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FACILE IL DIFFICILE Un’ottima ciclistica, un motore che affronta a testa alta la più infiammata concorrenza. La MV sfida le superbike giapponesi a modo suo, buttando sul piatto un eccellente quattro cilindri, ma soprattutto la capacità di rendere estremamente sfruttabile la notevole cavalleria di cui dispone. Sul motore pochi dubbi, il quattro cilindri è uscito a testa altissima da Monza, un circuito dove se non hai cavalli non vai proprio avanti. E dalla rapidità con cui la F4 divorava i rettilinei era ben chiaro che la RUVIDA Lo scotto da pagare rispetto alla concorrenza è una maggiore ruvidità generalizzata. C’è più rumore meccanico, ci sono più vibrazioni (avvertibili sia in rilascio, sia in accelerazione dai 7000 in su). In compenso ci sono anche un cambio perfetto, un sound d’aspirazione e scarico assolutamente gasante e un’erogazione a parer mio distribuita in modo eccellente. Yamaha e Kawasaki sono ormai i motori di riferimento, girano come dei 600 ed hanno tanta potenza in alto a scapito dei bassi. La MV no, gira un po’ meno (12.700 giri il limitatore) ma ha tanta schiena in più ai medi regimi. Un motore che, pur senza arrivare all’erogazione quasi piatta di Honda e Suzuki, ha ACCELERA IN DIRETTA Ottima la risposta all’acceleratore collegato in diretta alla ruota posteriore, cui trasmette senza ritardi ogni minima sollecitazione del polso. Dai 7.000 in su si gode di una spinta eccellente che porta la MV a volare letteralmente fuori dalle curve, il cambio ravvicinato fa sì che si perdano pochi giri e che ogni volta che innesti la marcia il motore "spari" letteralmente tutta la sua coppia sul pneumatico posteriore. La rabbia scema un po’ prima di arrivare al limitatore, direi che tarare il led del cambio A MODO SUO Ma, visto che il motore da solo non basta per fare una gran moto, ecco che è il comportamento della ciclistica a distinguere la MV da tutte le altre. Alcune sue caratteristiche sono, se vogliamo, non più modernissime. Oggi la tendenza è avere le moto corte, interassi risicati, il manubrio molto "sotto"; la F4 invece è un pelo "lunga" come interasse e posizione di guida. La tendenza è anche avere 1000 che pesano come delle seicento, anzi anche meno se prendiamo l’esagerata ZX-10R. La F4 è più pesante, anche se alla fine i dati reali (e non quelli dichiarati) riducono un bel po’ le distanze tra lei e le jap. Dati buoni per discutere al bar, comunque, perché, all’atto pratico, la MV riesce a sopraffare il pilota con un'orgia d’emozioni, ma soprattutto riesce a dimostrarsi tremendamente efficace e veloce. MADE IN TAMBURINI, E SI SENTE Come tutte le moto disegnate da Tamburini anche la F4 ha la capacità di "risucchiarti" nel posto guida. La vita è snella, molto snella, i manubri bassi ma anche un po’ più larghi che sulla settemmezzo. I movimenti, su di lei, non incontrano alcun ostacolo, e alla fine in pista risulta perfino comoda. Note dolenti le già citate vibrazioni
CALMA, SI CORRE Ma torniamo a Monza. Quello che più mi è piaciuto di questa moto è la capacità di trasmetterti incredibile sicurezza anche quando stai tirando al massimo. Un avantreno a dir poco roccioso guida la moto in traiettorie assolutamente perfette, senza una sbavatura. La MV scorre in curva che è un piacere e gira su un binario invisibile, al pilota spetta solo il compito di impostarla e di dare il gas senza ritegno. Cosa che riesce anche piuttosto semplice, UN ARATRO DAVANTI Con lei non ti senti mai in balia del mezzo, non ti dà mai l’idea si volerti disarcionare da un momento all’altro. Quel diavolo d’avantreno trasmette in feeling inarrivabile per le altre moto, e di trazione ce n’è da vendere, tanto che pur montando i Pirelli Diablo Corsa (ottimi pneumatici ma non racing) ho ritoccato tutti i miei record di velocità nei punti strategici di Monza. 272 orari all’uscita del curvone in quinta piena, 210 all’uscita dell’Ascari, 229 fuori dalla parabolica con la gomma dietro che si "spalmava" sull’asfalto e la F4 che comunicava esattamente cosa stava accadendo sotto le ruote. Ottima, davvero. PIU’ "FISICA" A cosa occorre rinunciare per avere tutta questa sincerità di comportamento? Ad un po’ di reattività; la F4 non è fulminea come Kawa e Yamaha, alla prima variante e alla Roggia occorre impegnare di più il fisico per sbatterla di qua e di là, il maggior peso logicamente si fa sentire, e magari richiede più impegno per correggere la traiettoria una volta impostata, ma da qui
FRENI NO Sinceramente, alla fine dei conti è una rinuncia che non pesa assolutamente. Il suo vero punto debole è invece la frenata. Lo scenografico Nissin a sei pistoncini (dischi da 310 mm) è un signor impianto, ma gli altri ormai sono andati parecchio avanti. E la MV, almeno a Monza, non spicca proprio in questo settore. Ottima la modulabiltà, ma manca l’aggressività necessaria per fare la staccata vincente. Morde, ma non abbastanza o meglio non come ci hanno abituato gli impianti d’ultima generazione che con metà sforzo frenano il doppio. QUESTIONE DI ABITUDINE Alla fine ci si deve abituare a questa frenata un po’ "lunga" anticipando un po’ l’intervento sulla leva davanti, e pur sfruttando al meglio l’ottimo sistema antisaltellamento (in staccata il rumore del motore diventa stranissimo, pare quasi si sia rotto uno scarico) la F4 non eccelle. Pare che in MV stiano lavorando proprio su questo, con pastiglie nuove in grado di smaltire meglio il calore e quindi di offrire migliori performance. Ma il neo, per ora, resta; praticamente l’unico (assieme al calore sprigionato dal motore) in un insieme d’altissimo livello. Dopo Monza dico si, ne valeva proprio la pena. Benvenuta F4 1000. (Test effettuato in collaborazione con MOTO HP) Commenti
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