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Moto Notizie correlate COM'E' Tutto si può dire tranne che Kawasaki quest’anno non abbia osato. La voglia di togliere quelle voci di gamma un po’ stantia che circondano il marchio verdone, ha spinto manager, tecnici e progettisti tutti a cambiare politica commerciale e a sfornare dei modellini belli aggressivi. QUASI MILLE Non così com’è, ci mancherebbe. Evidentemente, gli 899 cc della ZX-9R sono stati giudicati insufficienti per lo scopo cui erano destinati, per cui gli ingegneri di Akashi hanno pensato bene di dare un’alesatina ai cilindri, portando la cilindrata a 953 cc e di dotare il tutto di un bel sistema d’iniezione elettronica, con un quartetto di corpi farfallati da 38 mm (gli stessi delle aggressive ZX-6R), con tanto di farfalle secondarie per assicurare una risposta più morbida alle aperture del gas. SCUDERIA BEN FORNITA Della doppia farfalla ce n’è bisogno, sinceramente, perché con una potenza di 127 cavalli a 10.000 giri, e una coppia massima di 95 Nm a 8.000 giri, questo quattro cilindri promette faville. E la Z 1000 si candida senz’altro al premio di streetfighter più bombardona dell’anno 2003. I suoi propositi sono bellicosi: andare a dar fastidio a street fighter conclamate come la Triumph Speed Triple o la Aprilia Tuono, ma anche a Honda Hornet e Yamaha Fazer 1000. NUOVA DENTRO Incremento di cilindrata a parte, il quattro cilindri è stato profondamente modificato per sopportare senza troppi problemi i pistoni di diametro aumentato e offrire un maggiore coppia ai medi regimi. È Diversa anche la fusione della testata, con i condotti d’aspirazione più orizzontali come uso tra le moto naked. UN DIAMANTE DI TELAIO Inedita, per Kawasaki la ciclistica. Il telaio è una struttura a diamante con tubi di grosso diametro e pareti sottili, voluta apposta per lasciare che il design non fosse condizionato dalle travi del telaio (la stessa strada utilizzata dalla Honda per la Hornet). A far raggiungere la rigidezza necessaria provvede il motore che funge da elemento portante e stressato. MOLLA SPORTIVA Raffinate le sospensioni: che danno quel tocco di sportività in più alla Kawasaki in un settore dove molto naked spesso lasciano a desiderare. La forcella, a steli rovesciati da 41 mm, è regolabile nel precarico molla e nel ritorno idraulico (il ritorno solo su uno stelo però), mentre l’ammortizzatore con serbatoio del gas è mosso da un forcellone d’alluminio estruso a sezione esagonale derivato da quello della ZX-9R, e offre anch’esso la possibilità di regolare precarico molla e ritorno idraulico. FRENI RACING In mezzo a tutta questa sportività, logico che i freni non possano essere da meno. L’impianto anteriore arriva dritto dritto dalla ZX-9R; i due dischi semi flottanti da 300 mm sono lavorati da pinze Nissin a quattro pistoncini, mentre al posteriore lavora un disco singolo da 220 mm con pinza fissata direttamente al forcellone, senza asta di rinvio. SPIGOLO CHE PASSIONE Certo che l’impatto estetico è notevole, nonostante una certa tendenza ad essere un po’ moto-Mazinga, la Z 1000 ripropone anche nell’estetica una certa aggressività, sfoggiando linee sfaccettate e spigolose che la rendono assolutamente inconfondibile nel branco delle naked. Gli ingredienti sono quelli giusti. Il codino corto e sparato verso l’alto (è lo stesso della nuova ZX-6R) rende la vista laterale di questa moto molto compatta. La Z 1000 appare corta, gobbuta, cattiva, e già me la vedo senza il fastidioso (ma necessario) portatarga posteriore e con il gommone da 190 in bella vista: uno spettacolo. QUASI UNA SPECIAL Belli anche i cerchi lucidati con razze verniciate, mentre dà un po’ fastidio il motorino d’avviamento troppo in vista. C’è un non so che di special nella "Z". Chissà, forse i designer giapponesi si sono ispirati alle numerose creature dei preparatori, che probabilmente hanno invogliato anche alla scelta di montare un piccolo cupolino che provvede ad incattivire la vista frontale di questa streetfighter, oltre a svolgere una modesta funzione di protezione aerodinamica. DOV’È IL BUCO? Questo, ovviamente senza nulla togliere alle finiture che sono più che buone (solo il gruppo degli iniettori avrebbe magari meritato un carterino di protezione). Ma, in generale la Z 1000 è ben fatta e si nota una certa attenzione al particolare come nel manubrio anodizzato o nel perfetto "nascondiglio" della serratura (è sotto il codone e se non si sa dov’è trovarla è un’impresa) che apre il sellino posteriore per dare luce ad un piccolo vano ove riporre un lucchetto o una tuta antipioggia leggera. Buttandola sul pratico cambierei anche la posizione dell'appiglio del cavalletto laterale. Adesso è dietro la pedana e non si raggiunge bene. Buttandola sul tecnologico, invece, si nota il cruscotto (lo stesso della Ninja 600) molto compatto e completamente affidato a display a cristalli liquidi (contagiri compreso). Tutto questo ad una cifra molto concorrenziale. La Z 1000 che è già disponibile presso la rete Kawasaki costa 9.989 € franco concessionario, considerate prestazioni e dotazioni il prezzo appare tutt’altro che esagerato.
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