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Moto Notizie correlate COM’È Inutile nasconderlo, c’è una grandissima attesa attorno alla Breva. Questa media cilindrata dal look gradevole rappresenta, infatti, il primo grande passo verso la nuova produzione Moto Guzzi, quella fatta di moto inedite, aggiornate nel look e nella tecnica. Finora Aprilia ha lavorato nell’ombra, una miriade di modelli speciali con manubri bassi, manubri alti, colorazioni differenti. Tutto per dare segni di vitalità, per far capire che il Marchio una volta acquistato non sarebbe stato abbandonto a se stesso. Finora il lavoro è stato teso ad aggiornare i modelli esistenti, ricercandone la necessaria affidabilità e l’indispensabile qualità costruttiva. Senza contare le opere realizzate all’interno dello stabilimento, con nuove catene di montaggio e quant’altro. Lavoro nell’ombra, che però ha portato i suoi frutti. Spinto forse dall’entusiasmo della nuova acquisizione, il mercato ha risposto positivamente e la Guzzi in due anni (dal 2000 al 2002) è passata dalle 6000 alle 9000 moto vendute, con un bilancio che finalmente fa sorridere. Nel 2000 Guzzi perdeva 10 milioni di Euro, nel 2002 ha raggiunto il pareggio. ARIA NUOVA Ma, ovviamente, tutto questo non basta. Sebbene composta di modelli validi, la gamma Guzzi ha bisogno una bella svecchiata e la Breva è il primo capitolo di questa nuova storia. Nulla di trascendentale, in realtà, il motore è ancora quel V2 di 90° che da decenni lavora onestamente sulle Guzzi, la ciclistica è quanto di più tradizionale ci sia, ma quello che conta è che tutto e realizzato con maggiore cura, confezionato con più attenzione senza trascurare il dettaglio estetico. È questa la prima cosa che si percepisce guardando da vicino la Breva e toccandola con mano. PERPLESSITÀ Esteticamente lasciano un po’ perplessi i due scarichi cromati, che paiono retaggio di un'epoca che fu e l’aspetto sempliciotto dei due ammortizzatori (poi confermato anche nella prova dinamica), mentre personalmente trovo un po’ bruttino l’accoppiamento del cardano color alluminio "nature" con il cerchio verniciato (e dall’ottima finitura superficiale tra l’altro). Già che c’erano potevano verniciare anche quello oppure lasciare anche i cerchi color alluminio. SEMPLICEMENTE BELLA Per il resto la Breva è un bell’oggettino, fatto di soluzioni tradizionali, ma ben amalgamate tra loro. Guzzi non ha voluto strafare lasciando scelte ardite e voli pindarici ai prototipi da salone. La nuova settemmezzo si butta a testa bassa in un segmento dove spuntarla non è certo facile, dove occorre solidità. CONCORRENZA AGGUERRITA Il prezzo di 7600 Euro la mette, infatti, in competizione con moto dai grandi numeri quali Ducati Monster 620 o Honda Hornet, senza dimenticare la Yamaha Fazer 600 o la Kawasaki ZR-7. Motorette con cui la Breva volente o nolente di dovrà confrontarsi, avendo come buone carte da giocare il fascino di un marchio entrato nella leggenda, una certa dose di tecnologia in più (soprattutto rispetto alle Jap), ma soprattutto, la voglia di tanti guzzisti (magari ex possessori di V 35 e V50 o V 65) di tornare sulla "loro" moto. Certo il prezzo non l'aiuta. MOTORE EX NOVO Complice della rivisitazione estetica è anche il motore che i progettisti hanno lievemente rimodernato anche nel Look. Bastano due coperchi valvole ridisegnati e il V2 pare già più nuovo di quello che è. In realtà il lavoro maggiore è avvenuto dove non batte il sole, all’interno di carter e cilindri. Il motore mantiene lo schema tecnico di sempre: bicilindrico a V di 90 gradi raffreddato ad aria, con distribuzione ad aste e bilancieri, due valvole (parallele) e cambio a cinque marce. Poi, però, c’è stato lavoro certosino d’affinamento che non ha tralasciato nessun particolare: dall’albero a camme, agli ingranaggi del cambio, ai pistoni, alle fasce elastiche. OCCHIO AL CAMBIO Un occhio di riguardo ha meritato il cambio primo vero punto debole del V2 Guzzi, che ora ha accoppiamenti completamente rivisti e promette di non fare più lo "gnorri" quando si vuole innestare una marcia. Insomma, il bicilindrico è stato rivoltato come un calzino con l’unico scopo di renderlo un po’ meno "grezzo" e più affidabile e longevo. EURO 2 Non solo, il V2 adesso è anche molto pulito perché rispetta già le norme Euro2, grazie anche all’alimentazione a iniezione elettronica (due corpi farfallati da 36 mm) e al catalizzatore trivalente con sonda Lambda. Tutto per una potenza di 48,28 cavalli a 6800 giri e una coppia di 54,7 Nm a soli 3600 giri. CICLISTICA PRAGMATICA Un bel telaio doppia culla d’acciaio derivato da quello della Nevada (ma con misure differenti), una forcella Marzocchi con steli da 40 mm ed un paio d’ammortizzatori (regolabili nel precarico tramite ghiera filettata), sono tutto ciò che serve per una moto di sostanza quale vuol essere la Breva. DUE DISCHI A frenare pesano un discone flottante da 320 mm con pinza a quattro pistoncini e un disco posteriore da 260 mm con pinza a due pistoncini contrapposti. Tutto, dunque, è stato studiato per essere soprattutto funzionale ed usabile da chiunque voglia in futuro acquistare la Breva. VERSATILE Ai principianti piacerà senz’altro sapere che la moto è compatta, piuttosto leggera (182 kg a secco) e ha una sella a soli 79 cm da terra. Chi ama viaggiare, invece, apprezzerà senz’altro il piccolo cupolino di serie, il pulsante dell’Hazard (comodo anche per chi non viaggia in verità) e la possibilità di equipaggiare la Breva come una piccola globe trotter, con valige laterali (disponibili in due diverse capienze 30 e 40 litri) e portapacchi. Tra gli altri accessori dedicati disponibili la sella Lady con diverso profilo ed altezza ridotta a 760 mm, la borsa da serbatoio da 25 litri, il cavalletto centrale, un parabrezza più alto e gli ammortizzatori posteriori regolabili della Bitubo. I più curiosi potranno provarla già a partire dalla fine di marzo, i primi esemplari in vendita saranno disponibili ad Aprile.
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