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Moto

Cagiva
Raptor 650

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"Tu quoque, Miguel...". La Monster 600, pugnalata alla schiena, riesce ancora, in uno slancio d’orgoglio, a fulminare con lo sguardo colui che l’ha creata, l’argentino Miguel Galluzzi. Ma il dramma non finisce. In una ridda di pugnalate e di scie di sangue ecco la Suzuki SV 650 che riecheggia: "Tu quoque, Raptor...". Si lamenta anche lei e dopo un ultimo sussulto vede la sorellastra Raptor 650 andarsene con il suo cuore ancora sanguinante in mano, quel bicilindrico a V tirato a lucido e verniciato in un attraente grigio mat.

Mercoledí, 20 Settembre 2000

Stefano Cordara

Spartaco Belloni

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LA NOVITA’ Difficile raccapezzarsi nel drammatico epilogo fratricida tra Ducati Monster 600, Suzuki SV 650 e Cagiva Raptor 650. Un riassunto delle precedenti puntate è d’obbligo, come nelle migliori novelas.
Qualche anno fa la Monster irrompeva sul nostro mercato con un successo strepitoso. Le forme semplici e schiette erano opera del designer Galluzzi. A sfidare la piccola 600, ma non solo, ecco dopo qualche anno la cattivella Suzuki SV 650. Fin qui tutto bene, di drammi ancora non se ne vedevano all’orizzonte, almeno fino a quando Cagiva non affida al solito Galluzzi il vestito della Raptor, prendendosi quanto di meglio sul mercato in fatto di motori, ovvero il bicilindrico a V della Suzukina. Ora che dovrebbe essere tutto chiaro, ecco a voi la prova della Cagiva Raptor 650.

LINEA JURASSICA Non dev’essere stato facile per il buon Miguel disegnare la Raptor. Dopo il successo della Monster, Galluzzi poteva sperare tutto tranne che gli affidassero un’altra nuda. Invece il destino beffardo lo ha voluto padre anche della naked Cagiva. Non era facile disegnare un’altra nuda, dicevamo, e infatti la Raptor propone gli stessi volumi della rivale Ducati. Serbatoio importante, motore e telaio in bella vista, codino sfuggente, quasi dimesso. La ricetta è proprio quella della Monster, con la differenza che da tondeggianti le forme sono diventate spigolose e cattive. Tanti i richiami in stile jurassico, dagli spuntoni sadomaso della piastra pedane del passeggero, alle "corna" che fanno da cornice alla altrettanto appuntita strumentazione. Il serbatoio, poi, fa quasi paura con le sue forme taglienti.

MOTO MAZINGA Se poi vogliamo aggiungerci ancora qualcosa… ecco la V Raptor con quel faro aguzzo e quelle appendici gibbose, una moto dall’estetica radicale che sembra uscita dritta dritta da un fumetto Manga. Complimenti, Miguel, la Raptor fa la sua scena. Il tocco di classe è la colorazione grigio chiaro del motore. Così nero come lo montano le Suzuki non dice granché, mentre sulla Raptor 650 diventa un elemento di spicco. Gli scarichi cattivi e il telaio a traliccio di tubi ovali completano l’opera.

COME LA 1000 Difficile distinguere la Raptorina 650 dalla Grossa 1000. Le dimensioni sono le stesse e se non fosse per il motore più compatto le due moto sarebbero praticamente indistinguibili. L’occhio allenato, però, potrà distinguere anche la sezione più snella del pneumatico posteriore, un 160/60, o la strumentazione a fondo nero anziché bianco.
Già che c’erano i tecnici Cagiva hanno messo le mani anche sul twin Suzuki, modificato nella cassa filtro e negli scarichi (a proposito, rispetto alla SV il sound è decisamente migliorato).
Per alloggiare la nuova scatola filtro anche il serbatoio è stato modificato, ma solo nella parte interna e curiosamente il risultato è stato che la Raptor 650 ha un serbatoio più grosso di quello della 1000.

TELAIO RIVISTO Per il resto non è cambiato nulla, o quasi. Il telaio mantiene lo stesso andamento ma è stato modificato un traversino e la sezione dei tubi superiori è passata da 20 mm a 25 mm.
I malati delle regolazioni ad ogni costo potrebbero restare delusi di fronte ai due scarni tappi sopra la forcella. In effetti la Raptor non si concede a rimaneggiamenti d'assetto: nessuna regolazione disponibile per la forcella upside down da 43 mm, solo il precarico molla per il monoammortizzatore dotato di leveraggi progressivi ma, sinceramente, dopo averla provata non viene nemmeno voglia di cambiare alcunché.
Anche l’impianto frenante è lo stesso della Raptor 1000, l’unica modifica riguarda le pastiglie che utilizzano una mescola diversa, adeguata al peso e alle prestazioni della 650 di Schiranna.

PREZZO CONVINCENTE Modifiche che, naturalmente, hanno interessato anche la V Raptor divisa dalla nuda da un milioncino. A proposito il listino sorride alle due Raptorine, 13.650.000 per la nuda 14.600.000 per la V. Come per la sorellona il prezzo convince, la guida pure.


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