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Kawasaki ZX-7R

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Ci sono moto che continuano a cambiare, ogni anno diverse, ogni anno più care. Ce ne sono altre, invece,che restano sempre uguali a se stesse perché, in fondo, di cambiare non hanno affatto bisogno. Ci credereste che questa filastrocca, che sembra nata apposta per certe motone americane, ben si adatta anche ad una sportiva e per di più giapponese?

Lunedí, 19 Giugno 2000

Stefano Cordara

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COM’È Una sportiva giapponese che resta sulla breccia da ormai 4 anni senza aver mai cambiato praticamente nulla c'è. E' la Kawasaki ZX-7R, la stessa moto che difende i colori delle verdone di Akashi nel mondiale SBK (Superbyke, per i non addetti ai lavori). Non si è ancora stancata di correre e vincere nel mondiale delle quattro tempi, figuriamoci se può essere stanca di stuzzicare i pruriti sportivi degli smanettoni più assatanati.

PREZZO E PRESTAZIONI Non è la più leggera del mercato, e nemmeno la più potente, ci sono settemmezzo che le danno una ventina di cavalli, eppure la 750 Kawasaki è ancora molto apprezzata. Se parliamo di cifre una, per molti la più importante, rende la Kawa imbattibile. Il prezzo che supera di un soffio i 20 milioni rendendo così la sportiva di Akashi una delle più economiche in assoluto.

QUALITA’/PREZZO Questo senza che si sia badato troppo al risparmio perché la componentistica della ZX-7R è di prima qualità. Guardate le omonime 600 e 900, e scoprirete che nessuna delle due ha ad esempio la forcella a steli rovesciati. Certo poi la stessa 900 dà dei punti alla ZX-R7 quando si parla di pesi ma... la 750 è pur sempre la replica della moto superbike, una immagine che ha ancora il suo valore.

BICOLORE SNELLENTE Per il 2000 arriva una nuova grafica che rende la 750 giapponese ancora più aggressiva. Oltre al classico verdone c'è anche una colorazione nero-giallo che dona molto alla ZX-7 e provvede anche a snellirne le forme un po' cicciottelle.

QUALITA’ OK L'aggressività non le manca di sicuro. Acquattata sulla ruota anteriore la ZX-7R sembra un felino pronto a scattare. Come tradizione in casa Kawasaki le finiture sono di prim'ordine. Verniciatura Brillante e resistente, nessun cavo fuori posto, comandi a pedale e manubrio molto funzionali anche se un po' datati nel disegno.

STRUMENTI OLD FASHION Il cruscotto è quello che ci si aspetta su una sportiva. Manca il display multifunzione che sulle Hypersport dell'ultima generazione sostituisce l'orologio del contachilometri. Qui si resta sul classico con tre strumenti circolari - contagiri, contachilometri e indicatore di temperatura liquido - e una manciata di spie, tutto racchiuso in un piccolo guscio di alluminio elegante e aggressivo al tempo stesso. Il tachimetro si può asportare per l'uso in pista.

LEGHE LEGGERE Largo uso di leghe leggere per la ciclistica, anche se l'alluminio di telaio e forcellone è nascosto sotto uno spesso strato di vernice, peccato. Già ad una prima sensazione visiva si capisce come la ZX-7R appartenga ad una generazione precedente. Non si vede infatti quella ricerca maniacale dell'alleggerimento a tutti i costi, piuttosto sembra che l'imperativo sia stato quello della rigidità. Dimensioni esagerate per le travi del telaio che insieme alle sospensioni pluriregolabili sono artefici di un rigore ciclistico assoluto.

4 CILINDRI, 4 CARBURATORI Piazzato nel bel mezzo, e completamente nascosto dalla carenatura, troviamo il cuore della ZX. Anche per il motore nessun particolare artificio. Il quattro cilindri in linea sedici valvole beve ancora benzina da una classica batteria di carburatori, cosa che non gli impedisce di raggiungere il tetto di 126 cavalli a 11.800 giri e soprattutto di rientrare nelle severe norme antiinquinamento della legge Euro 1. E' un motore che può ancora dire la sua in termini di prestazioni e di cattiveria cosa che non è mai mancata ai quattro cilindri Kawa.

CON LE ANCORE A frenare l'impeto corsaiolo della ZX-7R provvede un impianto frenante che resta ai vertici della categoria. I due dischi anteriori da 293 mm lavorati da pinze Tokiko a sei pistoncini piacciono per la potenza che riescono ad esprimere. Il posteriore praticamente serve solo per stabilizzare il retrotreno nelle staccate più volente e per questo la potenza del piccolo disco da 197 mm e della pinza a due pistoncini basta e avanza.


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