata livrea, questa versione è anche elegante. Insomma, fa più Eva Kant che "I soliti ignoti".
Lascia sempre perplessi il piccolo cupolino, sicuramente più carino di quello delle Monster S di qualche anno fa, ma comunque non accattivante come il grosso faro lasciato nudo. Questione di gusti, toglierlo è un attimo.
Per fianchetti, parafanghi e altri particolari non si è badato a spese, fa piacere vedere tanto carbonio in giro, una volta tirata giù dal cavalletto la S4 non potrà pesare più di tanto! La cartella stampa recita 193 chili a vuoto, qualcosa di più della due valvole.
D’altra parte c’è il raffreddamento a liquido: l’acqua pesa più dell’aria.

UN ACCENNO AL NUOVO MOTORE Due cilindri a V di 90°, raffreddamento a liquido, teste a quattro valvole con sistema di richiamo desmodromico, due alberi comandati da cinghia dentata, frizione a secco, iniezione elettronica. Abbiamo detto tutto e niente. Per capire meglio di quale Desmoquattro si tratti bisogna specificare la cilindrata (916 cc) e il fatto che abbia un solo iniettore per cilindro. Insomma, sembra proprio quello delle prime 916 o delle ST4. Sbagliato: c’è dell’altro. A Bologna hanno lavorato sugli alberi a cammes, l’air box è maggiorato e dotato di un risuonatore, i collettori di scarico hanno un diametro di 40 mm. Cambia anche la centralina. Altro che riciclo, eravamo stati un po’ frettolosi! Qui si è lavorato di cesello per aumentare ancora di più la spinta ai bassi e medi regimi.

UNA SPECIAL FINO AL MIDOLLO Il motore Desmoquattro messo a nudo dall’essenzialità della Monster fa una gran scena. Hanno ragione i francesi a chiamarla "Monstrò": i vari tubi del raffreddamento e le forme martoriate dei carter accentuano l’effetto Frankenstein. E a poco servono i pur pregevoli copricinghie in carbonio, si vede che il Desmoquattro è nato per stare nascosto sotto le carene, non ha lo stesso fascino del buon vecchio due valvole, che con le sue alette e le forme nobili faceva tanto anni ’70…

RADIATORE SPORGENTE Probabilmente è proprio l’effetto che si voleva ottenere. L’unica cosa che proprio non va giù è il grosso radiatore. Sembra buttato lì, appeso a caso perché non ci stava da nessun’altra parte. E in effetti dev’essere così, il motore è lungo, posizionarlo più in basso avrebbe significato schiantarlo contro il primo marciapiede. È il rigetto del trapianto.
A proposito, in tempi di malasanità ci si sarebbe aspettati una parcella ben più salata da parte del chirurgo. E invece la Monster S4 , con un prezzo di un soffio superiore ai 22 milioni di lire, non è affatto cara. O meglio, non costa troppo di più della 900 Special. Un paio di zucche non fanno la differenza se dovete scegliere tra le due moto nuove. Ma occhio alle permute.

COME VA Possibile che le nuove Ducati non si possano scaldare mentre ci si sta vestendo? No, perché il sistema di sicurezza della stampella laterale è davvero tiranno e non permette di lasciarle accese sul cavalletto a trotterellare con l’aria tirata. Bisogna starci sopra a cavalcioni. Comunque meglio di una volta, quando si vedeva cadere la moto perché urtata da una vecchietta con le borse della spesa. Il cavalletto a rientro automatico ha fatto tanti di quei danni…

UN MOSTRO IMBORGHESITO Giriamo la chiave (di serie c’è l’immobilizer che non fa mai male) e il pompone borbotta tranquillo al minimo, un filo zoppicante. Ci accorgiamo subito che manca qualcosa, quel rumore viscerale che tutte le Ducati sanno fare. La S4 non romba, non comunica con i timpani del pilota. Brutta cosa, sarà difficile guidarla a orecchio, per fortuna c’è il contagiri, che completa una strumentazione chiara e piacevole, ma di aspetto un po’ "finto". Il baratto non ci piace, meglio le vecchie Monster senza contagiri, che però facevano un gran baccano.
Il fatto è che senza rumore la moto sembra andare più piano. E invece va forte, ma non ti sembra quel mostro che promettevano. 101 cavalli dichiarati sono ben più dei 78 del due valvole, ma non pare ci sia tutto questo gap.

NON SEMBRA, MA VA FORTE Spinge regolare già dai tremila e sale rapida fino a ottomila, quasi urlando. Ma c’è di mezzo quel "quasi": i cavalli ci sono tutti, si sentono, i medi regimi sono belli robusti. Ma fa impressione solo i primi momenti, dopo un po’ si vorrebbe qualcosa di più, forse un allungo meno "castrato". E invece va forte. I rapporti si buttano dentro di fila, cambiando anche sottocoppia, tanto c’è una forza soprannaturale che dà al bicilindrico un vigore speciale. Non fa fatica a ritornare al regime giusto, anche perché il cambio è quello delle 748 più cattive, con le tre marce superiori ravvicinate. E nonostante il rapporto finale sia più lungo della 900, la S4 lo tira bene. Non viene da cercare un’altra marcia come su alcune moto tutta coppia, ma non è neanche così lungo come sulla 900.
Dove le due Monster sembrano equivalersi è nella spinta poderosa ai bassi regimi, poi la S4 lascia lì la 900 e vola a indicare i 250 km/h. Non sono tutti veri, ma sono comunque tanti, considerato che il cupolino ripara fino a 180 all’ora. Ed è già molto. Insomma, la solita velocità massima virtuale.

PIÙ SPORTIVA E MENO NAKED La posizione in sella è classica da Monster, anche se lo stretto e bellissimo manubrio in due pezzi non dà lo stesso predominio sulla moto che offre il "timone" della 900. I manubri portano a coricarsi in avanti, per cui la S4 evidenzia un netto sbilanciamento del peso sull’anteriore. La forcella meno in piedi e l’interasse un filo lungo sono differenze minime, che però sommate una all’altra rendono la S4 più moto sportiva e meno moto nuda. Avantreno solido e sicuro, un amico di cui fidarsi in piega, sempre che sia tutto liscio come un biliardo. Sullo sconnesso e negli scollinamenti la Monster S4 è nervosa come le sorelle. La sbacchettata è sempre dietro l’angolo. E questo dà un pizzico di brio al tutto. L’ammortizzatore funziona, non innesca ondeggiamenti e aiuta il posteriore e trasmettere tutta la coppia senza traumi per il pneumatico.

PER VERI AMICI La stabilità però si paga con una minore sensazione di maneggevolezza, soprattutto nei cambi di direzione. Non è pesante la S4, questo no, ma nemmeno così immediata come la 900. E anche nell’inserimento in curva…con la 900 potevi permetterti tutto, anche di arrivare lungo, questa dà l’idea di perdonare meno. Insomma, due caratteri diversi. Per la S4 ci vuole una guida più "da pilota", meno frivola.
In comune c’è sempre la frenata potente, modulabile, senza scompensi. Una delle migliori della categoria. E a proposito di rivali, negli anni sono arrivate davvero troppe sfide alla nuda bolognese. Lanciate a due, tre, quattro cilindri. E la Monster si è sempre difesa. Ora torna all’attacco. Ma nuove rivali si profilano all’orizzonte. A un povero preparatore è venuta l’idea di piazzare un Testastretta nel telaio della S4. Tutto da rifare…


  
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