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Moto Notizie correlate COM’È E tre! Stanca di sentirsi additare come la cenerentola delle giapponesi, Kawasaki ha deciso di fare sul serio, e di andare a rompere le uova nel paniere dei concorrenti proprio nei segmenti in cui prima latitava un po’. Lo ha fatto con la rinnovata ZX-6R, lo ha fatto con la Z 1000 facendo en plein per il 2003. Ma ormai Kawasaki è lanciata e con la Z 750 si butta in un segmento impegnativo, quello dei grandi numeri, quello dove una certa Honda Hornet fa piazza pulita della concorrenza. Lo fa con la certezza di avere buona carte da giocarsi e cala subito il primo asso. 7290 € franco concessonario. Esatto, la settemmezzo di Akashi costa come e meno delle seicento, molto meno della pigra Monster 620. Tutto questo senza troppe rinunce, ma anzi con del valore aggiunto, come vedremo. Muscolosa, tagliente e con lo stesso sguardo da special della 1000, la Z 750 non è però una semplice copia della sorellona, ma una moto con propria personalità ed elementi distintivi. ERA IL MILLE Il motore è certamente il pezzo forte di questa media street fighter, che guarda caso è lo stesso della Z 1000, ma solo nell’estetica, visto che dentro tutto è stato un po’ cambiato. MAGGIORE FLUIDITA' Poche rinunce, dicevamo, infatti la Z ha mantenuto anche l’alimentazione ad iniezione elettronica con corpi farfallati di 34 mm e doppia valvola a farfalla, per una risposta pulita e fluida in accelerazione, insieme a consumi ed emissioni contenute (non manca il sistema di catalizzazione KLEEN che ne garantisce il rispetto della Euro 2). UN DIAMANTE NEL TELAIO Rivista anche la ciclistica per ridurre i costi e adattarla alla minore potenza della 750. Il telaio monotrave sdoppiato secondo lo schema a diamante è ripreso direttamente dalla Z 1000, con qualche piccola variazione nelle misure (interasse aumentato di 5 mm da 1420 a 1425). Ma le modifiche sostanziali sono nel reparto sospensioni, soprattutto all’avantreno dove, sparita la Upside Down della mille, spunta una nuova forcella tradizionale con steli di 41 mm, priva di regolazioni ed una coppia di dischi da 300 mm pronti ad essere morsi da più pragmatiche pinze flottanti a due pistoncini. Leveraggi progressivi in alluminio per il monoammortizzatore idraulico posteriore che, come sulla sorellona Z1000, anche qui sfoggia regolazioni non solo nel precarico della molla su 7 posizioni, ma anche nell’idraulica nell’estensione su 4 posizioni. Il freno a disco è di 220 mm, con una pinza a pistoncino singolo. PIÚ E MENO Altre rinunce? Poche e tutte nei particolari. Il manubrio ad esempio è in semplice tubo nero di acciaio piegato e non in alluminio, stesso discorso per il forcellone, nero anche lui e dall’aspetto un po’ poverello. Ma poi ci sono anche le leve regolabili di freno e frizione (sulla mille si regola solo il freno) entrambe su 5 posizioni e la strumentazione completamente digitale. Insomma sono molte le affinità con la Z 1000, ma tanti anche gli elementi distintivi, magari più semplici, ma sempre ricercati per non venir meno alla particolarità del look. CUPOLINO BREVETTATO Il cupolino, che pare mantenere lo stesso design, ha in realtà una forma differente e differenti dimensioni. Addirittura ora ci sono due deviatori di flusso brevettati per ridurre pressione e trubolenze dell’aria. E cambia anche lo scarico ora un semplice 4-in-1 in acciaio, ma con un bel silenziatore in acciaio inox a sezione ovale, (per molti anche più bello di quello della mille) che ha portato all’adozione di pedane passeggero indipendenti.
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